Corrado Della Vista: se non arrivano aiuti veri per il settore alberghiero sarà il disastro

Corrado Della Vista: se non arrivano aiuti veri per il settore alberghiero sarà il disastro

"Dei cinque hotel che gestivo in affitto fino alla scorsa estate, ne aprirò uno solo. Dalle notizie che ho, ma spero di essere smentito, il 40 per cento degli alberghi tra Bellaria e Cattolica rimarranno chiusi". L'ex consigliere dell'Aia lancia un preoccupato allarme e, soprattutto, dal suo ruolo di coordinatore regionale del gruppo "partite Iva insieme per cambiare", avanza precise richieste. Ne va del futuro (prossimo) di un comparto che regge l'economia turistica.

Corrado Della Vista, (laureato in scienze infermieristiche e diplomato perito elettronico) approda a Rimini 22 anni fa da Avellino. Prende in affitto un albergo di 24 camere a Miramare. Inizia la sua avventura alberghiera. Ora di alberghi ne gestisce cinque (in affitto), più il Residence Della Vista, di sua proprietà. Due anni fa tenta la scalata (persa per un pugno di voti) alla presidenza dell’Associazione albergatori di Rimini. Mercoledì scorso, in totale disaccordo con la “governance” e pur assicurando il proprio impegno nel mondo del turismo, presenta le dimissioni dalla carica di consigliere alla presidente Patrizia Rinaldis. Della Vista volta pagina e si concentra sui problemi (non c’è altra abbondanza) della categoria a cui appartiene. Sapendo che dispone di un campione statistico relativamente alto, andiamo a intervistarlo all’Eurhotel di Miramare. L’albergo è stato riaperto lunedì scorso dopo tre mesi di stop forzato. Durante i quasi novanta giorni di “congelamento”, l’albergatore non ha mai smesso di confrontarsi con più di 400 colleghi della Riviera Romagnola. Con essi, mantiene serrati contatti tramite “S.O.S. Chat Alberghi”. La Chat l’ha costituita tre anni fa su Telegram per condividere idee, opinioni, strategie, convenzioni. L’opportunità di contare molti partecipanti (circa 540 tra Emilia Romagna e altre regioni), consente a Della Vista di sondare e riportare l’umore e le sensazioni di molti albergatori, locali e non.

In assenza di sfera di cristallo per sapere come sarà la stagione, almeno arrivano le prenotazioni?
«Per ora viaggiano molto a rilento. Attendiamo l’apertura dei transiti tra le regioni per vedere come si muoverà il mercato. Il clima è di grande incertezza. Si percepisce un certo immobilismo a livello istituzionale. Per questo, attraverso la nostra “chat” abbiamo anche fatto proposte al Governo e suggerito linee guida per come comportarsi tra proprietari e affittuari. I rapporti, generalmente buoni, sono a rischio deterioramento. C’è l’eventualità, non tanto remota, che molti contratti vengano messi in discussione dando vita a contenziosi tra le parti, quando realisticamente parlando, nessuna delle due ne ha colpa. Entrambe sono state investite dall’onda d’urto dell’esplosione del Covid».

Il Governo ha iniziato a mettere in campo le misure economiche promesse per le imprese turistiche?
«Direi di no. Non ci sta affatto aiutando. Si parla di crediti di imposta, bonus vacanza, ma queste soluzioni non fanno ripartire il turismo. C’è bisogno di robusti finanziamenti a fondo perduto, quello vero. E importanti iniezioni di liquidità. Finora, reali sostegni al nostro settore non se ne vedono. Chi ha 3, 4, 5 o più strutture ne apre solo una, principalmente per non perdere del tutto la clientela convogliandola quanto possibile in un unico albergo. Nel mio caso, dei cinque hotel che gestisco – Nettunia, San Paolo, Tiziana, Sultano, Eurhotel – aprirò solamente quest’ultimo perché è annuale».

A proposito di apertura, quest’anno avrete molte più regole da rispettare.
«Ho già messo in azione tutti i dispositivi di protezione individuale e i protocolli di sicurezza perché all’interno della struttura si possa circolare tranquillamente. Abbiamo predisposto porte di uscita e di entrata, per esempio, per seguire le misure pubblicate una settimana fa. E anche in questo àmbito non c’è una linea chiara. Si fa molta confusione tra protocollo INAIL e protocollo regionale. Non si capisce bene quale adottare. Ieri ho avuto la visita dei Vigili del Fuoco, venuti a verificare il Piano di Emergenza. Però hanno controllato anche tutte le disposizioni in merito al Covid: igienizzatori, segnaletica e tutto ciò che è previsto nei protocolli. Ho chiesto delucidazioni anche a loro di come ci dobbiamo comportare. Visto che sicuramente saremo in perdita, non ci possiamo permettere di prendere anche sanzioni».

Cornuti e mazziati, come si dice in Campania?
«Esattamente, ma a parte questo, vogliamo essere precisi e rigorosi per garantire la sicurezza della clientela. Inoltre abbiamo bisogno di certezze dal punto di vista sanitario e legale. Se un dipendente risulta positivo al Civid 19 c’è la responsabilità del titolare dell’azienda perché l’evento è classificato come incidente sul lavoro».

Tutto da dimostrare, però…
«Certo, ma anche in questo caso si apriranno dei percorsi legali che rischiano di complicare ulteriormente il normale svolgimento dell’attività. Poi interviene l’INAIL con i controlli e le possibili denunce penali…»

L’INAIL non era tornato sui suoi passi?
«Di scritto ancora non compare nessuna retromarcia dell’INAIL. Da Roma dicono che cambieranno la norma, ma tutto è declinato al futuro. Daremo, faremo, vedremo. Nel frattempo che si fa? Dobbiamo seguire i protocolli della Regione o quelli dell’INAIL?»

C’è molta differenza?
«Sì, i secondi sono maggiormente restrittivi. Dunque, quando vengono gli ispettori dobbiamo capire cosa vogliono trovare. La task force è composta da Ispettorato del Lavoro, Carabinieri del Nas, Ausl, Vigili del Fuoco e a breve ci sarà anche la Polizia Municipale. Quando entreranno ci faranno i raggi X. Si cerca di stare il più possibile entro le regole, ma i rischi di ammende salate sono molto reali».

Certo che nella gestione di un albergo, gli ostacoli non sono pochi.
«No e un’altra difficoltà è come garantire occupazione ai nostri dipendenti. Stanno aspettando una nostra chiamata, ma per ora non è certo che possa succedere. Forse a luglio o in agosto il lavoro potrebbe partire. Quando li chiameremo potrebbero avere trovato occupazione altrove e noi perso il nostro staff storico a cui siamo legati. Bene o male, sul territorio siamo attivi ormai da anni. E così viene a mancare anche la garanzia di poter contare su personale affezionato, motivato e già esperto. Vorrei sottolineare che in tutte le strutture la differenza la fa chi ci lavora. Purtroppo, ora siamo impotenti e ci dispiace anche per i nostri collaboratori».

I proprietari degli hotel come si stanno muovendo?
«Molti di essi hanno capito la situazione e ci stanno venendo incontro sul discorso degli affitti. Ovviamente non sono tutti così. Io ne ho cinque in affitto e un residence di proprietà. In pratica mi trovo a ricoprire entrambi i ruoli. Comunque la si voglia vedere, il proprietario ha costi fissi: IMU, tasse varie, eccetera. Se il governo mettesse mano alle imposte e ai tributi, anche a quelli che riguardano i proprietari, noi potremmo avere delle agevolazioni in più. Il credito di imposta non serve a nulla. Quest’anno non faremo reddito, non faremo fatturato, purtroppo. Il credito di imposta servirà alla proprietà che ha fatto ristrutturare e fatto lavori. In tal caso avrà il vantaggio di abbassare notevolmente l’importo delle tasse. L’IMU è stata abolita solo ai proprietari che gestiscono direttamente, mentre ai titolari che hanno dato l’hotel in affitto non è stata toccata».

Tutto pronto all’Eurhotel di Miramare.

Quindi?
«Quindi, in ipotesi, a me il proprietario dice: guarda che se io pago 15.000 euro di IMU, tu affittuario, in qualche modo me li devi dare. Io che ho quattro strutture chiuse, se dovessi pagare 30/40.000 euro (come minimo) di spese per una struttura, sono destinato a fallire. Dove li prendo quei soldi, senza lavorare?»

E rinunciare ad aprire quattro alberghi su cinque è un segnale veramente poco incoraggiante.
«L’obiettivo di quest’anno non è il guadagno, ma perdere il meno possibile. Per il momento, per giugno abbiamo ben poche prenotazioni. In luglio e agosto prevedo di lavorare al 30/40% delle possibilità, ma in compenso i costi sono aumentati. Abbiamo attestati per la sanificazione, poi la cartellonistica, gli igienizzatori, il sistema di buffet ora è assistito con personale, meno posti a sedere causa il distanziamento… Io qua me la cavo perché la struttura è grande, ma altri? Chi non ha grandi spazi, in una giornata di pioggia, come fa? Il divieto di assembramento va a farsi benedire? Per molti villeggianti l’albergo è come una seconda casa. Ora, con tutte le regole che si devono rispettare, mancherà la socialità; che è poi il bello della vacanza. Scarseggerà sia in albergo che in spiaggia. Per non parlare del turismo sociale, annientato dall’impossibilità di giocare a carte e a bocce. Giustamente, molti se ne staranno al loro paese».

E il turismo dall’estero? Che prospettive ci sono?
«Ancora non si sa se ne avremo. Se non si creano dei corridoi sanitari tra le varie nazioni confinanti, andremo in seria difficoltà. Per noi che abbiamo molta clientela tedesca, austriaca, svizzera se dovessimo limitarci soltanto a quella italiana, sarebbe molto riduttivo. Sicuramente pagheremo molto il fatto di essere stati, come Italia la nazione numero uno per contagi e morti e come Rimini di essere bollati “zona rossa”.
Le prospettive ci dicono che dobbiamo guardare direttamente al 2021 se non al ’22 e al ’23. Il 2020 è un anno da dimenticare. Ribadisco che dobbiamo solo cercare di limitare i danni».

Ha una previsione che le derivi dalle chat con i colleghi? In quanti apriranno?
«Dalle notizie che ho, ma spero di essere smentito, il 40 per cento degli alberghi tra Bellaria e Cattolica per questa estate rimarranno chiusi. Altrove forse ne apriranno di più perché, a differenza nostra, non hanno avuto le limitazioni che hanno colpito la provincia di Rimini».

Corrado Della Vista: “Crediti di imposta e bonus vacanza non fanno ripartire il turismo. C’è bisogno di robusti finanziamenti a fondo perduto e di importanti iniezioni di liquidità. Finora, reali sostegni al nostro settore non se ne vedono”.

L’ultima domanda: la mascherina che indossa è personalizzata. Qual è il significato?
«Faccio parte di un gruppo apolitico e apartitico. È nato su FaceBook. Si chiama PARTITE IVA INSIEME PER CAMBIARE. Siamo circa 308.000 a livello nazionale. Localmente, come regione Emilia Romagna siamo in 3.500. Mi onoro di essere il coordinatore regionale dell’Emilia Romagna, mentre il presidente del direttivo è Giuseppe Palmisano. L’associazione è sorta nel novembre del ’19. Consta fondamentalmente di 13 richieste che rivolgiamo al Governo, tra cui l’abbassamento delle tasse e del cuneo fiscale. Tutte le informazioni si trovano sulla nostra pagina FB, comprese le indicazioni circa la serrata di protesta che abbiamo annunciato se non riceveremo risposte dal Governo entro il termine stabilito: oggi».
Il Governo batterà un colpo per ascoltare la voce di chi opera nel vitale settore turistico?
E qui, tornando alla considerazione di apertura, ci vorrebbe proprio una bella sfera di cristallo. E un mago.