Piazza Malatesta, gli alberi hanno i giorni contati?

Piazza Malatesta, gli alberi hanno i giorni contati?

Lavori in corso per realizzare CircAmarcord. Che aria tira per le alberature, alcune delle quali "storiche"? L'architetto Roberto Mancini solleva il caso.

Rimini, 25/05/2020. Al Prefetto, al Presidente della Provincia, al Sindaco, alla Soprintendenza. Titolo: Gli alberi hanno un valore.
“Abito da 70 anni in Via Di Duccio, strada che confluisce in Piazza Malatesta. Si chiamava Via Ghiacciaie perché nel 1800 c’erano dei vani interrati che d’inverno venivano riempiti di neve per mantenere carne e pesce nei frigoriferi naturali. Ne è rimasto uno. All’imbocco con Piazza Malatesta ci sono i resti (Campanile) della ex Cattedrale di Rimini, Santa Colomba, che Napoleone volle trasferire nel tempio Malatestiano. Nella piazza c’è il Teatro datato 1857 e ricostruito nel 2018. C’è il Castello di Sigismondo Pandolfo Malatesta datato 1446 a cui recentemente è stata data dignità. Ad abbellimento e coronamento della piazza nel finire dell’800 furono messi a dimora dei platani (come dimostra la cartolina datata 1903 del Campanile con la famiglia che l’abitava) che calcolando la crescita in vivaio fanno 130 anni, “alberi storici” in un contesto storico. È evidente che portano i segni del tempo, ferite, come noi umani, ma hanno resistito a due guerre mondiali. Ora camminando lungo i bordi del cantiere nella piazza mi accorgo che alcuni alberi sono stati protetti con assi di legno, altri alla base hanno una X gialla, segno di futuro abbattimento. La cosa importante è salvare gli alberi “storici” (130 anni) e quelli giovani e sani con cure adeguate. Il progetto di Piazza Malatesta deve considerare il contesto storico e rispettarlo. C’è un valore aggiunto da salvaguardare. È una ricchezza. Gli alberi giovani (40 anni) se in salute vanno conservati. I progetti hanno maggior valore se si rispetta la memoria e si riqualifica col nuovo. Sono contrario all’abbattimento degli “alberi storici”, sarebbe una macchia che graverebbe sulla riqualificazione della Piazza. Disponibile per fare la mia parte di cittadino, mi batterò perché non sia ignorata, la storia, la memoria, la bellezza di questi alberi. È questione di sensibilità”.

Le chiome attualmente vive e vegete così come ce le restituisce Google Maps

E’ questo il destino di buona parte degli alberi di piazza Malatesta? L’autore della lettera è l’architetto Roberto Mancini. Ne ammiriamo sinceramente lo spirito romantico e carezzevole di chi verga a mano una lettera e la consegna di persona alle autorità cittadine. Purtroppo temiamo che stia tentando di far leva con un legnetto di balsa per sollevare il deretano a un pachiderma.

Figurarsi che lo scorso anno per avere risposte circa l’abete di piazza Cavour fummo costretti a ricorrere al Difensore Civico. Abbiamo raccolto alcune brevi considerazioni dell’architetto Mancini che, va ricordato, tra il 1985 e il 1991 è stato consigliere di amministrazione e dal ’91 al ’94 presidente di Amia, l’allora Azienda Municipalizzata per l’igiene ambientale di Rimini. Non certo uno sprovveduto, in materia ambientale, quindi. E anche l’architettura non gli è materia del tutto sconosciuta…

«Il Comune di Rimini dovrebbe confrontarsi più spesso con le associazioni ambientaliste, ma purtroppo è raro che lo faccia. Quindi, queste ultime devono rimboccarsi le maniche e contrastare (nei limiti del possibile) alcune iniziative prese dall’Amministrazione Pubblica. Ad esempio, quando in Comune fecero un progetto per passare con alcune tubazioni all’interno del parco dell’Ausa. A tal fine avrebbero tagliato dalle 50 alle 60 piante (se la memoria non mi tradisce). Gli ambientalisti hanno fatto diverse riunioni coinvolgendo chiunque fosse interessato al problema, messo cartelli agli alberi, protestato, fatto can–can a più non posso per attirare l’attenzione sul problema. Morale: alla fine è stata trovata una soluzione alternativa che ha risparmiato molti dei tagli. Dunque mi chiedo: perché mai le amministrazioni non dialogano con i cittadini, non ascoltano preventivamente altre proposte per trovare soluzioni adeguate? Tutti insieme e con il buon senso non si arriverebbe a risultati migliori? E l’antenna di Viserba? Hanno dato il permesso di elevare quella torre a ridosso delle case: proteste degli abitanti, lettere, articoli sui giornali, blocco dei lavori. Risultato: la costruiranno più lontano. La domanda è scontata: perché non lo hanno fatto sùbito? Cosa deve aspettare il cittadino, non devi prima cautelarlo? I diritti e il benessere comune devono sempre essere un obiettivo prioritario. Nel primo esempio citato si è trattato di salvare molti alberi, nel secondo di salvaguardare la salute pubblica, nel caso in specie di non compromettere una zona storica come piazza Malatesta. Una soluzione alternativa va trovata. Se il cittadino viene responsabilizzato è spesso in grado di produrre idee, scappatoie, talvolta compromessi risolutivi. E che in definitiva arrivano a mettere d’accordo più parti. Ora mi aspetto che le associazioni ambientaliste prendano posizione e facciano sentire la propria voce. La mia, in modo molto lineare e pacato, ma fermo, è questa».

Nel progetto di fattibilità del circo felliniano previsto in piazza Malatesta trovano posto un palco e l’arena (cerchiati in blu), ma quanti alberi resteranno?

Queste le proposte, di buon senso, dell’architetto Mancini. Auguriamoci che i rilievi fatti dai tecnici di Hera non contemplino, causa eventuali malattie, l’abbattimento dei platani di piazza Malatesta e che si trovi la cura adatta per tenerli ancorati al terreno, anima e corpo (o meglio, linfa e corteccia) per decine e decine di anni ancora. L’unico particolare che poniamo all’attenzione dei lettori è ciò che abbiamo visto nel progetto di fattibilità di CircAmarcord. In esso si vedono chiaramente un palco e l’arena, mentre dalla planimetria spariscono magicamente sette platani: da undici, oggi in piedi, ne rimarrebbero solo 5. E dei tre a fianco del teatro solo 1.
Nel “progetto” e solo nel “progetto”, naturalmente. Siamo certi che all’epoca i tecnici di Hera non li avessero ancora visitati e non potevano certo prevederne il futuro. A meno che, il Circo che talvolta è metafora anche per la vita degli alberi, non abbia disposto diversamente…