Qui piazza Malatesta: povero Fellini!

Qui piazza Malatesta: povero Fellini!

Parole, show, malizie e un uso smodato dei "bambini", tanto da far sorgere un dubbio: è stato inaugurato un museo o un parco divertimenti? Su tutto aleggia una domanda: dopo aver devastato un luogo storico della città e puntato tutto sul regista spendendo un capitale, non sarebbe stato il caso di congegnare almeno un evento all'altezza dal punto di vista televisivo?

Lo scempio di Piazza Malatesta ha avuto il suo epilogo con l’inaugurazione del Museo dedicato al grande Maestro Federico Fellini. Vi racconto com’è andata.
Prima di tutto e davanti a tutto partono su di un palchetto orientato a casaccio in mezzo alla tanto contestata pozzanghera d’acqua torbida le pompose auto-celebrazioni del sindaco e del presidente della Regione che, con il loro consueto tono confidenziale, se la cantano e se la suonano fra di loro in una noiosa premessa a quello che dovrebbe essere l’evento epico della nuova Rimini culturale che avanza.
L’uso smodato della parola “bambini” da parte di entrambi fa pensare più all’inaugurazione di un parco divertimenti piuttosto che di un museo.
Partono poi i palloncini che si incastrano fra gli alberi e le americane delle luci. Si deve recuperali per poi rilanciarli.
Attacca la conduttrice che, con una voce poco enfatica e una “verve” non certo sulle corde di un evento di questo tipo, annuncia la partenza dello spettacolo.
Viene dato il via libera al pubblico ad entrare sulla scena, per poi redarguirlo un attimo dopo perché invade la scena.
Lo spettacolo finalmente “parte” con lo speaker (Valerio Festi, marito della regista della serata Monica Maimone e co-fondatore con lei dello Studio Festi), che legge per un tempo interminabile una sorta di Wikipedia su Federico Fellini, con tanto di anticipazione di tutto ciò che nella scaletta di uno spettacolo normale avrebbe dovuto essere una sorpresa.
Spiegazione dello spettacolo comunque doverosa, perché effettivamente non ci si capiva nulla. Torna in mente il vecchio motto del grande Trilussa: “Se vuoi l’ammirazione dell’amichi, nun faje capì mai quello che dichi”.
Dopo tante chiacchiere, parte finalmente qualcosa di più concreto ed appaiono gli artisti dello Studio Festi, bravissimi come sempre e veri protagonisti della serata. Il pubblico riminese gradisce, riprende col telefonino ed applaude. Dopo anni di dj-set e di moria aeroportuale, vedere qualcosa di effettivamente bello e che vola a Rimini li entusiasma sul serio.
Lo spettacolo prosegue fra artisti appesi, scritte, disegni e video di balletti proiettati sul teatro e sul castello, musiche di colonne sonore felliniane mescolate a canzoni di Lucio Dalla buttate un pò lì a caso, a commento di una ben poco comprensibile mescolanza di ingredienti per creare stupore.
Parte anche un “ventaglio d’acqua” su cui si proietta qualcosa, che si trasforma in un enorme gavettone verso la parte del pubblico che sta a fianco della piazza. Il pubblico non gradisce e, per ripararsi, scappa fuori dalla portata dei getti d’acqua.
A questo punto e con mia sorpresa, noto che anche il sindaco e il presidente si stanno allontanando, tutti presi dai loro telefonini infuocati. Non so che fine abbiano fatto, ma mi auguro siano poi ritornati a terminare di guardarsi lo spettacolo da loro così tanto decantato.
In tutto questo scenario un complimento va ai lavoratori dello spettacolo, agli artisti, ai tecnici, alle maestranze che sono state impeccabili e allo studio Festi (che praticamente ha fatto il suo spettacolo).
Un complimento va anche a chi ha scritto il discorso del sindaco, una sorta di vademecum sulla cultura riminese saggiamente infarcito di citazioni e di malizie finissime, ma letto “a raglio d’asino” da un Andrea Gnassi che, trasformatosi improvvisamente paladino della cultura riminese, fra le varie affermazioni e sbagliando una parola su dieci, chiosa sostenendo che tutto sommato sulla piazza è meglio quello che c’è ora piuttosto che il parcheggio che c’era prima.
Questo è quanto d’impulso mi viene da dire. Devo comunque riconoscere che la buona volontà c’è stata e spero anche la buona fede.
Ma per onestà intellettuale e per quel pò di esperienza fatta in 30 anni di tv, spettacoli ed eventi di ogni genere, credo sia inaccettabile che si sprechi in modo così randomico e superficiale l’opportunità di trasformare Rimini nel tempio di Federico Fellini, una delle figure più note e stimate nel mondo.
Un uomo di una statura culturale immensa, intorno al quale ci si poteva inventare una sequenza infinita di colpi di scena, di ospiti illustri, di momenti evocativi, di emozioni indimenticabili.
Un evento del genere non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad essere trasformato in uno show televisivo per la tv nazionale, vista la caratura del personaggio celebrato e soprattutto, viste le forti sponsorizzazioni di Franceschini e di Bonaccini.
Nota curiosa. Nei ringraziamenti del suo discorso, Gnassi ha menzionato anche Marco Balich, una figura che conosco bene, con cui ho lavorato a lungo e che so essere capace di ben altro rispetto a quanto visto. Se il sindaco e i suoi collaboratori avessero avuto l’umiltà e l’arguzia di affidare a lui la gestione dell’evento, oggi Rimini sarebbe su tutti i media del mondo.

Roberto Vecchi

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