Sul caso Funelli la toppa di Gnassi è peggio del buco

Sul caso Funelli la toppa di Gnassi è peggio del buco

Un lungo intervento di difesa in consiglio comunale. Con passaggi abbastanza scivolosi. La cronaca.

Rimini ha un sindaco cool, ormai è risaputo. Se ne sono dovuti fare una ragione anche Barack Obama e Michelle, come rivelò il nostro scoop di luglio. Nel quale il sindaco facente funzioni, Sergio Funelli, era già finito al centro delle attenzioni, addirittura dell’America.
Difficile che un politico cool possa essere anche un “dottor sottile”. Ma un po’ più sottile il nostro sindaco cool dovrebbe diventarlo.

Oggi in consiglio comunale sulla patata bollente dell’incarico al capo di gabinetto, Sergio Funelli, Andrea Gnassi se la sarebbe potuta cavare così: abbiamo chiesto un’audizione alla Corte dei Conti, che ci ha posto alcuni rilievi, per fornire tutte le nostre risposte, compresi i numeri che dimostrano come nella riorganizzazione degli uffici da noi compiuta il Comune di Rimini abbia risparmiato 230 mila euro rispetto alla precedente amministrazione. Punto. Cose che ha detto alla fine, ma prima ne ha sbrodolate molte altre.
Un sindaco cool tende a esondare, inforca i Ray Ban quando ci vorrebbero gli occhiali da vista, considera la diplomazia una superficie troppo levigata e lucida per camminarci sopra con naturalezza, e se apre il rubinetto non è contento fino a quando non sia uscita l’ultima goccia di pensiero liquido.

Sta di fatto che oggi Gnassi l’ha presa troppo alla larga e almeno con due ruote è finito nel fosso. Già dall’incipit del suo intervento si era capito che avrebbe slittato.
Se fossi stato suo collega di partito l’avrei assunta a fare il capo di gabinetto valutando in maniera più positiva la sua esperienza amministrativa di un titolo di laurea. Non si può virgolettare questa frase, perché non è la trascrizione letterale delle parole pronunciate dal sindaco Gnassi questo pomeriggio in consiglio comunale, ma il senso dell’affermazione rivolta al consigliere Gioenzo Renzi è sostanzialmente questo.
Si parlava dell’incarico (ben pagato) al capo di gabinetto del sindaco, Sergio Funelli, oggetto di una interrogazione di Giuliana Moretti e di Renzi, appunto. Piatto ricco per l’opposizione, visto che la Corte dei Conti ritiene fondati e meritevoli di ulteriore approfondimento i rilievi sollevati da Renzi (e dalla Moretti), valutando eccessiva la retribuzione (tutto compreso equivale ad un costo per il Comune di Rimini di 90 mila euro annui) ed anche la categoria di inquadramento, perché un D1 deve essere in possesso della laurea, che Funelli non ha.
Che ha fatto Gnassi davanti ad argomentazioni stringenti e all’oggettivo peso della entrata sul campo di gioco di un arbitro, la Corte dei Conti, che ha già estratto il cartellino giallo?
Ha fatto il martire del “sistema” ed ha sbuffato insofferenza all’indirizzo della Corte dei Conti, con metafore poco istituzionali.

“Viviamo in un Paese strano”, ha argomentato Gnassi. Se l’è presa con lo “scoraggiante stato della autonomia dei comuni” perché “ormai chi amministra gli enti locali si trova a confrontarsi con un quadro finanziario, normativo e ordinamentale che toglie qualsiasi tipo di ruolo: non abbiamo nessun tipo di autonomia programmatoria, fiscale, organizzativa, si è tolta qualsiasi cosa ai comuni”.
E poi: “Sul piano politico e anche su quello umano vorrei dire che viene chiesto agli amministratori di provare ad amministrare dei contesti privi ormai di qualsiasi relazione istituzionale. Noi qui siamo ad un cortocircuito istituzionale …” (forse gli è piaciuta la metafora elettrica che aveva usato nei suoi confronti il vicepresidente della Provincia, Carlo Bulletti).

In effetti un po’ di puzza di bruciato si è sentita, ma non per colpa dei fili della corrente. La prima tirata d’orecchi da parte del sindaco alla Corte dei conti è stata questa: “Oltre la metà dei comuni italiani non ha approvato i bilanci preventivi, quindi la Corte dei conti si dovrebbe anche occupare di un quadro per cui il danno alla comunità è fatto da comuni che non sono in grado di approvare i bilanci preventivi”. Come dire: si fa scappare una trave del genere e invece guarda alla pagliuzza del Comune di Rimini?

Per la legge del rubinetto che non si chiude, Gnassi è andato avanti: “Questo è il quadro in cui avviene l’esposto specifico, … un esempio piccolo ma allucinate…” Ma si rischia anche di “cadere nel ridicolo quando ad esempio, mi hanno segnalato gli uffici, che la Corte dei conti ha chiesto a questo Comune informazioni circa l’acquisto di alcune litografie di Sughi, il pittore forlivese, sulla congruità … per sapere a chi fossero state date, regalate, queste litografie, della serie che se un sindaco vuole riconoscere il lavoro del ciabattino di via Bertola che è li da 50 anni, la Corte dei conti probabilmente ha da eccepire perché non ritiene congruo … questo è il contesto nel quale noi agiamo, che non ha certezze normative”.
Il ragionamento è molto cool: Sughi, il ciabattino, le certezze normative.

Avanti. “Il sostituto procuratore della Corte conti ha inviato a me, ai membri della giunta e al segretario generale (che in assenza del dirigente al personale ha adottato gli atti) una richiesta di deduzioni in ordine alla assunzione del capo di gabinetto per l’indennità ad personam ritenuta eccessiva.
In accordo con la giunta abbiamo deciso di produrre una memoria scritta e di chiedere un’audizione al procuratore per rappresentare sia le ragioni giuridiche e sia la ragioni di fatto che abbiamo adottato”. L’anima istituzionale qui ha avuto il sopravvento, ma per poco.
Il sindaco cool è tornato subito in gioco: “Ho chiesto una audizione perché ritengo che sia ora che le diverse articolazioni dello stato tornino ad affrontare le questioni provando a guardarsi negli occhi oltre che nel merito delle questioni giuridiche”.

Il resto è stata una puntualizzazione politicamente corretta, probabilmente l’unica che sarebbe dovuta uscire dalla bocca del sindaco per non dover poi fare il sacco del pugile. Gnassi ha spiegato che, partendo dalle difficoltà di bilancio con le quali ha dovuto fare i conti al pari di tutte le amministrazioni comunali, ha optato per una riorganizzazione della macchina comunale che – secondo quanto ha riferito in consiglio – ha fatto risparmiare 230 mila euro. “Alla audizione andrò a spiegare che l’organizzazione dell’ufficio di supporto è parte della struttura comunale, andrò a sottolineare il fatto che i dirigenti sono passati da 30 che erano alla fine del 2010 ai 20 attuali (18 fino a pochi mesi fa), che i dirigenti a tempo determinato nel precedente mandato erano 6 e oggi sono solo 2, andrò a dire che l’organizzazione di supporto alla giunta e al sindaco che era composta di 18 persone oggi è di 13 e fra questi non ci sono i due dirigenti che c’erano in passato, tra cui un direttore generale e tra cui un dirigente che era dedicato all’ufficio di ricerca e supporto del sindaco. La figura del capo di gabinetto si inserisce nel quadro di questa riorganizzazione che ha permesso a questo comune di risparmiare circa 230 mila euro”.

Ha detto ancora che il “capo di gabinetto svolge un ruolo di raccordo fra le figure dirigenziali e la giunta”, ha evidenziato la “quantità e qualità del lavoro che svolge, reperibile sabato e domenica…” e così via.
Per concludere che “la giunta si farà eventualmente carico, personalmente, del danno se sarà accertato dalla Corte dei conti, ma è un “danno” che ha permesso un risparmio alla collettività. Ovviamente sulla base della audizione prenderemo le decisioni necessarie e valuteremo tutti gli atti che riguarderanno l’inquadramento del capo di gabinetto”.
Fino all’ultimo guizzo cool: “Giustamente ci sono le norme (e non solo la buona fede ma anche la dimostrazione degli atti che abbiamo fatto), dopo di che se questo paese guarderà non alle cose di sostanza ma alla forma, trarremo le conseguenze, consapevoli che ci assumeremo tutte le responsabilità”.

Renzi e Moretti hanno dovuto solo aggiungere che “le regole vanno rispettate” (tocca purtroppo anche ai sindaci cool) e che non sono stati loro a fare le leggi e nemmeno il regolamento comunale che stabilisce come i posti di categoria D debbano essere occupati da laureati. Renzi, sgamato e dal pelo lungo, ha pure avuto la soddisfazione di fare fino in fondo l’uomo delle istituzioni rispettoso della lex: “Io non sfiderei la Corte dei conti”, ha detto rivolto al sindaco. “Sono d’accordo sulla lotta agli sprechi, ma lei poteva nominare il capo di gabinetto assegnando questo incarico ad un dirigente, come succedeva prima, invece si è assunto l’uomo di partito”. D1, colpito affondato.

COMMENTI

DISQUS: 0