Perché siamo caduti nella zona arancione?

Perché siamo caduti nella zona arancione?

Che sanità è quella che deve fare leva sulla paura per combattere una pandemia?

L’analisi si basa sui dati contenuti nelle cartelle cliniche e nelle schede di morte Istat recanti le cause di decesso di questi pazienti. La raccolta dati avviene tramite la piattaforma web dell’Istituto superiore di sanità.
Secondo i dati ufficiali se l’influenza colpisse tutti gli italiani avremmo dai 60.000 ai 180.000 deceduti annui, in Romagna dai 1.280 ai 3.840 mentre se il CoViD-19 colpisse tutti gli italiani avremmo 600.000 deceduti annui, in Romagna 12.800.
Chi sono i candidati al decesso?
Sempre secondo i dati Istat gli over 60 romagnoli sarebbero il 96%, mentre gli over 70 l’86%.
Nelle classi scolastiche i diversamente abili hanno programmi, sedute, insegnanti a loro dedicati, mentre nella lotta al CoViD-19 è bastato accennare a tenere al riparo da possibili contagi i più fragili, come ad esempio gli over 75, per scatenare il finimondo.
Alzi la mano chi non ha mai traslocato! Durante la predisposizione dei pacchi, prima del loro viaggio verso la nuova destinazione, nessuno penserebbe di riporre gli oggetti fragili e delicati assieme a quelli più pesanti e pericolosi.
Purtroppo oggi assistiamo al triste spettacolo mediatico-governativo in cui chi è fragile e cagionevole di salute per costituzione, età, sesso, etnia, storia personale, viene catalogato e gestito come tutti gli altri.
Secondo raziocinio si dovrebbe dosare l’azione in base alla necessità, invece si compie altro, perché?

Notizia del 10 novembre: sono “529 i posti Covid per l’intera Romagna e di essi sono già 450 quelli che alle ore 8,00 di stamattina risultano essere occupati”.
L’atteggiamento normale è quello di panico, paura, stress, caos, infatti entriamo in zona arancione a vele spiegate.
E’ lecito, giusto preoccuparsi di tali dati?
Sì, perché denotano una cattiva comprensione, gestione, predisposizione, applicazione di quanto imparato nei mesi precedenti.
No, perché in futuro il morbo si estinguerà come lo conosciamo, sarà controllato, combattuto, vinto come tutte le malattie virali di massa finora pandemicamente propagatisi.
Nell’immediato e nel post immediato cosa si può fare?
I responsabili stanno ricorrendo all’unica arma di difesa che il governo nazionale e locale mette loro in mano, il si salvi chi può, che nel politicamente corretto si chiama lockdown e si traduce in “arrangiatevi, mettetevi nel bunker migliore che avete e aspettate che passi”.
I singoli si trincerano nel bunker che per loro è la propria casa, mentre chi non ne ha vaga per le città senza un aiuto minimalista, a parte i clandestini che godono di uno strano stato di privilegio non consentito agli italiani.
E’ sufficiente il numero di posti in terapia intensiva? Sì in condizioni di emergenza normale, no in questa emergenza. Perché non si è intervenuti? Perché la macchina pubblica è per natura farraginosa, lenta, inefficiente! Può la presupposta equità di tale macchina essere la giustificazione per tenerla a questi risultati?
Il dilemma si riduce a questo.
Una macchina lenta, costosa, inefficiente è un lusso che i deceduti di ieri e di domani avrebbero fatto a meno, ma l’ideologia è nemica del bene.

Chiunque conosce quali siano stati gli obiettivi nazionali ed europei che il Governo Monti ha esasperato ma non inventato.
Logica economica mercantile: tetti spesa in bilancio statale, regionale, Aziende sanitarie.
Logica prestazioni sanitarie: erogazione territoriale.
Tale impostazione ha reso di fatto la sanità uno strumento economico non sostenibile (spesa sanitaria elevatissima), non equa (transumanza pazienti fra regioni a sanità migliore/peggiore), senza accesso (liste attesa infinite).
Le cronache video, audio, giornalistiche rivelano un crescente ingolfamento della sanità locale e nazionale tale che non il numero di morti realmente per CoViD determina il coprifuoco bensì l’ingolfamento delle terapie intensive, semi-intensive e post-intensive, in cui sintomatici, asintomatici, positivi, non positivi, test falsamente positivi, negativi, rendono la gestione totalmente ingestibile.
E’ un chiaro esempio di gestione fallimentare della guerra in atto.
Eppure la potremmo vincere!
Come è possibile?
Sarebbe possibile se cadesse l’illogico sillogismo Pubblico = Efficienza, Equità, Sostenibile.
La requisizione delle strutture ospedaliere private a favore del Pubblico e la loro ottima organizzazione ed efficienza, la creazione dal nulla di futuri vaccini ad opera di aziende private, il reperimento di DM (dispositivi medici tipo mascherine chirurgiche) o DPI (dispositivi protezione individuale – guanti, camici, occhiali, maschere FFP2/KN95) tramite aziende private, svela che il Pubblico è totalmente causa e non effetto della disorganizzazione della guerra che stiamo combattendo.
Chi potrà mai credere che i vaccini possano essere rapidamente disponibili se avessimo appaltato il loro successo alla struttura pubblica?
E quale volano di emergenza sarebbe potuto esistere senza la ospedalità privata?
E senza le aziende riconvertite, il Pubblico che tempi avrebbe dispiegato per realizzare i dispositivi mancanti?
Chi può credere che più risorse in una struttura inadeguata per efficienza, capacità, velocità, risultati, possa risolvere il problema?
Mano libera? Deregulation selvaggia?
Giammai, ma saggezza, equilibrio, osmosi Pubblico–Privato, capacità di svolgere il proprio ruolo senza invadere il campo altrui, saranno la medicina della nuova sanità nazionale, altrimenti basterà la nuova e ciclica ondata dell’influenza che ci colpirà a gennaio/marzo per rendere l’Italia off-limits per chiunque.

Fotografia di Fernando Zhiminaicela da Pixabay