Mattarella: “Marvelli esempio di solidarietà e impegno a difesa dei più deboli”

Mattarella: “Marvelli esempio di solidarietà e impegno a difesa dei più deboli”

"Alberto Marvelli autentico esempio di solidarietà e di impegno costante a difesa dei più deboli". Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel sa

“Alberto Marvelli autentico esempio di solidarietà e di impegno costante a difesa dei più deboli”. Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel saluto letto questa mattina durante l’inaugurazione del bassorilievo in bronzo dedicato al beato e confratello (in quanto negli anni 40 Marvelli fu iscritto alla Confraternita, esattamente dal 19 aprile 1945 fino alla sua tragica morte avvenuta il 5 ottobre 1946), realizzato dalla scultrice Paola Ceccarelli.

Mons. Lambiasi, Ferrini e l'assessore Jamil Sadegholvaad all'inaugurazione della lapide dedicata a Marvelli

Mons. Lambiasi, Ferrini e l’assessore Jamil Sadegholvaad all’inaugurazione della lapide dedicata a Marvelli

Il messaggio è stato letto dal presidente della Confraternita di San Girolamo, Marco Ferrini. Il vescovo ha benedetto l’opera davanti ad un pubblico numeroso, composto anche dai partecipanti al convegno nazionale di Azione Cattolica per gli amministratori locali. Alla cerimonia erano presenti, fra gli altri, il presidente nazionale di Azione Cattolica, Matteo Truffelli e l’assistente centrale S.E. Mons. Masueto Bianchi. Si allarga sempre più la platea degli estimatori di Alberto Marvelli e da oggi si aggiunge anche l’inquilino del Colle.

Marco Ferrini ha sottolineato che “l’adesione di Marvelli alla Confraternita è stata una bella e recente scoperta, pertanto abbiamo inteso renderla nota a tutti ponendo un segno nella città con la lapide di Paola Ceccarelli. Marvelli ha creato a Rimini un movimento di carità verso i più bisognosi, da poco usciti da un conflitto mondiale che aveva praticamente distrutto Rimini. Nel 1945 fu assessore comunale all’ufficio alloggi e ricostruzione, ed ingegnere responsabile del Genio civile. Ogni mattina andava a messa a S. Croce, in via Serpieri, e poi si recava alla mensa popolare nei locali della Confraternita coi suoi amici della Fuci. Mi diceva don Fausto Lanfranchi, che Marvelli si appuntava in un quaderno le necessità materiali di chi incontrava e puntualmente il giorno dopo provvedeva. bassorilievo-marvelliNel 1945 entrò a far parte della Società Operaia del Getsemani, di cui fondò a Rimini una sezione, ed era molto legato alla spiritualità di Luigi Gedda. Il suo impegno si potrebbe definire con le parole cultura e carità, che è tra l’altro il medesimo impegno della nostra Confraternita. Per lui la carità cristiana era amore verso qualunque prossimo con la forte consapevolezza che per amare occorre riconoscere nella propria persona di essere amati, voluti bene, stimati, preferiti da un Altro. La sua testimonianza è viva tra noi ed ha generato dal dopoguerra ad oggi un movimento di popolo. Da lui abbiamo imparato che essere fratelli nasce dal riconoscere un Padre e questa figliolanza potrà a sua volta generare e costruire delle opere”. Ferrini ha portato anche i saluti della sorella del beato, Gede Marvelli, “commossa e grata per l’iniziativa”.

Sono stati alcuni degli amici riminesi di Marvelli, cioè Viterbo Tamburini, Giorgio Della Biancia e don Fausto Lanfranchi, a scoprire il bassorilievo.

Paola Ceccarelli, che ha già realizzato – insieme al maestro Americo Mazzotta – la tomba del beato in S. Agostino, ha detto: “Considero un privilegio e un onore avere potuto mettere al servizio di un popolo quello che so fare, impastare la creta, per fare memoria di un uomo di cui mi sento figlia e da cui mi sento guardata, per imparare da lui”. Ha raccontato di avere fatto fatica ad iniziare il lavoro “perché di solito una lapide ricorda personaggi storici del passato, che sono morti, mentre Marvelli ha speso tutta la sua vita per il progetto di un Altro ed è questa la verità che volevo che la lapide esprimesse, una realtà che è più grande della storia, che la oltrepassa, che non è solo un ricordo ma una memoria”.
E il bassorilievo dà l’idea di un uomo che non si fa contenere nella lapide, che infatti sembra tagliata da una croce che sborda dal perimetro della lapide. “Marvelli sporge e allo stesso tempo sorregge la città e la chiesa e attira un popolo”, per usare le parole di Paola Ceccarelli.

lambiasi-lapide-marvelli“Alla domanda ‘ma Rimini sente ancora vivo Alberto Marvelli?’ io non so sinceramente rispondere”, ha invece affermato mons. Lambiasi, “per tanti aspetti mi verrebbe da dire di si, ma i criteri per giudicare se Rimini senta o meno vivo Marvelli sono due, sguardo e progetto”. Si è quindi complimentato con la scultrice (e ricordato il padre, prof. Sergio Ceccarelli “compagno e amico di Alberto Marvelli”) perché “il bassorilievo e anche la tomba in S. Agostino ci restituiscono un Marvelli in cravatta e maniche di camicia e mi risulta che Giovanni Paolo II volle personalmente questa immagine a Loreto il giorno della sua beatificazione, mentre pare che qualche suo cerimoniere avesse consigliato di rivestirlo con la giacca, così come volle Piergiorgio Frassati vestito in abiti da scalatore di montagna”. Marvelli in maniche di camicia dice “uno sguardo e un progetto: guardare la città con gli occhi di Dio perché non diventi una Babele ma una Gerusalemme. Fare di Cristo il cuore della città la rende più umana. E il progetto è proprio questo, costruire una città a misura di cittadini perché tutti possano vivere nella pace e nella prosperità”.