Rimini al secondo posto in Italia per numero di reati, al primo per furti

Rimini al secondo posto in Italia per numero di reati, al primo per furti

Nella graduatoria generale subito dopo Milano, dove si registra la maggior incidenza di reati ogni 100mila abitanti (7.375 illeciti all’anno, che corrispondono a circa 650 al mese), c'è Rimini con 7.203.

La nuova classifica del Sole 24 Ore sulla criminalità è un’altra doccia gelata per Rimini.
Nella graduatoria generale subito dopo Milano, dove si registra la maggior incidenza di reati ogni 100mila abitanti (7.375 illeciti all’anno, che corrispondono a circa 650 al mese), c’è Rimini (7.203). Si evidenzia un calo del 7,17% rispetto all’anno precedente, ma resta un dato preoccupantissimo.
Rimini è al primo posto per furti (6.871). Giusto per dare qualche confronto. Furti a Milano 6.610, Bologna 5.973, Torino 4.892, Firenze 4.858, Roma 4.655.
Nei furti in abitazione Rimini (con 531,2 ogni 100 mila abitanti) viene al 14esimo posto subito dopo Milano.
Mentre nei furti in esercizi commerciali siamo al terzo posto dopo Bologna e Milano.
Rimini è anche al quinto posto in Italia per rapine, al nono per estorsioni e scippi, fra le prime 25 province (è al 24esimo posto) per truffe e frodi informatiche.

La sicurezza resta il grande problema, purtroppo sempre nascosto sotto il tappeto dall’amministrazione comunale, irrisolto. Vi riproponiamo il nostro recente video sul tema.

Il presidente della Provincia, Andrea Gnassi, cerca di attutire il colpo e parla di “un sensibile calo dei fatti criminali rispetto all’anno precedente (-7,2 per cento), in linea con un trend in costante discesa dal 2014 in avanti” per i 25 Comuni del territorio riminese, sottolineando che “sono stati denunciati 2.480 reati in meno, per una percentuale in diminuzione del 9 per cento circa. Un dato, questo, molto interessante. Perché interessante? Non è che è passata la voglia di denunciare, tanto cambia poco?
Gnassi poi attacca il solito disco: la provincia di Rimini è penalizzata “dal fatto di avere una popolazione di appena 335 mila persone che i flussi turistici portano però alla dimensione di una grande città“. Secondo i suoi calcoli “sono circa 30 milioni i ‘residenti aggiunti’ che, se spalmati statisticamente lungo l’arco dell’anno, farebbero aumentare il carico demografico provinciale sino a passare la barriera dei 400 mila cittadini. Oltre 75 mila ‘nuovi cittadini’, distribuiti armonicamente lungo l’intero arco dell’anno, più o meno il 20 per cento di popolazione in più“. Ma invocare la cosiddetta ‘correzione turistica’ non basta più. E nemmeno il fattore crisi economica, che a dire di Gnassi giocherebbe da “meccanismo di ‘maggiore attrattività’ nei confronti della criminalità da parte di quei territori che meglio si difendono dalla difficile congiuntura economica. Questo, ad esempio, potrebbe spiegare la persistenza, in provincia di Rimini e in altri aree ‘ricche’ del centro nord, di fenomeni predatori quali i furti (seppur in calo del 7 per cento sul territorio riminese) e i borseggi”.
Nell’ultimo anno e mezzo, e anche in questi mesi, abbiamo mosso le nostre carte a Roma, con il Ministero degli Interni, per avere risposte positive su due fronti: la ‘promozione’ della Questura dalla fascia C a quella B, che consentirebbe di avere incrementi strutturali delle dotazioni degli organici di polizia; lo spostamento della Polizia nella nuova sede, oggetto di un contenzioso infinito con il privato. Io credo che i prossimi mesi, non anni, saranno decisivi. Occorre finalmente che lo Stato guardi a Rimini per quello che fa e che è davvero, dotandola delle risorse e degli strumenti necessari a un territorio formato da 25 Comuni, 335 mila residenti effettivi e oltre 400 mila reali tutti i giorni che vengono in terra.” Ma occorre soprattutto che sia il presidente della Provincia e sindaco di Rimini a decidersi di guardare finalmente a Rimini per quello che è. Senza chiudere gli occhi, anche destinando alla sicurezza maggiori risorse e attenzione.

A Ravenna (che nella classifica generale è al 13esimo posto) i reati sono scesi del 18,27%, ed è il calo più marcato in assoluto, a Forlì-Cesena (31esimo posto) del 14,30%.

Spara alzo zero la Lega Nord. “Il Presidente Gnassi non sa che pesci pigliare. È un fatto strutturale che la provincia di Rimini ‘accolga’, durante l’anno, centinaia di migliaia di turisti spalmati nelle decine di località balneari della costa; e non solo. Questo cosa implicherebbe? Che per ‘natura’ il comprensorio di Rimini sia una sorta di paradiso e ricettacolo di malviventi? Che la sua vocazione turistica sia necessariamente indice di insicurezza? E tutte le altre Provincie che vivono di turismo o che perlomeno ne ‘subiscono’ l’indotto in termini di presenze aggiuntive?”. Questo il commento del segretario provinciale della Lega Nord, Bruno Galli. “Di questi reati sarebbe interessante verificarne l’incidenza territoriale e la frequenza mese per mese, per capire se realmente l’ago della bilancia lo facciano i turisti con le loro presenze. Se così non fosse, le domande da porsi sarebbero ben altre anche perché, è bene ricordalo, Rimini non è la sola provincia turistica in tutta Italia”.
Secondo Galli, il Sindaco e Presidente della Provincia, Andrea Gnassi, va oltre ogni aspettativa e, nella sua analisi “incolpa addirittura i riminesi del fatto che, storicamente, sono più propensi a denunciare un delitto, una violenza o un furto, rispetto ad altri cittadini di altre Provincie. Un valore civico che, sempre secondo Gnassi, penalizzerebbe il territorio di Rimini facendolo passare per quello che non è. Invece è proprio questo il dato” – incalza Galli – “il quadro che emerge dal report sulla criminalità nazionale predisposto dal Sole 24 Ore non ci dice nulla di nuovo ma piuttosto rimarca l’incapacità di molte Amministrazioni, Rimini in testa, ad affrontare e prevenire il problema della criminalità. Sicurezza infatti, significa anche mettere in campo azioni per migliorare la vivibilità del territorio, eliminando degrado, vandalismi, bivacchi, occupazioni di luoghi pubblici, spaccio e coniugando quindi la prevenzione con il controllo dei reati. Ma servono, per questo fine, amministratori capaci e attenti. Cosa che, nel riminese, scarseggia”.