Si è dimesso il rappresentante della Diocesi dal consiglio generale della Fondazione Carim

Si è dimesso il rappresentante della Diocesi dal consiglio generale della Fondazione Carim

La decisione arriva ad un mese dalle critiche piovute dal vescovo sulla banca

Per "impegni" Natalino Valentini ha terminato dopo poco più di un anno il suo incarico.

A poco più di un mese dalle parole per niente tenere pronunciate dal vescovo su banca Carim, oggi si è dimesso il rappresentante della Diocesi nel consiglio generale della Fondazione Carim, Natalino Valentini. Direttore dell’Istituto di scienze religiose “Alberto Marvelli”, era entrato nel consiglio nell’aprile dello scorso anno, su designazione del vescovo mons. Lambiasi. I troppi impegni, questa la motivazione delle dimissioni, non consentono più a Valentini di restare in Fondazione. Ma è difficile non andare con la memoria, ancora freschissima, a quanto disse il vescovo in occasione del discorso alla città per il Corpus Domini, che merita di essere riletto: “Al riguardo, non possiamo non riaffermare i sacrosanti principi fondamentali come la salvaguardia della dignità della persona umana e la tutela dei diritti civili, e del lavoro! Il lavoro non è carità, ma giustizia e dignità. Inoltre una banca deve sempre mettere al centro del proprio operato il bene comune, di tutti e di ciascuno. Non quello di gruppi di pressione o di interesse, di corporazioni o gruppi di potere di qualunque tipo, favorendo così lo sviluppo della democrazia economica e scoraggiando la formazione di monopoli e le concentrazioni economiche e finanziarie. Occorre, poi, favorire la crescita e lo sviluppo economico del territorio, e non le rendite di posizione o la speculazione – finanziaria, immobiliare, fiscale – avendo sempre una forte attenzione alle ricadute occupazionali, sia all’interno della banca sia nel territorio nel quale opera. Pertanto va scrupolosamente evitato il serio pericolo che, a pagare il costo salatissimo di una crisi di drammatiche proporzioni, siano ancora una volta i più deboli”. Lambiasi registrò il gradimento di Fabi, qualche rimbrotto e una replica di Carim che cercò di nascondere l’imbarazzo col tentativo di intestarsi le preoccupazioni espresse dal vescovo. Ma è abbastanza evidente che il modo in cui Fondazione e Carim hanno deciso di gestire il futuro della banca, ormai in attesa dell’ingresso di CariParma, non è piaciuto al pastore della Chiesa di Rimini.

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