Per mantenere il Teatro Galli … altroché stangata sui passi carrai

Per mantenere il Teatro Galli … altroché stangata sui passi carrai

Ci assicurano che il teatro sarà pronto entro la prima metà del prossimo anno e ancora siamo al punto di partenza sul "che farne". Però, ben sapendo che sarà un bagno di sangue, palazzo Garampi si porta avanti coi lavori e rifila come regalo di Natale la tassa sui passi carrai. Discriminatoria e dannosa per principio.

Lo scriviamo da mesi. L’amministrazione comunale per il momento ha inondato la stampa di veline sui lavori che proseguono e sugli addobbi interni al Galli. Ma non ha detto una parola su come gestirà il nuovo teatro Galli e con quali risorse. Come pensa di far quadrare i bilanci. Rischia di risultare un’opera che, oltre ad essere costata una follia, provocherà un bagno di sangue per essere mantenuta in vita.
Basta darsi uno sguardo intorno, alle gestioni dei teatri di Ravenna, Pesaro, Parma, ma noi abbiamo approfondito anche il caso di Roma.

Ci assicurano che il teatro sarà pronto entro la prima metà del prossimo anno e ancora siamo al punto di partenza sul “che farne”. Nel Documento Unico di Programmazione palazzo Garampi ha scritto che il comparto teatrale non sarà più a gestione diretta: “Si può fin da ora osservare che, salve diverse motivate scelte, le limitate risorse finanziarie disponibili nella parte corrente del bilancio, unitamente ai limiti stabiliti dal Legislatore alla spesa di personale, orientano la scelta delle formule gestionali verso i modelli di gestione alternativi alla gestione diretta”. Ma si pensa di tagliare il nastro nel 2018 rimandando ad anni successivi la gestione: “Gli anni 2018-2020 si dovranno caratterizzare, in prima battuta, per l’analisi del contesto del mercato nei diversi settori delle attività culturali (prosa, musica, cinema, arti figurative, ecc.) e la conseguente formulazione all’Amministrazione delle proposte di gestione dei contenitori culturali. In una seconda fase dovranno essere gestite le procedure preordinate alla scelta del contraente ed avviata concretamente la gestione”.

Nel frattempo, però, una tassa non si nega a nessuno. E’ quella sui passi carrai, che servirà anche a reperire risorse per il Galli. E’ una tassa che la dice lunga su come l’amministrazione comunale consideri i cittadini-contribuenti: mucche da mungere. “L’amministrazione comunale si dimostra alla frutta, non riesce a trovare 1.400.000 euro senza reinventarsi il canone sui “passi carrai”, quando su un bilancio comunale con una spesa di 180 milioni basterebbe tagliare tante spese superflue a cominciare dalle feste o risparmiare su tanti interventi malfatti e costosi”, tuona Gioenzo Renzi.

“Il regalino di Natale della giunta Gnassi”, come l’ha ribattezzato Gennaro Mauro, ha lo scopo di “fare cassa”. “Prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini bisognerebbe razionalizzare la spesa pubblica, migliorare l’efficacia dell’amministrazione comunale, con una sburocratizzazione degli uffici”.
Invece viene resuscitato il balzello della stagione Ravaioli, dalla quale il sindaco regnante ha più volte preso le distanze per marcare la cesura col passato, salvo poi seguirne le orme su un tema della massima importanza: quando c’è da mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
Si aumenta la pressione fiscale dall’oggi al domani. Dimenticando che i bilanci familiari non cambiano con la stessa rapidità. E se una qualunque azienda fosse gestita in questo modo salterebbe in aria in poco tempo. Si tartassa qualcuno più di altri, soprattutto quelli che hanno la sfortuna di abitare nel centro storico e che come tali vengono discriminati (25 euro al metro contro i 21 e 17 euro di altre zone). Saranno colpiti dai 20 mila ai 30 mila riminesi. Le tariffe vanno da un minimo di 17 euro al metro a un massimo di 25, per una media di 40-50 euro a seconda delle zone. Se non vuoi pagare la tassa puoi rinunciare entro il 31 maggio 2018, che poi l’auto te la porti in salotto, e comunque il risultato della “dismissione” va a svantaggio della città.

L’assessore Brasini sostiene che così fan (quasi) tutti. Anche il Comune di Riccione. Della serie: e chissenefrega. La tassazione per tappare i buchi di bilancio è sbagliata sia che venga praticata da Riccione o da Milano o da Firenze. Ed è sbagliatissimo il principio di attingere con metodo dispotico da cittadini già ampiamente “spremuti”.

“E’ ingiusto tassare i cittadini che fanno l’interesse pubblico: quello di avere il minimo di autoveicoli in sosta sulle strade”, dice Gioenzo Renzi. “Infatti chi lascia l’auto in strada, ingombra, intralcia, inquina, penalizza tutti. Per questo chi ha impiegato risorse proprie o fatto un mutuo per comperarsi un garage e per togliere l’auto dalla strada, ha sostenuto personalmente dei costi a vantaggio di tutti, non dovrebbe essere perseguitato da questo canone”. Invece cornuti e mazziati. “Chi realizza o compra un “garage” o “posto auto” nel centro storico, di solito sostiene costi più alti che altrove, non solo, ma rende il centro storico, con pochi parcheggi, più accessibile, più frequentabile, più vivibile, più facilmente pulibile per i mezzi di Hera, più attraversabile per gli autobus del trasporto pubblico”.

Morale: il Galli richiederà ben altro della tassa sui passi carrai, forse s’inventeranno una tassa di scopo. Non si intravvede all’orizzonte un “piano industriale” per gestirlo quando mancano pochi mesi dal traguardo. Ma a poche ore dalla presentazione del bilancio di previsione 2018 ecco uscire dal cilindro la scelta più facile: una tassa in più. Rifilata di default.