Sempre più giovanissimi a San Patrignano. Due anni fa il progetto con il Cocoricò

Sempre più giovanissimi a San Patrignano. Due anni fa il progetto con il Cocoricò

Antonio Tinelli snocciola dati preoccupanti. Dall’inizio dell’anno già 22 minori nella comunità di recupero dalla dipendenza. “Oggi la droga costa meno che negli anni Ottanta. Ed è molto più letale”. La soluzione? Fare tanta prevenzione nelle scuole. “Ma lo Stato ci lascia soli, non investe…”.

Un’onda anomala di giovani a San Patrignano. Aumentano, esponenzialmente, i ragazzini nella comunità di recupero per tossicodipendenti. Come a dire: attenti, la morte di Lamberto nel 2015 e quella di Adele, qualche giorno fa, non sono un caso. “Dal 1978, l’anno della fondazione di San Patrignano, abbiamo accolto in comunità 26mila ragazzi. Di questi, 500 sono minori”, ci dice Antonio Tinelli, il presidente del centro di recupero.

I dati eclatanti sono di questi ultimi anni, però…
“Purtroppo sì. Tenga conto che dei 500 minori accolti dal 1978, 150 hanno fatto ingresso negli ultimi cinque anni. In particolare, abbiamo accolto 15 minori nel 2015 e 32 nel 2016, raddoppiando. E siamo già a 22 minori dall’inizio dell’anno. Il peggioramento è netto, il primo contatto con la droga, d’altronde, avviene a 14 anni, attraverso hashish e marijuana”.

Come mai questo peggioramento? Un recente servizio su “Repubblica”, di cui abbiamo conto sul nostro giornale, dimostrava che al Cocoricò è facile procurarsi ecstasy. Due anni dopo la morte di Lamberto Lucaccioni non è cambiato nulla.
“Purtroppo oggi la droga costa molto meno che negli anni Ottanta. E i principi attivi delle sostanze sono 20, 30, 100 volte più potenti. Inoltre, è vero, la droga si compra facilmente. Non soltanto tramite il pusher, nei modi tradizionali. Ora la droga si compra nel dark web, e te la consegnano direttamente a casa. Oppure negli smartshop, dove puoi acquistare sostanze stupefacenti che non sono neanche registrate nelle tabelle del Ministero della Sanità”.

Cosa significa?
“Che il mercato dell’illegalità è molto più veloce dell’azione dei governi. A volte ci troviamo a fare i conti con ragazzi intossicati per overdose e non sappiamo intervenire, non sappiamo cosa abbiano assunto. Questa situazione rende sempre più necessario un intervento legislativo forte, ma è da quasi vent’anni, dalla Legge Vassalli-Jervolino, che non si fa nulla”.

Come è cambiata la geografia della dipendenza?
“La dipendenza da eroina è sempre importante, riguarda il 46% dei ragazzi. Però non è più l’eroina a farla da padrona. Per l’87,6% dei ragazzi la poliassunzione di diverse sostanze è una pratica comune. Il 90,6% di loro ha fatto uso di cocaina, l’88,8% di cannabis, il 54,3% di ecstasy. Il 36% dei nuovi entrati ha praticato il binge drinking, una problematica importante del disagio giovanile. Per tornare alla domanda principale: notiamo un abbassamento dell’età media dei ragazzi che chiedono di entrare in comunità. Nell’ultimo anno siamo passati da 29 a 28 anni di età media; il 77,4% degli ingressi ha meno di 35 anni. San Patrignano ha una popolazione sempre più giovane. Per questo, abbiamo cominciato a fare prevenzione anche nelle scuole medie, all’ultimo anno”.

Beh, la prevenzione dovrebbe dare qualche risultato…
“Gli studenti e i professori vengono colpiti da esempi di vita di giovani che sono venuti fuori dalla dipendenza. Ogni anno incontriamo almeno 50mila studenti. Solo che siamo lasciati soli. Conserviamo lo stesso entusiasmo di sempre, ma siamo soli”.

Che vuol dire? Lo Stato non vi aiuta?
“Nell’attività di prevenzione no. Il Miur potrebbe destinare una parte delle risorse per una campagna di prevenzione nelle scuole. Invece non fa nulla. E non fa nulla il Ministero della Sanità né il Dipartimento Politiche Antidroga. Non hanno risorse per la prevenzione. Allora, facciamo da soli, attraverso una raccolta fondi”.

Ricordo che proprio nel giugno 2015 avete ‘fatto prevenzione’ insieme al Cocoricò, portando lo staff della discoteca a San Patrignano. Pare che lavorare con il ‘mondo della notte’ non abbia ottenuto gli effetti sperati.
“Diciamo che è stata una possibilità straordinaria per approcciare il problema della droga promuovendo un divertimento sano, in un contesto educativo sorvegliato. Devo dire che la morte, poco dopo il progetto, di Lamberto ha provocato in noi un senso di disincanto e di disillusione che ci ha condizionato, è indubbio”.

Da allora non avete più lavorato con le discoteche del territorio.
“No. Il Cocoricò non ci ha più cercato né San Patrignano ha cercato il Cocoricò. Il dolore per quella morte, ripeto, ha creato uno sconforto profondo che ci ha fatto vivere quel progetto come un fallimento. Il problema profondo, però, è un altro”.

Quale?
“Che si parla della droga soltanto di fronte all’ineluttabile. La drammatizzazione del problema, stretto nella morsa politica del ‘liberalizziamo’ o ‘non liberalizziamo’, ha abbassato drasticamente la percezione del rischio. Insomma, non è naturale che una ragazza di 16 anni debba prendere ecstasy per divertirsi. Un ragazzo a quell’età deve appassionarsi alla vita: quello che ti porta alla morte non è divertimento. Si sottovalutano i rischi, per questo assistiamo a una pericolosissima recrudescenza della dipendenza da droghe nei giovani e giovanissimi”.

1978-2018. L’anno prossimo San Patrignano compie 40 anni. Tanti auguri.
“Abbiamo fatto tanto per questo territorio: l’Emilia-Romagna, con 64 nuovi ingressi, dietro la Toscana (72) è la Regione che ha dato più ragazzi bisognosi di aiuto a San Patrignano. Siamo contenti di essere qui, e desideriamo che la nostra sia una comunità sempre più aperta. Auspichiamo che chi vive nel territorio abbia voglia di venirci a trovare”.

San Patrignano è davvero una grande azienda, fondata sul recupero di ragazzi in situazione di disagio. L’ultimo bilancio consultabile, quello del 2015, parla di una attività con 87 dipendenti, 6 collaboratori a progetto e 8 tirocinanti, che ha un “totale valore della produzione” di 18 milioni e 369mila euro e che “chiude con una perdita di esercizio pari a Euro 345.798”. In particolare, i soldi vengono da donazioni (9 milioni e 133mila euro), e dalla “convenzione Ausl” (1 milioni e 308.377 euro). Gli abbonamenti al giornale di San Patrignano hanno fatto incassare 377.141 euro nel 2015, la pizzeria O’Malomm 644.881 euro, il negozio Sp.accio 474.694 euro “per l’area agroalimentare” e 57.877 euro per “l’area oggettistica”. Il “settore produttivo grafiche” ha incassato 1 milione e 497.972 euro. La voce “costo del personale” è di poco oltre i 6 milioni di euro. Auguri.

Fotografia: Antonio Tinelli (primo da destra) coi ragazzi di San Patrignano al Cocoricò per l’evento all’insegna del divertimento sano che fece collaborare comunità e discoteca nel 2015.