Un nuovo protagonismo per la Fondazione Carim: il patrimonio artistico e la ripartenza

Un nuovo protagonismo per la Fondazione Carim: il patrimonio artistico e la ripartenza

Inaugurando oggi in Duomo l'esposizione dei dipinti di Guido Reni e del Guercino, Mauro Ioli ha tratteggiato la nuova impronta pubblica che l'ente di palazzo Buonadrata intende imprimere. Sia valutando «le migliori destinazioni e collocazioni del proprio patrimonio d’arte», che oggi arricchisce il museo della città, sia annunciando una importante mostra sul Trecento, ma anche auspicando «protagonisti competenti, autorevoli, affidabili, saggi e al di sopra delle parti» per gestire l'uscita dalla pandemia.

Era nell’aria e accenni ce n’erano già stati soprattutto in merito al tesoro di opere d’arte di cui la Fondazione Cassa di Risparmio dispone che arricchiscono il museo della città. Ma inaugurando oggi in Duomo l’esposizione dei due capolavori del 600 intorno alla figura di San Giuseppe, il presidente Mauro Ioli è stato abbastanza chiaro. Ha collocato l’iniziativa nella scia della «collaborazione tra il nostro Istituto e la Chiesa riminese» ed ha introdotto alcuni contenuti d’impatto sulla città, con una sottolineatura della «figura di San Giuseppe che ci è stata in qualche modo da modello. E’ un uomo saggio, paziente, ispirato: un protagonista della storia, che però non pecca mai di protagonismo. Allo stesso modo, ci si permetta l’audacia del paragone, in alcuni decenni anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha saputo interpretare un ruolo importante e riconoscibile nella storia della città senza mai cedere al protagonismo, sostenendo ininterrottamente la propria comunità con attività filantropiche, sociali, culturali e assistenziali. E non si stancherà di proseguire questa sua missione, nonostante la scomparsa dell’omonima storica banca di riferimento».
L’esposizione temporanea rivolta all’ampio pubblico riminese, ai suoi visitatori e ai turisti, agli appassionati d’arte e ai fedeli, del pregevolissimo San Giuseppe col Bambino, ha detto Ioli, «in uno spazio così «illustre e sacro», intende inaugurare una nuova fase di attività culturali della Fondazione, a cui ci dedicheremo con tutti i mezzi che ci saranno consentiti. È un compito che ci appartiene in maniera direi naturale, soprattutto in questo difficile frangente di emergenza sanitaria, per contribuire alla ripresa della vita sociale e culturale del Paese, per rilanciare il valore comunitario del cospicuo patrimonio d’arte della Fondazione e della Cassa di Risparmio di Rimini».
Quindi ha annunciato due importanti novità.
La prima. «In questo periodo, Fondazione e Diocesi sono state doverosamente coinvolte in una Commissione voluta dal Comune di Rimini sulla valorizzazione del Trecento Riminese, a partire dal ripensamento degli spazi museali fino a coinvolgere le realtà dell’entroterra. È noto che le opere del nostro Istituto costituiscono buona parte dei tesori trecenteschi esposti presso il Museo di Rimini, per questo e per quanto rappresenta, alla Fondazione va riservato un ruolo non secondario nell’elaborazione di un progetto di ampia e coerente promozione culturale, a beneficio della comunità locale e nazionale così come degli studiosi, degli appassionati, dei visitatori, dei turisti. In tal senso la Fondazione continuerà a vigilare per custodire, dare valore e nuovo significato a quanto possiede; anzi non escludendo di rivalutare autonomamente nei propri Organi di indirizzo e di amministrazione, pure avvalendosi delle consulenze necessarie, le migliori destinazioni e le collocazioni del proprio patrimonio d’arte». E’ una posizione nuova, che tende a smarcare la Fondazione dal ruolo di semplice “proprietario” di opere d’arte lasciando che siano altri a decidere sul loro utilizzo.
La seconda. «A metà settembre la Fondazione, insieme all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, sarà protagonista di un’importante esposizione di capolavori del Trecento riminese, che riunirà dipinti assenti dalla città da circa 90 anni, dopo una stagione di importanti restauri e di studi. Un’operazione di grande livello svolta in collaborazione con le Diocesi di Rimini e di San Marino-Montefeltro, dell’Arcidiocesi di Urbino, Urbania e Sant’Angelo in Vado, del Comune di Rimini e di molti generosi privati nazionali e internazionali. Dopo ripetuti rinvii causati dall’emergenza pandemica potremo finalmente inaugurare anche questa nuova esposizione in una sede molto suggestiva».
Da ultimo Ioli ha tratteggiato per la Fondazione una mission pubblica direttamente calata nel tessuto sociale, politico ed economico di Rimini. «Anche sull’economia riminese, soprattutto su quella turistica, abbiamo alcune idee che porteremo all’attenzione della pubblica opinione. Del resto ci attende un tempo nuovo: l’agognata benché lenta uscita dal tempo pandemico, il necessario ripensamento di molti tratti emblematici nel proporre alla nazione e al mondo il nostro sistema di accoglienza, una ciclica fase di ricambio dei vertici amministrativi in alcuni Comuni della Provincia, e altro ancora. Un tempo che richiede protagonisti competenti, autorevoli, affidabili, saggi e al di sopra delle parti e che perciò necessita dell’iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini che, da sempre radicata sul territorio, non mancherà di avanzare le sue proposte, senza cedere, come si diceva, al protagonismo, ma con la consapevolezza di essere un punto di riferimento imprescindibile per il futuro di Rimini e della sua provincia. Proprio sull’esempio di san Giuseppe la nostra storia può ripartire con fiducia nel futuro».

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