Beat Village, più si scava e più puzza

Beat Village, più si scava e più puzza

Le parole di Jamil Sadegholvaad in consiglio comunale

Perché proprio i contratti con gli artisti sono stati ritenuti elemento "di prova" adeguato, ovvero in grado di rassicurare il Comune di Rimini e farlo decidere a concedere il patrocinio al Beat Village? Cosa prevede il regolamento comunale per il rilascio del patrocinio da parte di palazzo Garampi? Ma ieri l'assessore ha sentenziato: "Sicuramente i calcoli economici sono stati palesemente e clamorosamente sbagliati". Però le verifiche per capire se una manifestazione è in grado di reggersi in piedi dal punto di vista delle risorse finanziarie rientrava nelle facoltà del Comune. Il concerto "riparatore" con Al Bano si tiene il 10 agosto.

Quali sono le origini vere del fallimento del Beat Village, delle dimissioni del direttore artistico da socio di Dock Production, e quali garanzie aveva ottenuto l’amministrazione comunale sul buon esito del progetto, facendola decidere a concedere il patrocinio?”
Il caso Beat Village ieri è approdato in consiglio comunale con una interrogazione del capogruppo della Lega Marzio Pecci. Il quale ha fra l’altro sostenuto che “il fallimento di quella manifestazione è un fallimento di questa città, perché siamo finiti su tutti i giornali per quanto accaduto”.

Ma la parte più interessante è stata quella che si è potuta ascoltare dalla viva voce dell’assessore alle attività economiche, Jamil Sadegholvaad, il quale ha fornito una risposta che lascia aperte le domande poste da Pecci ma in compenso ha almeno offerto due spunti che somigliano a chiazze d’olio molto scivolose per palazzo Garampi.

“I rapporti col Beat Village sono nati più o meno a marzo di quest’anno, quando si presentano da me due signori, uno dei quali molto conosciuto nell’ambiente delle discoteche e come organizzatore storico di eventi e di concerti nella nostra provincia, e mi parlano di questo loro progetto molto ambizioso”, ha esordito l’assessore in consiglio comunale.

Due signori chi? Ha domandato Pecci. “Willer Dolorati e Paolo Righetti sono i due soggetti coi quali mi sono interfacciato”, ha ripreso Sadegholvaad. “Sin dall’inizio ho detto a questi signori: a me pare un programma troppo ambizioso … c’erano una decina di nomi molto importanti… e quindi davanti alla richiesta, a marzo, del rilascio del patrocinio, noi non l’abbiamo fatto immediatamente, abbiamo atteso due mesi perché ai signori è stato detto che chiedevamo delle garanzie, innanzitutto di mostrarci i contratti firmati da parte degli artisti. Dopo circa due mesi ci hanno prodotto tutti i contratti firmati e controfirmati, in due casi (uno dei quali è stato Al Bano) gli artisti sono stati da noi ulteriormente contattati per ulteriori verifiche sulla esistenza dei contratti stessi, ed effettivamente ci hanno confermato che i contratti erano stati firmati ed erano ben contenti di venire a Rimini a svolgere i concerti in quel contesto. I contratti li abbiamo tutti agli atti all’ufficio del turismo“.

Prima domanda: perché il Comune di Rimini si è spinto fino a chiedere i contratti sottoscritti con gli artisti? Lo prevede la procedura di concessione del patrocinio (peraltro non oneroso quello ottenuto dal Beat Village)? Su questo l’assessore è stato molto sbrigativo, non ha spiegato le ragioni che hanno fatto decidere l’amministrazione comunale a chiedere alla società organizzatrice del Beat Village di mostrare i contratti.
Il Regolamento comunale che stabilisce i “criteri e le modalità per la eventuale concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari, nonché per l’attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati per lo svolgimento di attività e/o manifestazioni di interesse civico culturale, ambientalistico, turistico, sportivo, sociale, umanitario, scolastico ed educativo”, non fa cenno a verifiche nel merito dell’evento, come quella richiesta dal Comune agli organizzatori del Beat Village?

All’art. 7 del Regolamento di cui sopra si legge che “le domande di ammissione ai benefici, sottoscritte dal legale rappresentante, debbono essere presentate al sindaco e corredate da: 1. una dettagliata descrizione delle attività e/o dei programmi da realizzare, con la relativa previsione di spesa; 2. dall’indicazione delle risorse finanziarie e delle strutture organizzative disponibili; 3. dalla specificazione dei benefici richiesti al Comune e/o ad altri Enti; 4. dalla documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti.
E a proposito dell’articolo 10 sulla concessione del patrocinio, viene specificato solo che “le richieste di patrocinio dirette al Sindaco devono illustrare le iniziative nei contenuti, fini, tempi, luogo e modalità di svolgimento, nonché l’esatta indicazione delle generalità dei richiedenti. Le richieste dei patrocini, istituite dai competenti Settori o Servizi e non comportanti oneri, sono accolte ed autorizzate dal Sindaco”.

Perché i contratti sono stati ritenuti elemento “di prova” adeguato, ovvero in grado di rassicurare il Comune di Rimini? Semmai la “solvibilità” dei soggetti organizzatori dell’evento avrebbe potuto essere oggetto di verifica. O la sede estera della società che ha firmato i contratti.

L’assessore Sadegholvaad ha fatto ieri in consiglio una affermazione abbastanza impegnativa, ed è il secondo punto scivoloso: “Sicuramente i calcoli economici sono stati palesemente e clamorosamente sbagliati perché a fronte di determinati cachet degli artisti evidentemente non è stato individuato un punto di pareggio abbastanza verosimile per l’evento e quindi purtroppo la situazione è degenerata con tutta una serie di concerti annullati fino ad arrivare a quello di Al Bano e Romina”. Ma se l’assessore aveva la percezione di trovarsi davanti ad un “programma troppo ambizioso” che contemplava “una decina di nomi molto importanti”, e poi si immagina abbia potuto anche avere tra le mani la documentazione richiesta agli organizzatori di eventi che richiedono il patrocinio al Comune, perché non ha capito – prima di concedere il patrocinio – che i calcoli economici erano clamorosamente sbagliati?

Il commento assolutorio dell’assessore nei confronti dell’amministrazione comunale è stato il seguente: si è trattato di “una occasione mancata per San Giuliano e per la città, ma sono stati i privati purtroppo a non trovare quell’equilibrio nel progetto presentato alla città e prima alla amministrazione. Noi pensiamo di avere adempiuto a tutti i nostri doveri chiedendo tutte le garanzie del caso da parte degli organizzatori … se poi queste garanzie man mano, strada facendo, vengono a mancare … purtroppo così è andata”.

L’assessore ha detto un’altra cosa non banale. Gli organizzatori del Beat Village hanno messo sul piatto anche “una partnership importantissima come quella di Radio Montecarlo, che a tutt’oggi ha ancora il suo box nel piazzale della darsena dal quale sta trasmettendo”. Ed ha aggiunto: “Le radio non vengono mai a costo zero per i Comuni, che le pagano, è una dinamica normale, perché nei loro spot citano più volte la città nella quale sono ospitate… Ecco, in questo caso abbiamo RMC che sta trasmettendo da più di un mese da Rimini a costo zero per il Comune e continuerà a farlo fino alla fine di agosto“. E’ un punto che non a caso è stato sottolineato da Willer Dolorati nella intervista a Riminiduepuntozero: “A lei sembra normale che il sindaco o chi per lui non si sia mai visto al Beat Village, né dai Nomadi né per stringere la mano all’equipe di Radio Montecarlo che ha fatto dirette di ore e ore, tutti i giorni, con spot su Rimini?”
L’assessore ieri non ha detto nulla nemmeno sul messaggio che Dolorati gli ha attribuito: “Finito il concerto dei Nomadi all’una di notte mi è arrivato un messaggio dell’assessore Jamil Sadegholvaad che diceva: senti Dolorati, sarà meglio che la smettiate di scrivere commentini su Facebook contro sindaco e amministrazione. E conclude: perché dopo la cosa diventa sgradevole per tutti. A me è sembrato un tipo di messaggio poco simpatico…Quali conseguenze sgradevoli mi sarei dovuto attendere?”

Sadegholvaad ha detto la sua anche sui rapporti con la darsena. “Il concessionario della darsena, in un rapporto fra privati, ha dato la concessione dell’area agli organizzatori del Beat Village, quindi l’amministrazione non ha rilasciato un “suolo pubblico” per il palco, si è svolto tutto all’interno dell’area in concessione alla darsena”.

Quindi, anche considerato che “noi (amministrazione, ndr) abbiamo avuto forti spinte da parte degli operatori economici di San Giuliano mare, che hanno considerato questo programma molto interessante per l’area, una opportunità per portare gente a San Giuliano … davanti a questa situazione abbiamo rilasciato un patrocinio non oneroso”.
Anche questa frase non sembra felicissima: perché una “forte spinta degli operatori economici” avrebbe dovuto far optare il Comune per la concessione del patrocinio?

Secondo l’assessore, infine, “Al Bano e Romina hanno fatto sicuramente deflagrare la questione, anche per un effetto mediatico che i due artisti possono sicuramente vantare … Io non voglio parlare di truffa da parte degli organizzatori, non sono titolato a dirlo, ci saranno le istituzioni competenti a fare quel che devono fare, e sto sentendo che ci sono diverse denunce in corso…”

Leggo di un concerto riparatore e vorrei che questo non fosse a spese dell’amministrazione comunale, anche se Al Bano e Romina sono un buon veicolo pubblicitario, ma la comunità non può pagare le negligenze di due soggetti”, ha chiosato Pecci chiedendo all’assessore una risposta scritta alla sua interrogazione. E a quanto pare il concerto riparatore si farà il 10 agosto in piazzale Fellini: “Non vedo l’ora di ritornare a Rimini con Romina. Faremo un bellissimo concerto, metteremo a tacere tutte le malelingue e in particolare chi ha sostenuto che il sottoscritto, la sera del 26 luglio, avesse dei problemi di salute e non potesse cantare”, dichiara Al Bano, coinvolto suo malgrado in questa brutta storia, al Carlino. “Quella sera – rivela ora Al Bano al telefono – se anche io e Romina fossimo saliti sul palco non saremmo riusciti a concludere il concerto: gli operai ci avevano avvertito che non essendo stati pagati come previsto avrebbero staccato la spina e spento tutto. Queste sono le vere motivazioni che ci hanno spinto ad annullare il concerto. Non altre, come qualcuno ha provato a sostenere”. E Al Bano fa sapere di essersi sentito “molte volte in questi giorni con il Comune di Rimini”, definendo “quasi tutto”.

Lo spettacolo sarà gratuito per tutti. “Io e Romina non vediamo l’ora di cantare – ripete Al Bano – Sarà una bellissima festa, e sarà il modo migliore per metterci alle spalle questa disavventura che mai mi era capitata in 53 anni di carriera. Ai fan dico solo: scusateci per il ritardo, il momento finalmente è arrivato e sarà bellissimo”.
Il regista del concerto del 10 agosto, dunque, è il Comune di Rimini: “In queste ore Palazzo Garampi è riuscito praticamente a chiudere il cerchio. Al Bano e Romina hanno accettato di rivedere il loro cachet, passando da 95mila a circa 60mila euro. Soldi che saranno coperti dagli sponsor. Sono una decina, e tra questi figurano anche alcune delle più importanti aziende riminesi. Il Comune invece si occuperà del palco e della logistica”. I benefattori si spera vengano ufficialmente ringraziati.