Meeting di Cl con imboscata

Meeting di Cl con imboscata

La ministra Boschi è attesa al Meeting di agosto, ulteriore conferma che Cl a guida Carron sta facendo sua fino in fondo l'agenda democrat. L'avanguar

La ministra Boschi è attesa al Meeting di agosto, ulteriore conferma che Cl a guida Carron sta facendo sua fino in fondo l’agenda democrat. L’avanguardia vittadiniana ha deciso di portare le truppe del movimento a votare sì al referendum d’autunno e già suona i Violini per la “democrazia governante” che ci ha regalato Matteo Renzi. E sul sito del Meeting il capo del governo gode di una biografia scendiletto (e copia-incolla). Imbarazzante.

Ma quale altalena… La vera protagonista dell’estate gnassian-renziana 2016 ha da venire, l’ultima settimana d’agosto. E – ad oscurare le notti rosa e le tinte arcobaleno del pur vincente sindaco di Rimini – attirerà molti fari su di lei. Parliamo della quota rosa di palazzo Chigi, Maria Elena Boschi, 35 anni, belle forme, ministra delle riforme. E’ attesa al Meeting, la kermesse ciellina da anni votata all’applauso-a-prescindere, dal 2011 convertita al politicamente corretto, al traino del pensiero unico napolitan-montiano.
La ministra è stata invitata – questa la versione degli organizzatori. La ministra non è confermata – versione del gabinetto. La ministra verrà, si può scommettere. Piatto ricco mi ci ficco, il referendum sulla riforma costituzionale a quella data sarà vicino poco più di un mese, meglio accomodarsi davanti a una vasta platea, comunque vada sarà un successo.
Un successo perché a dispetto del proprio passato, anche recente, il movimento attualmente guidato da don Carrón sta facendo sua l’agenda democrat. In pieno. Quest’anno ha già sdoganato la laicistissima legge Cirinnà (o meglio legge Renzi-Lupi-Alfano) tenendosi lontano mille miglia dal Circo Massimo del Family Day. E adesso qualcuno nel suo entourage punta all’infilata dando via libera al “sì” al referendum d’autunno, salvando il posto a Renzi e portandogli in dote le truppe.
Che c’entra Renzi, direte voi. C’entra, eccome. Basta leggere che cosa scrive di lui il sito web del Meeting, in una biografia scendiletto: da ragazzo «prosegue l’impegno scout, come capo della branca R/S» – ammappa che branca -; «… viene eletto Presidente della Provincia di Firenze: durante il suo mandato riduce le tasse in Provincia, taglia i costi dell’Ente e aumenta gli investimenti in cultura e ambiente» – strano, neanche un cenno ai guai con la Corte dei Conti. E ancora: «…. sfidando l’immobilismo dell’establishment politico vince, nello stupore generale, le primarie». E poi, ancora ancor più su: «… nel giugno 2009 diventa sindaco: Firenze respira aria nuova, di nuova vitalità politica». Ma non basta: «…. in un viaggio in camper Matteo tocca tutte le province italiane». Che uomo, dal Manzanarre al Reno, ha fatto più che Napoleone.
Capito l’antifona? Andate a vedere sullo stesso sito la biografia, che so, di un Lech Walesa, uno che ha preso la storia a scrolloni nelle spalle: neanche una riga, troverete solo il link a un incontro del 1990.
Quindi per quei geniacci del Meeting il sindacalista dei cantieri navali di Danzica, nonché Nobel per la pace e presidente della Polonia, è solo un anziano elettricista da dimenticare. Rottamato. Mentre al contrario il boyscout di Rignano sull’Arno merita 4.300 battute per aver «eliminato i metal detector dall’ingresso di Palazzo Vecchio e aperte tutte le porte d’ingresso», per la sua «voglia di giocare e di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” (Baden Powell)». Presi dall’entusiasmo, al Meeting hanno fatto copia e incolla dell’autobiografia del fiorentino dal sito del Governo – è gratis, una manna. Con tanti saluti alla «irrevocabile distanza critica» dai politici, invocata dal Servo di Dio don Giussani e ripresa – a parole – dal suo successore Carrón.
“E’ dialogo con le istituzioni”, giustificò l’anno scorso la venuta di Renzi a Rimini Giorgio Vittadini, manager di punta della Fondazione Meeting, cavandosela con poco.
Ma per la Boschi l’avanguardia vittadiniana si è spinta molto più avanti.
La strada alla visita riminese d’agosto della ministra è stata preparata anzitutto con l’articolo di una “mente pensante” del Sussidiario.net, giornale online della Fondazione per la Sussidiarietà presieduta dallo stesso Vittadini. L’8 maggio 2016 la costituzionalista milanese Lorenza Violini ha firmato l’editoriale dal titolo, solo apparentemente innocuo, «Molte domande e il buono di una democrazia “governante”». Nel testo, le domande in realtà lasciano completamente il campo alla sviolinata: la riforma costituzionale «permetterebbe al sistema istituzionale italiano di funzionare come le più moderne democrazie avanzate», osanna; la «democrazia governante andrebbe a sostituire la democrazia consociativa», alleluja; «avere un governo governante non può non piacere» oggi «sotto la minaccia del crescente populismo», vade retro satana.
La professoressa della Statale ammette, sì, l’andazzo verso «un sistema di produzione legislativa tendenzialmente centralizzato», ma cosa vuoi che sia un po’ di statalismo, siamo sussidiari. E per forza Renzi stringe il cappio: colpa dell’«incapacità del sistema Paese di valutare in concreto le scelte politiche del governo». Tradotto: son così bravi che nessuno li capisce. Brodo di giuggiole finale: «occorre stabilità. Il tentativo in atto è almeno un primo passo in una direzione istituzionalmente corretta».
Perché «corretta»? Violini mica lo spiega, lo dà per assodato. E se il popolo in autunno dicesse no alla riforma, la prof cosa lamenterebbe dal pulpito? Che è una decisione «scorretta» solo perché viene dal «crescente populismo» delle urne?
Insomma, è chiaro che questo vortice di simpatia non è nato come un fungo, a sua insaputa. C’è chi ha preparato da tempo e con cura l’approdo dell’area ciellina sulle sponde demo-laiciste. Ma chi? Una ipotesi l’abbiamo: alcuni dei pupilli di don Carrón, fra i quali svettano un paio di costituzionalisti dalle tesi ardite. Ne parleremo in una prossima puntata.
Per ora gli organizzatori del Meeting tacciono sugli appuntamenti politici. Ad oggi il programma è tutto un ridente intrico di tornei: scacchi, burraco, tennis tavolo, bridge. Mancano solo le bocce: fanno troppo popolo, populismo. Per il resto, aperitivi vari e festa finale con Gene Gnocchi. Ma dietro le quinte si prepara per il popolo ciellino un’autentica imboscata.

P.s.: ciò che riferisce questo articolo non è invenzione ma è documentato: per controllo, si vedano i link seguenti:
la biografia scendiletto
la fonte del copia-incolla
l’azzeramento di Walesa
la sviolinata
il programma dei tornei
Per la citazione di Giussani, vedi Robi Ronza, Il Movimento di Comunione e Liberazione, 1954-1986, BUR/Rizzoli, Milano 2014, p. 152 sgg.

Renzo Mattei