Banca Carim ricorre in Cassazione sul fallimento di Aeradria. Enrico Cecchi spara siluri

Banca Carim ricorre in Cassazione sul fallimento di Aeradria. Enrico Cecchi spara siluri

Il solo a non approvare il bilancio è stato l'ex comandante della GdF di Rimini, generale Enrico Cecchi, che non ci è andato per il sottile: "Oggi è

Il solo a non approvare il bilancio è stato l’ex comandante della GdF di Rimini, generale Enrico Cecchi, che non ci è andato per il sottile: “Oggi è in atto una alchimia bancaria per continuare ad alimentare il principale problema di questa banca: la Fondazione”.

Quattro righe in fondo al comunicato stampa che Banca Carim ha emesso al termine della assemblea dei soci, che si è tenuta oggi e che ha approvato il bilancio 2013: “Nel pomeriggio, al termine dell’Assemblea dei Soci, si è riunito il Consiglio di Amministrazione di Banca Carim che ha deliberato, analizzati il parere ed il giudizio dei legali rispetto al pronunciamento della Corte di Appello di Bologna sul fallimento della società Aeradria SpA, di procedere al ricorso in Cassazione”. Avanti in quarta, dunque, sperando di non incontrare un muro.
Approvato il bilancio, quindi, i cui risultati erano già noti.
La raccolta diretta nel 2013 è stata di 2,97 mld (+1,9%), mentre gli impieghi alla clientela hanno raggiunto quota 2,81 mld (+1,7%). Il risultato netto è positivo è stato di +5,9 milioni.
“La crescita di Banca Carim, avvenuta nel primo esercizio completo dopo il commissariamento, ha consentito anche un sostegno significativo all’economia locale, alla quale sono stati destinati nuovi crediti per oltre 350 milioni di euro prevalentemente a sostegno delle piccole e medie imprese e delle famiglie”, spiega una nota ufficiale. E in virtù di questi risultati, il consiglio di amministrazione di Banca Carim ha proposto all’assemblea dei soci la distribuzione di un dividendo pari a 0,0287 euro per azione.
I soci presenti in assemblea, personalmente, ovvero per mezzo di deleghe, rappresentavano oltre il 66% del capitale sociale e l’assemblea, così costituita, ha approvato il bilancio e la proposta di distribuzione dell’utile.
“A nome del consiglio di amministrazione di Banca Carim – commenta il presidente Sido Bonfatti – esprimo soddisfazione per il bilancio sottoposto all’Assemblea e la sua approvazione consolida ulteriormente il cammino di crescita intrapreso dalla Banca. Sono dati in controtendenza rispetto ai bilanci del sistema creditizio, raggiunti nonostante sia stato necessario nel 2013, a fronte dell’aggravarsi della crisi economica, procedere ad ulteriori rettifiche sui crediti rispetto a quelle previste. Avevamo promesso, ed abbiamo mantenuto, una maggiore attenzione verso famiglie e piccole e medie imprese, connotando la nostra politica del credito con un’accentuata sensibilità verso le fasce deboli”. Soddisfatto anche il presidente della Fondazione Carim, Massimo Pasquinelli, che detiene attualmente il 56,77% delle azioni di Banca Carim: “I risultati raggiunti da Banca Carim sono positivi ed incoraggianti, a maggior ragione considerando che sono stati conseguiti già nel primo esercizio successivo al ritorno in bonis dell’istituto dopo i due anni di amministrazione straordinaria. Ciò significa che il percorso di ripresa iniziato dall’ottobre 2012 sta già dando i propri frutti. L’utile d’esercizio ed il ritorno, dopo tre anni di assenza, alla distribuzione del dividendo, è un primo segnale della validità del cammino intrapreso per il rilancio commerciale e competitivo della Banca. Un cammino che deve ora proseguire con determinazione per ampliare, consolidare ed accrescere i risultati finora raggiunti. Pur se il contesto economico generale registra ancora difficoltà, la solidità dell’istituto, evidenziata anche dai significativi parametri patrimoniali raggiunti, e la capacità dimostrata dall’organo amministrativo e dal management, che ringrazio per l’impegno profuso, fanno ben sperare in merito al prosieguo del percorso di ripresa”.
Al posto del dimissionario Giovanni Bengalia è stata eletta sindaco supplente Danila Torroni.
Il solo a non approvare il bilancio, e ad annunciare che lo impugnerà davanti al Tribunale civile e che chiamerà in causa il governatore di Banca d’Italia per chiedere una nuova ispezione in Carim, è stato l’ex comandante provinciale della GdF di Rimini, generale Enrico Cecchi, che non ci è andato per il sottile: “Oggi è in atto una alchimia bancaria per continuare ad alimentare il principale problema di questa banca: la Fondazione”.
Così ha argomentato Cecchi, già in passato molto duro su Banca e Fondazione: “Il commissario straordinario, nel commentare la sua relazione illustrativa a questa assemblea il 27 settembre 2012, a causa della mostruosa perdita di esercizio di 187 milioni di euro, aveva escluso la possibilità di distribuzione di dividendi fino a che l’assetto bancario della Carim non garantisse un adeguato consolidamento. Evidenziavano, gli stessi commissari, che “il piano industriale 2011-2015 dell’emittente, al fine di favorire l’accrescimento delle risorse patrimoniali non prevedeva la distribuzione di alcun dividendo nel periodo.” Dopo una pessima semestrale 2013 ed un oscuro bilancio di fine anno dove, a fianco di nuovi 159 milioni di euro di “crediti in default” e 40 milioni di euro di accantonamenti prudenziali sui crediti, appare un magro utile di 5,9 milioni di euro, cifra curiosamente vicina a quella della rivalutazione delle quote detenute nel capitale della Banca d’Italia che è di 5,2 milioni di euro, disattendendo i commissari”.
Non ha risparmiato critiche al nuovo consiglio di amministrazione, secondo Cecchi “prosecuzione di quello precedente” ed ha anche detto di voler rinunciare ai suoi dividendi “a favore delle riserve e degli accantonamenti della Carim. Tutti i dividendi vadano a tutela del patrimonio della Carim e non un centesimo vada alla Fondazione.
Una Fondazione che, come dicono i suoi revisori, spende più in spese interne, bipartisan emolumenti e gettoni di presenza, che in beneficenza”.
Cecchi si è poi chiesto: “Questi nuovi 159 milioni di euro di “crediti in default” sono da imputare alla mala gestio dell’attuale management od a quello precedente? E se sono imputabili a quello precedente, che iniziative sono state prese dal punto di vista civile e penale dal nuovo consiglio di amministrazione? Come mai questi imponenti accantonamenti prudenziali sui crediti non sono stati fatti anche nei bilanci ante commissariamento? Come mai il rappresentante del socio di maggioranza a conclusa ispezione della Banca d’Italia e dopo avere incontrato i commissari straordinari, sulla stampa locale dichiarava ”i conti sono solidi, piccoli azionisti e clienti non hanno nulla da temere?”