Nasce la rotatoria Igino Righetti

Nasce la rotatoria Igino Righetti

Domani la cerimonia alla presenza del sindaco e del vescovo. Il profilo di un riminese che ha lasciato il segno in Italia. In città opera la Fondazione e Libera Università Popolare che porta il suo nome.

Domani, venerdì 8 marzo alle ore 16, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, e il vescovo mons. Nicolò Anselmi, partecipano alla cerimonia di intitolazione della rotatoria a Igino Righetti (1904-1939), posta tra via Oberdan e via XXIII Giugno 1859. Il profilo di questo riminese di rilievo nazionale, è tracciato dalla Fondazione e Libera Università Popolare che porta il suo nome, e che è impegnata in un interessante ciclo di conferenze.
Nato a Riccione quando la cittadina era ancora nel comune di Rimini, Righetti si trasferì ben presto a Rimini con la famiglia in un’abitazione di via Serpieri, frequentò il liceo classico “Galvani” a Bologna e si iscrisse dapprima alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna e successivamente a quella dell’Università “La Sapienza” di Roma dove si laureò. A Rimini, a soli 17 anni fondò una università popolare, con più di trecento iscritti, che esprimeva anche la rivista “Ariminum”. Ebbe una dura polemica giornalistica sul settimanale “l’Ausa” con il fascismo nascente, in difesa dello Stato di diritto, nella scia di Luigi Sturzo, il sacerdote fondatore del Partito Popolare nel 1919. Righetti fu anche presidente diocesano dell’Azione cattolica.
A Roma divenne ben presto un protagonista del cattolicesimo italiano del Novecento. A fianco di Giovanni Battista Montini (in seguito papa con il nome di Paolo VI), contribuì in modo decisivo all’educazione dei giovani della FUCI (Federazione Italiana Universitari Cattolici), fondò il Movimento Laureati di Azione Cattolica e la rivista “Studium”. Dette poi inizio alle Settimane teologiche di Camaldoli, dove, su impulso di Giovan Battista Montini e di Sergio Paronetto, nel luglio del 1943 numerosi amici e allievi di Righetti si ritrovarono per mettere in comune idee che servissero alla rinascita del paese.
Il risultato fu la stesura di un Codice (il Codice di Camaldoli appunto) che, pubblicato alla vigilia della Liberazione, offrì linee guida per la Costituzione e la politica dei primi anni della Repubblica. I numerosi studi storici dedicati a quel periodo riconoscono che negli anni del regime, la passione civile di Righetti, animata da un’intensa fede, orientò la formazione delle coscienze democratiche di una generazione di intellettuali cattolici. Aldo Moro lo ha ricordato come amico e maestro e, più recentemente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha osservato che egli «non ha potuto vedere l’alba della Repubblica, eppure seppe contribuire alle sue radici». Anche per l’occasione della dedica della rotonda a Righetti, Sergio Mattarella ha inviato un messaggio molto documentato.

Fotografia: Igino Righetti con don Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, e Maria De Unterrichter (anni ’30), fonte Wikipedia.

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