Rimini e provincia infestate da 11 diverse specie di zanzare, 22 in regione. Nel 2015 isolato il primo caso di West Nile Virus in riviera

Rimini e provincia infestate da 11 diverse specie di zanzare, 22 in regione. Nel 2015 isolato il primo caso di West Nile Virus in riviera

L’entomologo Romeo Bellini ci informa delle ultime novità sugli insetti molesti: tra i più fastidiosi l’Aedes caspius, che si sposta fino a 20 chilometri di distanza. Con tutto questo proliferare, la capitale del turismo non si può più considerare immune dalle patologie virali d’importazione.

C’era una volta la zanzara comune, Culex pipiens il suo nome scientifico. Dava fastidio, pungeva di notte ma tutto sommato riminesi e turisti sapevano farci i conti senza perdere il sonno.
Poi venne il 2002 e Rimini scoprì di essere infestata dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) arrivata in Italia dall’Estremo oriente. Stare sulla sedia a sdraio in terrazza e in giardino divenne un incubo, a causa di questa pungitrice diurna, capace di ritmi di riproduzione impressionanti.
Da allora gli enti locali – cioè i contribuenti – hanno speso centinaia di migliaia di euro ogni anno per tentare almeno di arginare il fenomeno, con la prevenzione e la disinfestazione.
La Romagna conobbe poi l’epidemia di Chikungunya, trasmessa da una persona all’altra tramite punture d’insetto.
Ed oggi? Spiace dirlo, ma il panorama si è complicato.
Non solo perché i dati sulla densità delle zanzare già note parlano di un aumento [vedi la notizia data da Riminduepuntozero e confermata da zanzaratigreonline.it] ma anche perché, con l’intensificarsi di studi e analisi, si scopre che dalle nostre parti sono presenti anche altre specie di cui il cittadino comune fino ad oggi non conosceva nemmeno i nomi.
Inoltre, il proliferare delle zanzare va di pari passo con l’aumento del rischio di malattie, ad esempio il pericoloso virus West Nile che sta colpendo in queste settimane il Veneto: endemico in alcune province dell’Emilia-Romagna, è arrivato anche a Rimini con un caso nel 2015. Un caso sporadico che per ora non dà nessun allarme, ma costituisce pur sempre un precedente da non sottovalutare.

Abbiamo rivolto alcune brevi domande al professor Romeo Bellini, già noto a Rimini per aver iniziato le operazioni di contrasto alla “tigre” quindici anni fa. L’entomologo del prestigioso Centro Agricoltura e Ambiente “G. Nicoli” di Crevalcore è intervenuto in primavera ad un convegno internazionale in Montenegro, dove ha presentato e pubblicato insieme ad altri ricercatori uno studio quali-quantitativo delle specie di zanzara presenti in Emilia-Romagna nel periodo 2010/2016, condotto nei mesi da maggio a ottobre attraverso un sistema di un centinaio di trappole, che hanno permesso di raccogliere 2,4 milioni di esemplari suddivisi in 22 diverse specie [A. ALBIERI, A. PUGGIOLI, F. DE FILIPPO, M. CALZOLARI, R. BELLINI, “Quali-quantitative analysis of mosquito species in the plain area of Emilia-Romagna region (Italy) from 2010 to 2016”; VIII EMCA Conference 2017, 12-16 March, Montenegro: vedi qui].

Professor Bellini, sulla base dei risultati del vostro recentissimo studio la provincia di Rimini vede la presenza di 11 specie di zanzare, una bella cifra…
“Si tratta di specie di zanzara largamente diffuse e note in Pianura Padana [vedi in basso l’elenco delle specie]. Per quanto riguarda Rimini consideri che le due specie nettamente più rappresentate sono Culex pipiens e Aedes albopictus.”

E’ noto che Aedes albopictus è stata importata. E’ successo così a Rimini anche per Aedes caspius e Aedes vexans? Se sì, da dove sono venute? E da quanti anni sono presenti?
“Aedes caspius ed Aedes vexans sono specie nostrane in Italia, cioè sono qua da qualche milione di anni”.

Qual è la pericolosità di queste varie specie di zanzare, presenti nella riviera riminese, per l’uomo?
“La pericolosità è soprattutto legata alla Zanzara Tigre, che può trasmettere virus patogeni per l’uomo (Chikungunya, Dengue, Zika). Non c’è un pericolo particolare nel riminese rispetto ad altre zone”.

A Rimini è mai stata riscontrata una positività al WNV?
“Ricordo ci fu un caso qualche anno fa. Si può dire che West Nile non trova condizioni favorevoli in Romagna. Infatti le province solitamente più colpite sono Ferrara, Bologna, Modena, Reggio Emilia”.

La specie Aedes caspius ha fatto sobbalzare sulla sedia gli entomologi quando, nel luglio scorso, ha fatto segnare in Emilia-Romagna un raddoppio della sua densità rispetto alla media del periodo 2010/2016.
Gli ultimi dati diffusi il 16 agosto hanno visto rientrare la “caspius” nella media attesa nel periodo, ma in compenso il grafico vede in pieno agosto un aumento di zanzare tigre di cira il 70%. Quindi, da una parte o dall’altra, occorre mantenere alta la guardia.
Soprattutto perché c’è di mezzo la salute pubblica. Negli ultimi tempi sta destando allarme in Veneto il WNV, virus trasmesso dalle zanzare che ha come “serbatoio” gli uccelli e come ospiti finali l’uomo e gli equini. Durante l’estate nella nostra regione, come rende noto un bollettino dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) sono state trovate positive al virus due persone, donatori di sangue entrambi della provincia di Reggio Emilia.
Come ci ha spiegato il professor Bellini, il virus non trova in Romagna condizioni favorevoli, eppure è arrivato anche qui.

Ne ha dato notizia uno studio scientifico pubblicato nell’autunno 2016 dal gruppo di lavoro italiano della sorveglianza sul WNV [C. Rizzo, C. Napoli, G. Venturi, S. Pupella, L. Lombardini, P. Calistri, F. Monaco, R. Cagarelli, P. Angelini, R. Bellini, M. Tamba, A. Piatti, F. Russo, G. Palù, M. Chiari, A. Lavazza, A. Bella, “West Nile virus transmission: results from the integrated surveillance system in Italy, 2008 to 2015”, in Euro Surveill. 2016;21(37):pii=30340]. Si tratta di un caso di patologia neuroinvasiva derivante dal West Nile Virus (WNND), che si è sommato ad altri casi in regione (2 a Bologna, 1 a Ferrara, 8 a Modena, 3 a Parma, 1 a Piacenza, 1 a Reggio Emilia), più 6 casi asintomatici in donatori di sangue sempre dell’Emilia-Romagna. L’incidenza di WNND nella nostra regione è di 1,60 ogni milione di abitanti, più alta di quella del Veneto. Del resto l’Emilia-Romagna ha segnato 31 casi di febbre da WNV su un totale di 69 in quattro regioni nel periodo 2012/2015.

“Nell’uomo – spiega lo studio del team tricolore di lotta al West Nile – circa l’80% delle infezioni sono asintomatiche, il 20% può presentare febbre o sintomi simili all’influenza, mentre meno dell’1% ossia principalmente anziani e persone immunodepresse, sviluppano patologie neuroinvasive (WNND) quali encefaliti, meningo-encefaliti o meningiti che possono portare alla morte”. Fra il 2009 e il 2015, su 173 casi di WNND 18 hanno visto purtroppo la morte del paziente (10%). Dal 2011 in Europa è stato isolato un ceppo, sviluppatosi fra Ungheria e zona del Volga, che suggerisce “una possibile introduzione dai paesi del centro e/o est Europa, probabilmente attraverso uccelli migratori”. Ma oggi è l’Italia uno dei paesi europei più colpiti. Gli esperti concludono sottolineando la necessità di proseguire gli sforzi, integrando attività di sorveglianza e approccio multidisciplinare, allo scopo di ridurre il rischio della trasmissione del WNV all’uomo. Una battaglia che vede in Emilia-Romagna uno dei suoi fronti più caldi.

ELENCO DELLE UNDICI SPECIE DI ZANZARE DELLA PROVINCIA DI RIMINI

Aedes albopictus
Aedes caspius
Aedes geniculatus
Aedes rusticus
Aedes vexans
Anopheles plumbeus
Coquilletidia richiardii
Culiseta annulata
Culex modestus
Culex pipiens
Anopheles maculipennis