Anche i weekend all’insegna di molte camere libere

Anche i weekend all’insegna di molte camere libere

Per il prossimo fine settimana a Rimini il 40% dei circa mille alberghi aperti ha disponibilità di stanze. Con prezzi più che scontati. Percentuali più basse a Riccione, Cattolica, Bellaria e Misano. "Rimini, l’estate degli invisibili" titola il Sole 24 Ore.

Mentre fioccano le campagne promozionali e gli spot con testimonial eccellenti, come se la passa la Riviera nell’estate sotto il segno della crisi pandemica? Un piccolo test lo si può fare cercando su Booking gli hotel con disponibilità di camere per il weekend 18-19 luglio. A Rimini si registra la percentuale più alta: quasi il 40%, anche se i prezzi sono più che competitivi. In circa 60 strutture si soggiorna in due, colazione e imposta di soggiorno compresa, con 60 euro. Ma è facile trovare 3 stelle anche per poco più di 40 euro, 22-24 euro a persona. Quasi 410 gli alberghi di diversa categoria in cerca di vacanzieri, in maggioranza 3 stelle (270), ma anche molti 4 stelle (45) e due 5 stelle.
A Riccione Booking elenca 56 alberghi, quindi il 14% del totale. A Bellaria Igea Marina 82 su 348, quasi il 19%, a Misano il 13%, a Cattolica il 18%.
“Rimini, l’estate degli invisibili”, titola il Sole 24 Ore un servizio dedicato al turismo degli assenti. Purtroppo i dati su arrivi e presenze vengono pubblicati dalla Regione con notevole ritardo, ad oggi si trovano quelli relativi a gennaio-aprile. Raccontano a Rimini un calo di arrivi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 64,6%, -53% i pernottamenti. Gli arrivi italiani scendono del 64,3%, quelli esteri del 65,9%, le presenze straniere -56,9% e quelle italiane -51,7%. In provincia di Rimini si viaggia a -68,9% per gli arrivi e -60,3% per le presenze. I numeri di maggio e giugno si prevedono sulla stessa lunghezza d’onda e anche luglio non sta andando meglio.
L’occhio del cronista del giornale economico nota quello che da noi si preferisce non vedere: «L’estate degli invisibili, di chi non c’è. Degli assenti. Rimini è capovolta: invece di accendere le luci e mostrare l’effimera ma contagiosa voglia di allegria, l’estate fa vedere senza vergogna i suoi vuoti. Chi in questo 2020 non c’è. Per scelta, o per obbligo. Perché la paura della pandemia è ancora troppo vicina o perchè il Coronavirus ha tolto risorse, risparmi. Soldi. O perchè gli stranieri ancora non si fidano a scendere sulle coste italiane. Ma non è solo colpa di quello che è successo. Sono almeno cinque anni che la musica è cambiata». Il ragazzo del locale appena sotto la grande ruota che domina la spiaggia libera è diventato cinico. «Qui a mezzanotte si chiude, non c’è più nessuno in giro, e i pochi locali all’aperto sono presi d’assalto dai ragazzini il cui unico obiettivo è finire la serata a bottigliate in testa». E il vecchio acquario dei leoni marini lì davanti ha un’ombra sinistra. Il divertimento si è spostato nei grandi parchi ma i cartelloni e le tribune abbandonate sembrano una spiaggia della Florida prima del tornado. Non ci sono i tedeschi, che Rimini senza tedeschi è difficile da immaginare. E non ci sono nemmeno tantissimi lavoratori di alberghi e pensioni, lasciati casa perché anche i tre stelle fanno molta fatica. Invisibili al momento sono anche le centinaia di persone che chiamano gli hotel per capire come funziona il bonus vacanze e come si fa per ottenerlo. E infine è difficile inseguire anche le luci e i suoni della mitica vita notturna come siamo abituati ad immaginarla. Perché anche le discoteche aprono a singhiozzo e perché quello della musica è uno dei settori più penalizzati dal Covid e con meno assistenza pubblica. Si è preferito lasciarlo andare alla deriva.
Secondo Patrizia Rinaldis, presidente Aia, «con la prima settimana di luglio il 90% delle strutture ricettive ha voluto riaprire. Diciamo che è più che altro una scommessa per il futuro, per agosto, ma forse già in vista del 2021», ma «la crisi è evidente, a Rimini nel 2019 erano circa 25mila le persone che lavoravano direttamente nelle strutture ricettive. Quest’anno almeno diecimila sono rimasti a casa. Un impatto enorme per l’occupazione. Senza calcolare l’indotto. Il duro impatto sul commercio, l’alimentare e gli artigiani in una città in cui il reddito e la ricchezza arrivano al 70% da spiagge, ombrelloni e da tutto ciò che si portano dietro».
Ovviamente pesano la situazione economica generale e la paura che il Covid continua a sollevare, ma questa estate da Torre Pedrera a Viserba, passando per marina centro e Miramare, non aiutano di certo i cantieri aperti, con tutti i disagi che si portano dietro.
Albergatori, bagnini, addetti alla ristorazione e attività commerciali sperano a questo punto su agosto e settembre. Ma sarà dura far quadrare i conti.
Secondo Federalberghi nazionale giugno in Emilia Romagna avrebbe fatto registrare un calo di presenze fra il 65 e il 70%, un po’ come la Liguria e la riviera Veneta. Comunque meno peggio delle località turistiche abituate ad accogliere turisti stranieri in gran quantità, che conteggiano -80 e anche -90%, fino a -95% della Sardegna.
“Non traggano in inganno le immagini televisive che ritraggono spiagge affollate. In gran parte si tratta di escursionisti giornalieri o di vacanze mordi e fuggi, limitate ai week end”, commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Purtroppo le previsioni per il mese di luglio non sono incoraggianti: l’83,4% delle strutture intervistate prevede che a luglio 2020 il fatturato sarà più che dimezzato rispetto al luglio 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%.
“Il Centro studi di Federalberghi continua ad aggiornare i parametri del proprio modello econometrico, acquisendo ogni segnale positivo, per piccolo che sia, ma la sostanza non cambia: nel 2020 si registrerà la perdita di oltre 295 milioni di presenze (meno 68,7% rispetto al 2018), con un calo di fatturato del settore ricettivo pari a quasi 16,3 miliardi di euro (meno 69,0%)”, dice Bocca. “Siamo ormai entrati nel quinto mese di blocco e la penuria di prenotazioni per i prossimi mesi fa vacillare la speranza che con l’autunno si possa realizzare una prima parvenza di ritorno alla normalità. Il decreto rilancio e gli altri provvedimenti adottati dal Governo contengono alcune misure utili, ma purtroppo non sono sufficienti ad evitare il tracollo di migliaia di imprese. Per salvare i posti di lavoro, chiediamo di prorogare la cassa integrazione sino a fine anno e ridurre il cuneo fiscale per le aziende che richiamano in servizio il personale. Indispensabile poi completare le misure sull’IMU e sugli affitti, da estendere nella durata ed applicare a tutte le imprese alberghiere. Senza dimenticare che alla riapertura ci dovremo confrontare con un mercato internazionale ancor più competitivo ed occorre quindi incentivare la riqualificazione delle strutture, approfittando di questo periodo in cui molte aziende sono purtroppo vuote”.