Pmr, l’addio anticipato di Paganelli e le bucce di banana legate al Metromare

Pmr, l’addio anticipato di Paganelli e le bucce di banana legate al Metromare

Massimo Paganelli si fa da parte con circa due anni di anticipo e nel più assoluto silenzio. La Lega svela il cambio repentino. Il diretto interessato parla di "ragioni personali già ampiamente note e di una società e un bilancio sani". Ma guardando i conti qualche dubbio viene. Mantenere il bus su gomma che collega Rimini e Riccione sarà un bagno di sangue.

Perché Massimo Paganelli (nella foto d’apertura) ha salutato anticipatamente Pmr, ovvero Patrimonio mobilità della provincia di Rimini? Il suo mandato sarebbe scaduto con l’approvazione del bilancio 2021, indicativamente tra aprile e giugno 2022, invece ha tolto le tende e dal 25 giugno, nel più assoluto silenzio, nel ruolo di amministratore unico è stato richiamato in servizio Stefano Giannini, l’ex sindaco di Misano, ma anche ex segretario provinciale del Pd, ex consigliere di Atersir, già vicepresidente di Romagna Acque ed altro. Perché, in buona sostanza, c’è stato bisogno di affidarsi ad un navigato amministratore pubblico che offre garanzie di tenuta al sistema politico locale? Forse perché il Metromare rischia di diventare un pozzo senza fondo?

Stefano Giannini quando indossava la fascia tricolore di sindaco di Misano

“È passata sotto traccia la nomina, per il triennio 2020-2022, del nuovo amministratore unico della società consortile Patrimonio Mobilità Provincia di Rimini avvenuta lo scorso 25 giungo e resa necessaria dopo le dimissioni improvvise dell’ex ‘reggente’ Massimo Paganelli”, dice Matteo Zoccarato della Lega. “Mi aspettavo, da parte del Sindaco Gnassi una comunicazione ufficiale in merito a questa turnazione, un’attribuzione di carica tanto anomala quanto inaspettata che investe, come un fulmine a ciel sereno, i vertici di P.M.R. Invece, a differenza di altre occasioni che hanno reso celebre l’Amministrazione riminese per i suoi zelanti interventi, questo repentino cambio di vertice è passato assolutamente in sordina. Va da sé, a questo punto, che mi vedo costretto a chiedere pubblicamente spiegazioni al primo cittadino riminese per due ordini di ragioni. La prima: mi risulta che Massimo Paganelli si sia dimesso dalla guida di P.M.R. nonostante avesse ancora davanti a sé più di un anno di mandato, senza alcuna motivazione apparente e in un momento estremamente delicato per la mobilità della nostra provincia (basti pensare al colosso del Metromare, ennesima incompiuta della nostra città). La seconda, che è anche la più ‘stucchevole’, deriva dal fatto che il suo successore è Stefano Giannini, ex Sindaco di Misano nonché ex Segretario provinciale del PD, il quale, solo pochi mesi fa, dichiarava ai giornali “di voler lasciar spazio ai giovani”. Salvo poi fare marcia indietro, laddove l’occasione si presenti ghiotta”. Quindi? “A pensar bene questa manovra svelerebbe l’aggravamento della situazione di P.M.R e del Metromare; a pensar male, con una nomina che più politica non si può, il Partito Democratico starebbe tentando di blindare P.M.R. in vista delle prossime amministrative, ben consci e preoccupati del rischio di perderle.”

Partiamo dalla reazione del diretto interessato, al quale facciamo notare che le sue dimissioni stanno creando molti interrogativi… “Non so per chi”, risponde Massimo Paganelli a Rimini 2.0. Zoccarato chiede chiarimenti: “Bastava una telefonata e si chiariva tutto, non c’è problema”. Perché si è dimesso prima della scadenza naturale? “Quando una persona ha finito un ciclo, basta”. Ma il suo ciclo avrebbe dovuto terminare con l’approvazione del bilancio 2021. “Quello elettivo sì ma quello comunicato già da tempo, no. Io all’inizio del 2020 ho comunicato per iscritto ai sindaci che con la chiusura del bilancio 2019 avrei rimesso il mio mandato, perché ho delle esigenze personali, sono ormai una persona molto grande che vuole campare stando un po’ tranquillo, dedicandosi di più alla mia famiglia, ai nipoti…, e che desidera togliersi delle soddisfazioni”. Quindi non ci sono ragioni legate al bilancio 2019 di Pmr o al Metromare? “Assolutamente no, la cose stanno andando molto bene, abbiamo chiuso un bilancio meraviglioso, nonostante le polemiche, si prospetta un 2020 altrettanto favorevole, Metromare sta per ripartire, oggi ci sono gli ingegneri che stanno facendo i collaudi, quindi le cose stanno andando molto bene da un punto di vista patrimoniale. Lascio una società più che sana in mano ad una persona più che qualificata e le ragioni delle dimissioni sono esclusivamente personali, non hanno nulla a che vedere con problemi di nessun tipo. Annunciate per tempo e date nel momento in cui si è chiuso un ciclo. L’assemblea era già stata informata di questa mia decisione a giugno dell’anno scorso quando mi ha rinominato chiedendomi, siccome c’erano delle emergenze, di farmene carico, e così ho fatto”. La sua nomina era stata approvata all’unanimità, mentre quella di Giannini ha registrato le astensioni di Riccione e Bellaria. “Chieda a loro le ragioni per le quali si sono astenuti”. Come ha motivato le sue dimissioni ai sindaci? “Con quello che le ho detto, aggiungendo di avere tentato di dare il massimo delle mie possibilità. Sono sicuro di aver fatto degli errori ma, se sono stati fatti, è avvenuto in buona fede. Il mio intento è sempre stato quello di rispettare le istituzioni e anche in questo caso ritengo di averlo fatto, dimettendomi con la fine del mandato che è il bilancio 2019”.

Il bilancio 2019 di Pmr non è che sia proprio tutto rose e fiori. “Registra un pareggio prodottosi in particolare grazie alla sopravvenienza attiva conseguente alle variazioni economiche/patrimoniali nei confronti degli Enti Soci”, si legge nella relazione sulla gestione. L’esercizio si è chiuso con un valore della produzione di euro 3.592.831, ovvero con un decremento rispetto al 2018 di euro 1.859.8006 ed un decremento di euro 1.259.748 rispetto al budget 2019. La ragione del decremento va ricercata nel Metromare. La voce mancata locazione Metromare pesa per 550.000 euro, 1.829.271 per il minor utilizzo della quota ricavi sospesi per contributi c/capitale legati alla sterilizzazione degli ammortamenti in quanto il Metromare è entrato in esercizio il 23 novembre anziché dal 1 luglio e poi ci sono 190.000 euro per minori contributi consortili da Enti Soci. In totale oltre 2 milioni e mezzo di euro. Decrementi solo in parte (1.142.836) compensati da altre entrate. C’è da chiedersi, come hanno fatto in tanti nel corso del dibattito pubblico di questi anni legato al Trc, come si potrà mantenere in vita una linea che ha costi notevoli con le entrate dalla bigliettazione, se non a costo di voragini che saranno da colmare dagli enti pubblici.
Il margine operativo lordo passa dai 3.614.556 del 2018 a 1.398.457 del 2019. Il risultato operativo da 2.231.006 a 270.285 euro. Il risultato prima delle imposte da 2.162.827 a 105.200 euro.

I problemi di gestione in Pmr ci sono e ci saranno. Lo ammettono anche agli amministratori. “Per quanto riguarda il capitolo investimenti relativi agli impianti fissi in proprietà, risulta indispensabile, in vista della stipula del programma poliennale degli investimenti, la previsione di schede e/o capitoli con risorse destinate alla manutenzione straordinaria, l’adeguamento e la ristrutturazione dei beni funzionali all’esercizio e dell’impianto filoviario in funzione di quelle che saranno le necessità. La carenza di risorse risulta quindi essere elemento di preoccupazione in quanto non è possibile pianificare in maniera funzionale l’attività di manutenzione preventiva e di ristrutturazione degli impianti legati al servizio di trasporto pubblico locale in assenza di copertura finanziaria. Questa situazione è tanto più delicata perché riguarda infrastrutture in esercizio da lungo tempo e soggette pertanto ad ovvi fenomeni di degrado ed inefficienza che accompagnati alla mutazione del quadro tecnico normativo, risulta particolarmente critica per una società la cui unica fonte di entrata è costituita dai canoni di locazione e dalla contribuzione degli Enti Soci. Inoltre la stessa entità dei canoni di locazione dei beni funzionali all’esercizio operata in sede di affidamento degli stessi con Atto d’Obbligo risulta essere soggetta a consistenti tagli per effetto dei successivi accordi raggiunti con il Gestore che ne ridefiniscono gli importi”. In merito al Metromare, invece, non si nasconde la “problematica relativa alla necessità di dovere affrontare rilevanti anticipazioni di cassa per coprire l’avanzamento della fornitura che si completerà nel 2020 a fronte del rimborso della quota ministeriale spalmata fino al 2025″.
Nel corso del 2019 gli impieghi finanziari hanno riguardato principalmente l’investimento nell’immobilizzazione tecnica Trc che nell’anno ha assorbito circa 2,5 milioni di euro e Pmr “ha sostenuto gli investimenti con risorse proprie cercando di ottimizzare al meglio la gestione delle risorse finanziarie, attivando procedure di costante addebito e recupero crediti verso Enti Soci per i contributi consortili dovuti e con il ricorso ad un finanziamento ponte di euro 4,5 milioni per l’acquisto del materiale rotabile Metromare garantito da deposito titoli per euro 2,053 milioni”.

Su tutto, poi, gravano gli enormi ritardi nella fornitura dei nuovi mezzi: “i tempi contrattuali erano pattuiti in 18 mesi a decorrere dalla data di consegna della fornitura (22 febbraio 2018) per l’omologazione e l’ultimazione di tutte le prove sul primo veicolo (corrispondenti al 22 agosto 2019) ed in 23 mesi per il completamento della flotta (22 gennaio 2020) con consegne intermedie di due veicoli al mese a partire dal ventesimo mese (22 ottobre 2019). Tutte queste scadenze non sono state rispettate dal raggruppamento temporaneo di Imprese a cui è stato affidato il contratto e tale inadempimento è stato puntualmente contestato da parte della Direzione per l’esecuzione del contratto”.

Un grande punto interrogativo ha poi a che fare con la linea 11: “Altro capitolo rilevante risulta essere il destino dell’impianto filoviario Rimini – Riccione che nell’anno in corso ha tagliato il nastro dell’ottantesimo anniversario dalla sua inaugurazione avvenuta il 01 luglio 1939. Si tratta del secondo impianto per anzianità sul territorio nazionale dopo le filovie del comune di Milano ed il primo per anni di esercizio posto che a parte il triennio 1943 – 1946 e le interruzioni imposte dal periodo bellico, il tracciato è stato utilizzato in continuità nelle diverse configurazioni”. Sul suo futuro i programmi sono spesso cambiati: “Alla base dell’Accordo di Programma per la realizzazione del Trasporto Rapido Costiero sottoscritto fra la Regione Emilia – Romagna, gli Enti Locali e l’allora Consorzio TRAM del 18.12.1998, all’art. 14, era riportata esplicitamente la volontà della Provincia di Rimini, quale Ente Concedente il Servizio, di procedere ad una soppressione dell’esercizio filoviario. Nell’aggiornamento dell’Accordo di Programma del 15.07.2008, all’art. 12, la volontà di soppressione, veniva sfumata in un più generica ridefinizione del servizio in comparti correlati e funzionali al servizio del TRC, il cui assetto nell’ambito del coordinamento del servizio dell’intera rete era demandato ad Agenzia Mobilità. Negli anni il dibattito sul destino dell’impianto filoviario ha incontrato diverse e contrapposte tesi di cui in questa sede non si ritiene di entrare nel merito ma che nell’incertezza hanno di fatto congelato ogni tipo di programmazione sulla manutenzione straordinaria e lo sviluppo futuro dell’infrastruttura che si è limitato negli anni ai soli interventi di mantenimento in sicurezza. Con l’entrata in servizio del Metromare, appare ad oggi non più rinviabile assumere decisioni rapide sul destino dell’infrastruttura filoviaria, posto che l’impianto ha un elevato grado di vetustà che ne richiede un profondo rinnovo soprattutto per le parti originarie o della ricostruzione post – bellica che ne caratterizzano ancora ampie tratte. In assenza di decisioni in tal senso e soprattutto di interventi incisivi appare inevitabile che l’impianto nel volgere di alcuni anni dovrà essere chiuso in quanto verranno meno i livelli di sicurezza necessari per il proseguimento del servizio”. Così nel bilancio 2019. Dove però si fa notare, tracciando una riga sotto i primi mesi di attività del Metromare, che si è verificata una “riduzione dell’utilizzo della linea 11 con un impatto comunque più limitato rispetto alle attese”. E non è una grande scoperta, in quanto la linea 11 offre quel collegamento “sul mare” che la cosiddetta metropolitana di costa, muovendosi lungo il tracciato della ferrovia, non è in grado di offrire.
Questo è il quadro che, come si vede, presenta non poche insidie, anche per il neo presidente Giannini.