L’area archeologica di Santarcangelo sotto la lente del nucleo Tpc dei carabinieri e della Soprintendenza

L’area archeologica di Santarcangelo sotto la lente del nucleo Tpc dei carabinieri e della Soprintendenza

Gli archeologici hanno di recente svelato un nuovo e importante tassello della struttura difensiva di Santarcangelo risalente al millequattrocento. Si tratta di una scoperta che attende di diventare anche un cantiere con l’apertura alla visita turistica dei due ipogei di proprietà pubblica. La giunta Parma sta lavorando anche ad un intervento di riqualificazione e valorizzazione della piazza Balacchi nell’area sovrastante le grotte: il costo è lievitato da 150mila a 400mila euro. Ma adesso emerge che l'area archeologica sarebbe stata «violata».

Otto mesi fa l’amministrazione comunale di Santarcangelo informava con un comunicato stampa (e poi ne dava conto anche sul numero di agosto del periodo comunale TuttoSantarcangelo) sulle meravigliose scoperte archeologiche concentrate fra via Saffi e piazza Balacchi. Ma adesso ci sono anche altre novità, che contrastano con quelle scoperte, e che pare siano state portate all’attenzione dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bologna e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna.

Immagini tratte da “TuttoSantarcangelo”, periodico del Comune.

Andiamo con ordine. Dalle indagini archeologiche condotte nel luglio 2019 e nel maggio 2020, «sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna» sono emerse conoscenze che hanno aperto nuovi e importanti scenari: anzitutto quella che veniva considerata una “nevaia” «è in realtà parte della struttura difensiva di Santarcangelo risalente al millequattrocento». Enorme il potenziale archeologico e architettonico dell’area, perché «le ricerche hanno permesso di ampliare le conoscenze della Santarcangelo medievale». E’ stata rinvenuta, spiegava l’amministrazione comunale, «una porzione delle mura difensive con i suoi contrafforti e parte di un’altra bombardiera, utilizzata per il tiro frontale verso l’esterno del fossato cittadino. Tali rinvenimenti sono di fondamentale importanza, soprattutto in considerazione dell’assenza di testimonianze cartografiche in merito, perché forniscono informazioni inedite riguardo a questo tratto di mura». Tanto che veniva annunciato, in accordo con la Soprintendenza, «il progetto definitivo per procedere in tempi brevi con l’intervento di restauro e valorizzazione: l’intento comune, infatti, è rendere accessibili con un percorso ad hoc sia la torre portaia, sia la grotta sotto piazza Balacchi».

Il titolo del servizio pubblicato su “TuttoSantarcangelo” ad agosto.

I primi incarichi (rilievi topografici e prospezione con georadar della grotta in piazza Balacchi e anche del tratto di via Saffi) risalgono al 2016. Il progetto preliminare la giunta di Alice Parma l’ha approvato nel mese di agosto 2018. In quell’occasione l’amministrazione ha ritenuto «in aggiunta alle opere già previste di procedere a lavorazioni di riqualificazione e valorizzazione della Piazza Balacchi nell’area sovrastante le grotte n. 8 e n. 128» e a seguito di queste modifiche progettuali l’importo complessivo delle opere è salito a 290mila euro (inizialmente 150mila). A settembre 2019 c’è la riapprovazione del progetto preliminare proprio per tener conto dei lavori sulla piazza decisi in un secondo momento. La relazione tecnica del progetto preliminare spiega che l’intervento riguarda «l’apertura alla visita dei due ipogei di proprietà pubblica caratterizzati da una forte valenza culturale rappresentativa del complesso di cavità esistenti nel colle Giove di Santarcangelo di Romagna (165 cavità ipogee accertate e rilevate e circa 30 segnalate ma non ubicate)». La grotta di via Saffi e, a distanza di pochi metri, la presenza «al di sotto della piazza Balacchi di una cavità ipogea (anch’essa di proprietà pubblica) ha suggerito la possibilità di collegare le due entità ipogee, sfruttando le scalette di accesso alla cisterna/nevaia e permettendo un accesso diretto a spazi molto suggestivi». Lo scopo dichiarato del progetto è la «fruizione, di tipo turistico-culturale-artistico-enogastronomico, degli ambienti recuperati e resi visitabili, con la possibilità di utilizzarli per mostre e spazi espositivi», ma anche per «visite turistiche nei circuiti Città del vino e Slow Food ai quali Santarcangelo di Romagna aderisce». C’è anche una «finalità scientifica del progetto» ed è quella «di ricostruire il sistema della conservazione dell’acqua e dei cibi nelle grotte e negli ipogei di Santarcangelo, attività scientifica che può trarre ispirazione dal progetto proposto ma che deve necessariamente possedere una più ampia articolazione». Le due cavità recuperate ed aperte al pubblico «potranno essere quindi utilizzate come punto di partenza per le visite turistiche del centro storico e come punto di informazione per tutte le attività commerciali presenti, potendo essere utilizzate, per determinati eventi e periodi dell’anno, anche come spazi di promozione di prodotti e servizi di accoglienza legati al territorio. La presenza di numerosi esercizi pubblici nelle vicinanze suggerisce una vocazione primaria degli spazi di promozione per prodotti ed eventi enogastronomici».

A fine dicembre 2020 viene affidata la progettazione definitiva-esecutiva e il costo lievita ulteriormente: «visto che, a seguito degli scavi archeologici effettuati, è stata evidenziata la presenza di parte delle mura Malatestiane da ricomprendere nel restauro complessivo e da rendere visitabili e che anche la Soprintendenza Archeologica ritiene opportuno procedere ad una revisione complessiva del progetto determinata dalle richiamate circostanze»,  l’amministrazione comunale «ha previsto un innalzamento dell’importo complessivo del progetto fino alla concorrenza di 400mila euro».

La giunta Parma è ben consapevole che l’apertura della grotta sotto piazza Balacchi vada a coinvolgere anche (e soprattutto) la Sangiovesa, tanto che viene precisato quanto segue: «Alla possibilità di accedere quindi agli spazi ipogei viene unita anche una complessiva riorganizzazione degli spazi esterni, con restauro delle pavimentazioni in selciato e realizzazione di pavimentazione in ciottoli per evidenziare l’antica cinta muraria e la porta San Michele, della segnaletica stradale e turistica, della possibilità di realizzare, da parte di alcuni pubblici esercizi, dehor atti ad ospitare tavoli e sedute per avventori e clienti (pedane esterne alle attività poste su area pubblica). Le pedane esterne saranno quindi integrate con il punto di accesso alle due cavità ipogee aperte al pubblico. La riorganizzazione degli spazi esterni prevede, in zona già a traffico limitato, la razionalizzazione degli stalli per sosta dei veicoli (riservata ai soli residenti) e di carico e scarico per le attività commerciali».

Il progetto ha ricevuto anche il contributo della Regione Emilia Romagna e nel dicembre 2019 ha preso forma la convenzione fra il Comune di Santarcangelo e l’ente di via Aldo Moro (per la “riqualificazione e valorizzazione dell’arredo urbani di Piazza Balacchi”) che ha assegnato un contributo di 108.067,23 euro. Anche per questa ragione il Comune deve accelerare. Il finanziamento regionale sarà infatti assegnato, prevede la convenzione, a seguito della realizzazione nell’anno 2019 del 10% del progetto finanziato, del 50% nel 2020 e del 40% nel 2021. Anche se, viene precisato, «in caso di mancato raggiungimento delle suddette quote di realizzazione progettuale si procede all’adeguamento del cronoprogramma con relativo spostamento all’anno successivo delle mancate spese sostenute» e «in deroga al suddetto termine di conclusione del progetto può essere concessa proroga, a seguito di richiesta motivata, da presentarsi prima della scadenza prevista. In tal caso si procede al relativo adeguamento del cronoprogramma». I circa 400mila euro saranno in parte coperti, ci dicono dal Comune, dal contributo della Regione e anche «dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini per 70.000 euro». Il rimanente dall’amministrazione Parma.

Qual è la tempistica? «Una volta acquisite le relative autorizzazioni (Soprintendenza, ecc.) il progetto definitivo dovrà essere approvato dalla Giunta e poi espletata la gara per l’affidamento dei lavori. L’avvio del cantiere dovrebbe avvenire entro il corrente anno». E’ ancora l’amministrazione comunale a dircelo.

L’apertura (coperta con nylon) per accedere allo scavo archeologico.

La Sangiovesa, locale cult non solo per Santarcangelo, visto che la sua fama enogastronomica e la particolare bellezza della location attirano buongustai da ben oltre i confini della Romagna, lo scorso giugno inaugurava il nuovo dehors, «una piccola oasi». Tanto piccola non è, perché occupa gran parte della piazza e parte di via Saffi. Il Decreto Ristori stabilisce che “ai soli fini di assicurare il rispetto delle misure di distanziamento connesse all’emergenza da Covid-19, a far data dal 1° gennaio 2021 e comunque non oltre il 31 marzo 2021, la posa in opera temporanea su vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico, da parte dei soggetti di cui al comma 2, di strutture amovibili, quali dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, purché funzionali all’attivita’ di cui all’articolo 5 della legge n. 287 del 1991, non è subordinata alle autorizzazioni di cui agli articoli 21 e 146 del codice di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.” In pratica in tempo di pandemia i dehors possono essere collocati senza l’autorizzazione della Soprintendenza, «saltando» la relativa disciplina del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Ma la questione è un’altra. Sotto la “piattaforma” in legno che ospita un certo numero di tavoli esterni della Sangiovesa c’è l’ormai famosa area archeologica che attende solo di essere riportata definitivamente alla luce. Ben visibile sulla piattaforma si nota un «canale di comunicazione» fra il «sotto» e il «sopra»: sul dehors, più o meno all’altezza dell’ingresso alla Sangiovesa, sporge una sorta di “protuberanza”, un “cabinotto” in legno  ricoperto con del nylon. Per la sua dimensione non passa inosservato e la sua ragion d’essere è quella di consentire di raggiungere lo scavo archeologico, come ci confermano dal Comune e dalla Soprintendenza.

Il dehors occupa anche parte di via Saffi.

Per la giunta Parma e per l’assessore al ramo Filippo Sacchetti (che è anche segretario provinciale del Pd) si apre tutto il tema di come rendere compatibile lo spazio esterno della Sangiovesa con l’accesso alla grotta. Che si troverà proprio davanti all’ingresso dell’osteria. Alice Parma e la sua squadra sanno bene che con Maggioli devono trattare coi guanti di velluto, anche per non scontentare l’imprenditore che sponsorizza gli eventi che contano a Santarcangelo, che in campagna elettorale chiama alla Sangiovesa Vittorio Sgarbi e Alice Parma svelando per la stampa l’acquisizione di quattro tele di Guido Cagnacci. Ma tanti altri sono i segnali di «attenzione» fra l’amministrazione di sinistra e l’imprenditore, anzi l’Imprenditore, come sanno soprattutto i santarcangiolesi, che evangelicamente custodiscono tutte queste cose meditandole nel loro cuore. 
«Le valutazioni sull’accessibilità alla grotta e le modifiche apportate alla piazza terranno conto delle esigenze della Sangiovesa, come da confronto avviato con la proprietà», si limitano a dire per ora dal Comune. E chi mai sospettava il contrario? Ma il tempo passa e il dehors sembra avere più importanza dell’area archeologica sottostante.

Quindi gli archeologi hanno dovuto calarsi attraverso la botola “ritagliata” nella piattaforma esterna della Sangiovesa per poter accedere agli scavi archeologici. E pare che proprio in occasione di una di queste perlustrazioni, alla fine del 2020, si siano imbattuti in qualcosa che al momento della realizzazione dello scavo archeologico non esisteva. Un “muretto” tirato su all’interno della grotta. I dettagli sono in mano a pochi. E sarebbe partita una segnalazione sia alla Soprintendenza che ai carabinieri di Santarcangelo, e quindi sarebbe stato interessato il comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna. A quanto Rimini 2.0 è riuscito a ricostruire, la segnalazione sarebbe partita dagli uffici comunali. Sul punto, solo le classiche «bocche cucite». Ora sarà eventualmente la minoranza in consiglio comunale a chiedere conto dell’accaduto per fare un po’ di luce su questa storia che appare al momento più nascosta della Santarcangelo quattrocentesca.

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