Spiaggia libera per concerti: Comune e ambientalisti ai ferri corti

Spiaggia libera per concerti: Comune e ambientalisti ai ferri corti

"Il concerto non si fa perché io mi lego". Roberta Corsi di AsOER quest'anno non è disposta ad accettare in nessun modo l'area per eventi davanti alla colonia Bolognese. In questa intervista spiega le ragioni. E tutte le associazioni ambientaliste chiedono che la spiaggia fra Riminiterme e il Marano venga gestita in chiave "green".

Martedì 25 Febbraio. Presso l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Rimini finalmente ha avuto luogo un incontro tra l’assessore Anna Montini (Ambiente, Identità dei Luoghi, Protezione Civile ecc.), l’assessore Jamil Sadegholvaad (Attività Economiche, Igiene e Sanità, Diritti degli Animali ecc.), la dirigente Catia Caprili (Dipartimento Città Dinamica e Attrattiva, Settore Turismo, Water Front e Riqualificazione Demanio) da una parte, e il Coordinamento Associazioni Ambientaliste (ANPANA Rimini, AsOER, CNCF, dnA Rimini, Fare Ambiente, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, L’Umana Dimora e WWF Rimini) dall’altra. Il dibattito è stato sollecitato dalle associazioni per discutere la destinazione della spiaggia davanti all’ex Colonia Bolognese e area Marano. La riunione avrà sortito qualche risultato? Lo abbiamo domandato a Roberta Corsi di AsOER (Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna).

Signora Corsi, vi siete incontrati con alcuni rappresentanti dell’Amministrazione Comunale per discutere l’irrisolto problema aree naturali/fratino/spiagge libere. Un tema urgente e importante.
«Sì, l’arenile in oggetto è una delle rare spiagge libere di Rimini. È quasi un miracolo che negli ultimi anni sia stata eletta come sito di nidificazione da alcune coppie di fratino (Charadrius alexandrinus), il piccolo trampoliere che nidifica sulle coste italiane. Il numero di esemplari di fratino si è talmente ridotto da essere inserito tra le specie in grave pericolo di estinzione. Non è un caso che i nidi siano ovunque rigidamente protetti. Ricordo, per chi avesse memoria debole, che è tutelato dalla Direttiva comunitaria 2009/147. Comunque, purtroppo quella specifica area è ambita anche per l’organizzazione di eventi funzionali al turismo riminese. Vedi il Jova Beach Party e la Beach Arena dello scorso anno. L’Amministrazione Comunale intende riproporli nonostante questi siano notevolmente invasivi e compromettano seriamente l’habitat dei trampolieri e di alcuni tipi di flora selvatica che tra l’altro, in questo momento è stupenda sia alla foce del Marano che dietro la Colonia Bolognese. È una situazione bellissima. Abbiamo avuto modo di apprezzarla domenica mattina con i volontari dell’associazione Più Riuso e Salviamo il Fratino con cui, noi di AsOER, abbiamo organizzato un “clean-up (pulizia collettiva dai rifiuti; ndr). Hanno partecipato tanti bambini e adulti, estremamente motivati. Abbiamo raccolto di tutto. Purtroppo, come sempre, molta plastica. Nonostante questo, i bambini, ma anche molti adulti, hanno conosciuto la bellezza dei gigli di mare».

Prima che la spiaggia libera venisse inevitabilmente “arata” dal pubblico accorso per le manifestazioni che ha appena citato, si vedevano le dune, la vegetazione con i tipici baccelli spinosi e perfino uno scarabeo stercorario, dalle nostre parti altrimenti detto “bagheron merdaro”…
«Come scritto in neretto nel comunicato stampa diramato, le spiagge libere non devono essere considerate alla stregua di luoghi “vuoti” perché l’assenza di antropizzazione, al contrario, permette che rimangano intatte autentiche isole di “Natura”. In questi luoghi fanno ritorno gli animali, le piante autoctone, le dune. È grazie a un certo ambiente favorevole che anche i fratini tornano a nidificare. Lasciarli in pace, una buona volta, avrebbe un ritorno positivo per tutto l’ecosistema. Inoltre, come esposto nel comunicato, in quell’area insistono eccellenze architettoniche quali l’ex Colonia Bolognese, per esempio, che permetterebbero di trasformarla nei veri “fori imperiali del turismo balneare del primo ‘900”.»

L’argomento è stato incentrato sulla salvaguardia di un’area naturale, la spiaggia libera, talmente tanto libera da essere contesa da più parti e per le più svariate motivazioni. Una di queste si chiama Beach Arena. È così?
«Come noto, Enrico Galli (Hi Riviera Srl) ha richiesto il rinnovo della concessione dell’area demaniale antistante la colonia Bolognese sulla quale allestire appunto, “Beach Arena”. Sapendo che al Comune sono giunte le nostre proteste, per voce dell’assessore Sadegholvaad, Galli ha avanzato agli ambientalisti intervenuti una proposta. Sicuramente ritenuta ragionevole, dal suo punto di vista, ma alla quale ho contrapposto la mia».

Cosa avrebbe proposto, Galli?
«”Se realizzo questo evento, sapendo che potrebbe disturbare il Fratino, mi impegno a far sì che durante gli eventi e il montaggio e lo smontaggio del palco, assumo a mie spese persone qualificate per allestire e presidiare il controllo sul fratino. Il tutto, naturalmente, dietro vostre indicazioni. Così siamo tutti a posto”».

Il Jova Beach della scorsa estate

E lei?
«Io ho detto: “no, basta. Tamponi e rappezzi estemporanei non se ne mettono. Lo abbiamo già fatto l’anno scorso con con il Jova Beach Party. Punto. Fine, basta lì. Il fratino quest’anno è tornato, si è ripreso gli spazi che peraltro gli erano già stati tolti in passato. Sono anni che prova a nidificare. Ora basta. È un animale in via di estinzione e va protetto: senza patteggiamenti e senza indugio”. Jamil (Sadegholvaad; ndr) ha detto anche che il 3 di luglio, durante la Notte Rosa ci sarà un personaggio stratosferico della musica latina di importanza internazionale del quale evidentemente al momento non può ancora fare il nome».

Va bene. Quindi?
«Gli ho sibilato a muso duro che a me non interessa nulla. Se in quella settimana ci fosse il nido del fratino, potrebbe venire anche domineiddio a fare il concerto: il concerto non si fa perché io mi lego. Lì davanti.
L’assessore si è messo a ridere, ma lo faccio davvero. Propositi e legacci a parte, a seguire abbiamo avanzato la nostra controproposta. Visto che il Comune di Rimini ha investito tanto sul terreno e sulla Colonia Novarese, andassero a tenere i concerti là, dove di spazio ce n’è molto. Per gli appassionati di musica, sabbia o erba non fa differenza».

Ottima soluzione. Che ha detto Jamil Sadegholvaad?
«In verità, non ha dato una spiegazione molto esauriente. Ha detto solo che “là ci sono grossi problemi di svariati tipi (ci riserviamo fin d’ora di domandargli quali siano gli “svariati tipi”; ndr) tra cui, quello non di poco conto che quando piove c’è un ristagno d’acqua che renderebbe quasi impraticabile quella via. Gli è stato fatto presente che se è vero che quei famosi eventi, come ripetono alla noia, “portano un sacco di soldi… eccetera eccetera”, per carità, non saremo noi a fermare l’economia della città, però si potrebbe tranquillamente utilizzare quell’area. Ci sono tre mesi di tempo per bonificarla. Basta mettere subito mano ai lavori. Poi però si è inserita una domanda di qualcuno ed è stato immediatamente cambiato discorso…
Comunque, l’intera area del Marano andrebbe ripensata, come sostenuto a una voce sola da tutte le associazioni ambientaliste. Il progetto proposto da Franco Boarelli (Presidente provinciale dell’associazione L’Umana Dimora) è stato infatti condiviso da tutti, quando ha chiesto che l’area da Riccione nord (dal Marano, fino al Talassoterapico) venga rinaturalizzata e che si cerchi di introdurre un turismo “dedicato”: come fanno a Marina di Ravenna, e come usano fare al nord.».

Infatti, nel comunicato stampa a firma collettiva si legge che “Ci sono vasti spazi che possono essere utilizzati per attività outdoor green ludico sportive, come base per percorsi verso l’entroterra, attività legate al benessere, ecc., tutte potenzialità capaci di produrre flussi turistici per l’intero anno. La spiaggia fra Rimini Terme e il Marano ha i valori storico culturali ed ambientali utili per essere valorizzata per un uso ed uno sviluppo alternativi e complementari al modello di turismo antropizzato e a forte impatto ambientale di tutta la restante costa riminese. E può essere una variante importante per l’offerta di un turismo alternativo e più soft, in coerenza con il suo status di spiaggia libera e con il progetto di Area del Benessere previsto per Rimini Terme e la Novarese”.
C’è poi un passo in cui si sostiene che “Grazie ad una “furbata”, in Emilia Romagna si considera la percentuale di spiaggia libera su scala regionale e non comunale, da cui deriva che, grazie alle aree costiere protette del litorale nord della regione, siamo ampiamente entro i criteri. Poco importa se poi i Riminesi, di fatto, hanno a disposizione tratti di spiaggia libera percentualmente molto più esigui. A questo si aggiungano le iniziative per gli spettacoli estivi che occupano e privatizzano ulteriormente gli spazi liberi”. Da noi contattato per telefono, Ivan Innocenti di Italia Nostra rincara la dose sulla “furbata”: «Viene calpestato il principio dell’uso pubblico e sociale di uno spazio come la spiaggia libera. Appaltarla (quella poca sopravvissuta) per manifestazioni a pagamento significa sottrarla all’uso collettivo gratuito a cui è destinata. E’ una facoltà dell’amministrazione locale che favorisce pochi, a danno dei più… ».
Dunque, per gli ambientalisti la scelta di “un turismo fracassone e impattante, è sbagliata e non accettabile”. Dagli elementi che abbiamo raccolto a voce e dai loro scritti si ha la netta sensazione che, pur rimanendo all’interno di un “civile dibattito”, come asserito da Roberta Corsi, le posizioni delle due parti siano tuttora a distanza siderale.

Signora Corsi, come si è conclusa la riunione? Che vi hanno detto, accomiatandovi?
«È finita con “allora, ci riaggiorniamo” che equivale a “come sempre, faremo come vogliamo… ”».