Teatro Galli: epigrafi di riconoscenza

Teatro Galli: epigrafi di riconoscenza

Fiancheggiano l'ingresso principale e ci dicono molto del passato e anche qualcosa del presente.

Il 16 agosto 1857, come è noto, venne inaugurato il Teatro cittadino attualmente intitolato ad Amintore Galli, ma allora chiamato Teatro Nuovo. Dopo le distruzioni belliche e successive, dettate da un non senso allora imperante, finalmente il 28 ottobre del 2018 riaprì i battenti, per la seconda volta quindi, dopo la sua ricostruzione – quasi – com’era e dov’era, grazie all’indispensabile instancabile contributo dell’associazione “Rimini Città d’Arte (l’arte vera) – Renata Tebaldi”; e non degli abili appropriatori di meriti pronti ad intestarsi rapidamente e indebitamente quelli altrui al momento opportuno.
Presso l’Archivio di Stato di Rimini è conservata una copiosa e minuziosa documentazione, relativa alla costruzione di quello che oggi è un bellissimo monumento. Tratta di tutto: dagli arredi, alle tappezzerie, ai decoratori e il complesso di ciò che concerne i vari elementi costruttivi ma anche degli artigiani loro fautori. Si leggono inoltre le corrispondenze con l’impresa teatrale che si curò dell’inaugurazione e di altre manifestazioni.
Nella raccolta del 1857 si trova anche un riferimento alle due epigrafi che fiancheggiano il portone principale, che come per tutto il resto non sono lì per caso, ma hanno una loro storia a parte.

Il 5 marzo 1857 il Dottore Enrico Bilancioni così scrive, nella sua missiva indirizzata al Gonfaloniere cittadino, il sindaco di allora, carica esercitata da Gianfrancesco Guerrieri (la stessa risulta acquisita dal Comune in data 7 Marzo 1857 al prot. N°332):

“Illustrissimo Sigr Gonfaloniere
A serbare nella comune ricordanza e gratitudine i nomi di què benemeriti Gonfalonieri, che posero principale e diligentissima opera all’erezione e al compimento del nuovo Teatro, io avami spontaneamente assunto l’incarico di scrivere una apposita latina iscrizione. E compitala interpellai per la convenienza di fatto, ove collocarla, l’Architetto Sigr Profr Poletti, il quale nel fissarlo ad uno dei lati della porta maggiore d’ingresso, mi facea osservare, che la simmetria avrebbe richiesta altra epigrafe al lato opposto. Perciò stimai dare mano anche a questa seconda, e dopo averla ultimata, perché rispondesse non alla mia sufficienza, che è pur lieve, ma sì bene alla dignità del soggetto e della città, la sottoposi all’esame del Sigr Cave Borghesi, come aver di già praticato per la prima epigrafe. L’una e l’altra riveduta e gentilmente anzi maestralmente corretta da quel Chiarissimo, mi fa da oggi un dovere di diriggere alla Signoria Va Illma. Ed io poi mi trovai abbastanza soddisfatto dalle cure da me usate. Se queste potranno meritare il benigno aggradimento della S.a Va Illma, alla quale colla debita stima e considerazione mi professo.
Rimini 5 Marzo 1857
Umilmo~ devmo~ servitore
Enrico Bilancioni”

Il Bilancioni alla sua missiva, compiegava anche lo schema delle due epigrafi con i relativi testi:

1. PANI Avv. Luigi Pres. Comm. Munic.; agosto 1849 – dicembre 1850
2. FERRARI Conte Sallustio B. Gonfaloniere; dicembre 1850 – dicembre 1852
(Fonte).

Ia – [la solerte splendidissima amministrazione comunale, provvedendo al decoro della patria e al ricreamento dei cittadini, concesse il 14 marzo 1841, per la costruzione del nuovo teatro, i pubblici magazzini del grano, disusati, guasti, e fatiscenti, in questo centralissimo luogo urbano].
In sostanza l’amministrazione comunale ricorda che il terreno è suo, mentre il nuovo teatro è sorto per opera di un condominio privato e pubblico.

IIa – [Il Gonfaloniere Giovan Francesco Guerrieri terminò la fabbrica e tutti gli ornamenti e inaugurò l’11 luglio 1857 il teatro che, con voto pubblico, i suoi predecessori Luigi Pani, con progetti dell’architetto Luigi Poletti aveva cominciato dalle fondamenta e il conte Sallustio Ferrari aveva proseguito con diligente solerzia].

Nella parte posteriore della lettera la disposizione in merito, del Gonfaloniere Gianfrancesco Guerrieri in carica dall’agosto 1854 al settembre 1857:

“a 7 Marzo 1857
D’intesa della Magistratura si ringrazierà lo scrivente, e s’incaricherà l’Inge (comunale) a dare le opportune disposizioni per l’effetto.
Il Gonfe –
G. Guerrieri”

E il 10 marzo successivo arriva la risposta al mittente:

“All’Illmo~ ed Ecc~
Sigr Dr Enrico Bilancioni
Rimini

Ha aggradito oltremodo la Magistrata [Magistratura] le due Epigrafi latine, che da V.S. Illma le vennero prospettate per collocarsi in questo nuovo Teatro; e che ne ha ammirato il senno e l’eleganza, con cui Ella ebbe pensiero di elaborarle. Con tutto l’animo Le porge a mio mezzo le più vive azioni di grazie, e se le professa tenutassieme: e nel pregarla ad accogliere queste nostre sincere espressioni di riconoscenza e di stima mi pregio di dichiararmi con sensi della più particolare considerazione.
Rimini 10 Marzo 1857
Il Gonfaloniere
G. Guerrieri”

Ma chi erano sinteticamente i due personaggi citati? Il dottor Enrico Bilancioni pare che fosse un notabile della Commissione teatrale. Bartolomeo Borghesi (1781-1860) invece, era il famosissimo archeologo e numismatico di Savignano, che viveva a San Marino per timore del governo pontificio, dati alcuni trascorsi liberali.

Infine una considerazione, dovuta. L’evento narrato pone in risalto la solenne gratitudine che nel 1857, il Bilancioni ricevette nel proporre l’apposizione di due epigrafi all’ingresso del Teatro; tutto sommato, se vogliamo, cosa marginale nel contesto dell’intera fabbrica.
Nel 2018, al contrario, in occasione della riapertura del Teatro, sono mancati sia la menzione che il ringraziamento all’associazione culturale “Rimini Città d’Arte – Renata Tebaldi”, che si è spesa con grande impegno per giungere a quell’obbiettivo; un’azione incisiva, decisiva e fondamentale dunque. In subordine non dico un’epigrafe, ma neppure una targhetta.
Quindi, eccessivo “bon ton” del passato, o gravissima irriconoscenza del presente?

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