Trc, Morelli: “Si tira dritto nonostante tutti sappiano che l’opera avrà costi insostenibili”

Trc, Morelli: “Si tira dritto nonostante tutti sappiano che l’opera avrà costi insostenibili”

Presidente della Tram dal 1993 al 1996, Gabriele Morelli spiega che già nei primi anni 90, grazie alle analisi preventive compiute dalla struttura te

Presidente della Tram dal 1993 al 1996, Gabriele Morelli spiega che già nei primi anni 90, grazie alle analisi preventive compiute dalla struttura tecnico-economica dell’Azienda di trasporto della provincia di Rimini, chi di dovere era al corrente che l’infrastruttura sarebbe stata disastrosa per i bilanci pubblici, in quanto la sua tratta più redditizia, Rimini-Riccione, si sarebbe trasformata in una voragine di costi insostenibili. Eppure si va avanti con una ossessione quasi ideologica. Ma hanno pesato anche altre scelte strategiche mancate.

Leggendo alcuni giorni fa su Rimini 2.0 l’articolo di Sergio Gambini in merito al tema della Metropolitana di Costa non ho potuto fare a meno di pensare a quanto sia difficile, anche dopo tanti anni e dopo evidenze oggettive degli errori compiuti, ammettere la realtà dei fatti!
Invece, ci si attarda in descrizioni che ricordano una sorta di “amarcord felliniano” abbinato al racconto (oggi si direbbe “narrazione”) di improbabili relazioni con vari personaggi e luoghi della politica e delle istituzioni, che non hanno permesso di portare a compimento le opere.
Un modo che distrae dalla necessaria autocritica e che, purtroppo, si è generalizzato in una classe dirigente che non ama ammettere gli errori e tantomeno riconoscerne le responsabilità. Una situazione che, così a Rimini come in tutto il Paese, tra trasformismi e corresponsabilità in diversi livelli di gestione, toglie ai cittadini anche il potere di valutare la classe politica che sono, poi, chiamati ad eleggere.

Ha ragione Gambini, quando ricorda la spinta ed il contributo politico-programmatico di Carlo Della Rosa nel disegnare una “Città Circondario” che, al di là delle parole allora utilizzate, conteneva la visione della necessità di progettare lo sviluppo della futura provincia di Rimini come “area metropolitana costiera” unitaria ed articolata, con infrastrutture che ne diventassero l’armatura fisica ed il cuore economico e culturale. Da qui, i progetti per il TRC, la Fiera, Il Centro Congressi, l’Aeroporto, ecc.
Ma come spesso succede il “diavolo sta nei dettagli” e, purtroppo, all’interno di una visione strategica lucida ed avanzata, si inserirono realizzazioni sbagliate che, oggi, appesantiscono il territorio e l’equilibrio finanziario delle sue principali istituzioni, vanificando il disegno dell’area metropolitana.

La Metropolitana di Costa (poi TRC), per esempio, fu un errore non tanto nella sua definizione, ma nella scelta della modalità tipologica adottata per il tratto principale, cioè tra Rimini e Riccione. Dalle analisi preventive compiute dalla struttura tecnico-economica della TRAM (ne fui Presidente dal 1993 al 1996), risultava chiaramente l’insostenibilità della infrastruttura così pensata (infatti, il risultato di pochi minuti in meno, avrebbe avuto un costo che mai si sarebbe potuto coprire! Ciò, inoltre, avrebbe anche comportato la conseguenza del disastro finanziario della Azienda di trasporti, in quanto la sua tratta più redditizia si sarebbe trasformata in una voragine di costi insostenibili).
Di fronte ad una tale prospettiva, non vale e non basta la motivazione che i finanziamenti statali sarebbero arrivati solamente per una nuova infrastruttura e non per un adeguamento e miglioramento della tratta in essere, spesso adottata in risposta. Sta di fatto che si andò avanti tra mille difficoltà e alti costi di progettazione. Oggi, dopo più di vent’anni la Metropolitana di Costa non c’è ancora, mentre la prospettiva del mondo ed in esso della nostra zona turistica, è cambiata profondamente.

Il tempo non è mai neutro rispetto alle scelte infrastrutturali! La pervicacia, l’ossessione quasi ideologica con la quale si è proseguito nel cercare di raggiungere il risultato, non ha permesso di “vedere” che il tempo stava trasformando questa infrastruttura da volano per lo sviluppo, in un vincolo per i bilanci finanziari.
Ma l’errore che sta alla base di questi “fallimenti” fu anche di ordine strategico, in particolare quello di non puntare al trasferimento a monte del Colle di Covignano dei tracciati dell’Autostrada e della Ferrovia ad Alta Velocità con le connessioni alla Repubblica di San Marino, alla Fiera ed all’Aeroporto Fellini, con la conseguenza di poter utilizzare sia la sede ferroviaria attuale, come quella autostradale, per i collegamenti di area metropolitana!
Si diceva che ci sarebbero voluti tempi più lunghi e che sarebbero emersi opposizioni sull’impatto ambientale, ma se li guardiamo oggi questi aspetti, possiamo addirittura presumere che avrebbero potuti essere affrontati e gestiti con minori difficoltà.
Certo, un altro aspetto di fondo che non ha aiutato i processi, è stato un deficit di azione dell’Istituzione Regione, che non ha operato adeguatamente per evitare la proliferazione di investimenti in infrastrutture ripetitive e non coerenti con quell’ambizioso e stimolante (e per quanto mi riguarda, condivisibile) disegno di area regionale “Metropolitana Policentrica”, al quale, purtroppo non si è mai riusciti a dare una guida e fornire delle gerarchie.
L’esempio del fallimento del sistema Aeroportuale regionale ne è l’elemento di maggior visibilità. Oltre alla moltitudine di risorse pubbliche mal spese nella concorrenza fratricida degli scali, il risultato è stato quello di restare con un unico aeroporto regionale che ha aumentato i volumi di traffico solamente grazie al suo declassamento competitivo, e cioè aprendo al settore low-cost con tutto ciò che significa questo mercato. Di tutti gli altri scali della regione, oggi resta solamente la testimonianza e poco altro….
Non voglio parlare di Fiera e Congressi, pur se anche questi non si discostano dal problema complessivo che ho cercato di delineare per il TRC. Qui, semmai, si potrebbe ricordare che all’inizio una parte minoritaria, fra i quali anche il sottoscritto, aveva posto il problema di una scelta strategica sul Congressuale/Fieristico che, puntava alla ristrutturazione dell’insediamento esistente attraverso una logica coerente con la ricerca del differenziale competitivo rispetto ai concorrenti che avevamo individuato nella realizzazione di una infrastruttura ad altissimo contenuto di innovazione. Attraverso partnership ed accordi tecnico commerciali con le più importanti società tecnologiche che stavano crescendo nella Silicon Valley americana, si poteva puntare a costruire un sistema fieristico e congressuale utilizzabile anche con le logiche virtuali, che avrebbero permesso di anticipare modalità più economiche e continuative di esposizioni e conferenze.
Ovviamente, arretratezze culturali e paura del nuovo, affiancate da una ancor forte “attrattività del calcestruzzo”, ci hanno portato a compiere la scelta classica di costruire nuove “strutture” con un esborso di investimenti pubblici tale da condizionare le Istituzioni del territorio per decenni… Una struttura, che peraltro anch’essa si scontra con la sorella bolognese, con un nuovo spreco di risorse pubbliche da entrambe le parti, in quanto non vedo una capacità dell’Ente Regione di poter spingere/costringere ad una scelta condivisa.
Vorrei vivamente sperare di sbagliarmi, ma la politica è sempre più debole, l’Istituzione Regione in crisi, le Province chiuse, la globalizzazione che ci ha reso attori di un mondo più piccolo e che per la sostenibilità di investimenti significativi ha bisogno di taglie economiche sempre maggiori per trovare le masse critiche finanziarie in grado di sostenere l’equilibrio dei bilanci, dai quali non si può più derogare, non mi fa ben sperare.
Insomma, caro Gambini e cari lettori, io credo che se vogliamo salvare ancora qualcosa degli investimenti capaci di dar respiro a quell’idea di “Area Metropolitana costiera”, servano due cose tutte politiche:
1. Una capacità locale di progettare insieme, oltre i campanili comunali;
2. Una vertenza con la Regione per un tavolo dove finalmente si decidano le gerarchie degli investimenti sulla base delle caratteristiche e potenzialità dei vari territori!
Magari, precedute da una trattativa Rimini vs Bologna che raggiunga un punto di equilibrio fra i due ambiti metropolitani, alfine di poter mettere le esigenze di Bologna e Rimini concordemente e con forza sul tavolo regionale delle scelte di priorità.

Gabriele Morelli

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