Emma Petitti prepara la discesa in campo

Emma Petitti prepara la discesa in campo

La compagna Emma spara un'altra cartuccia in favore della discontinuità col decennio Gnassi. Lo fa prendendo spunto dalla svolta dei pentastellati, ormai considerati una costola del Pd. Ma la candidatura della "Tata Matilda" zingarettiana a palazzo Garampi potrebbe aprire la strada verso la vittoria ad un centro destra capace di sfruttare l'occasione storica.

Emma Petitti è a pieno servizio in Regione ma questo non gli impedisce di muovere torri, alfieri, cavalli e re sulla scacchiera che si va animando in vista del voto amministrativo a Rimini del prossimo anno. Anzi, dalla dedizione con la quale si dedica alla partita a scacchi politica, parrebbe proprio lei la Regina nera impegnata a dare scacco matto ad Andrea Gnassi.
“Bene l’apertura dei 5S, ma serve rilanciare un dibattito vero nel PD su alleanze, programmi e strategie future”. Così Emma Petitti ha commentato l’ulteriore passo compiuto in casa pentastellata verso quella mutazione genetica ormai definitiva che ha aperto la strada alle alleanze col Pd. L’avevamo scritto a giugno che da Bologna erano partite le grandi manovre verso il “matrimonio d’interesse” fra Pd e 5 stelle che in Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha celebrato con largo anticipo. Quanto è avvenuto pochi giorni fa attraverso la foglia di fico della consultazione sulla piattaforma Rousseau è la trasposizione su scala nazionale di una strategia che in Emilia Romagna è già stata ratificata e che prevede alleanze nei principali Comuni chiamati alle urne, da Cattolica a Rimini.

“Accolgo positivamente la svolta iniziata da Grillo e varata dalla piattaforma Rousseau rispetto all’apertura dei 5s ad alleanze con i partiti politici tradizionali, che in passato era sempre stata rifiutata in maniera categorica, più per questioni di carattere ideologico che strutturale e di merito. Mi sembra un elemento di novità importante sul panorama politico che consolida, tra l’altro, l’alleanza iniziata con questo Governo nazionale”, dice Emma Petitti. Il punto centrale della sua riflessione va colto nel passaggio che segue: “Ma una cosa va sottolineata, onde evitare fraintendimenti: da sola, senza una valutazione su strategie e sfide comuni, non può fare la differenza. Non può essere il risultato di un automatismo acritico, fatto a prescindere, ma deve nascere da una visione d’insieme ampia, costruttiva e ordinata. Per vincere le elezioni e sconfiggere la destra serve affrontare i limiti di questo eventuale accordo che come ho appena detto non può ridursi a un fatto tecnico, frutto di convenienze e contingenze momentanee che rischiano di non trovarne forza sui territori. È una realtà complessa, che va sperimentata, territorio per territorio, comune per comune, mettendo anche in discussione scelte politiche e amministrative figlie delle azioni di governo di questi anni“.

Praticamente Emma Petitti (che a Rimini può contare sulla regia di Maurizio Melucci) sta cercando di costruire l’alleanza con i 5 stelle mettendo sul piatto la “discontinuità” con l’era Gnassi. E’ una discontinuità di facciata, perché i pentastellati soprattutto negli ultimi 5 anni sono stati assenti dalla scena politica di Rimini, si sono guardati bene dal criticare il manovratore, hanno rinunciato – anche perché assenti dal consiglio comunale a seguito della scelta di fare harakiri con la quale Grillo decise di non presentarsi nel 2016 a Rimini (e in altre 4 città) – a dire la loro. Una scelta che per i più rimase incomprensibile, visto che il simbolo a 5 stelle in quella fase sarebbe sicuramente andato al ballottaggio e probabilmente al secondo turno avrebbe strappato palazzo Garampi al Pd. Fra l’altro la vicenda ebbe anche uno strascico pesante, quello che coinvolse due agenti della Polizia di Stato, finiti sotto procedimento disciplinare per avere partecipato alla “attività politica” in favore di una delle due liste nate nel mondo grillino riminese. Fu il Tar a riportare tutto al giusto posto ribadendo che “la partecipazione alla vita politica e all’attività dei partiti sono espressione di diritti costituzionali riconosciuti a tutti i cittadini”. Ma ormai l’esclusione dalla competizione per il m5s, tutta politica e nata a Rimini e in regione ma avallata dal capo supremo del movimento, era diventata una pietra tombale sulla possibilità di cambiamento.

Chissà se i grillini riminesi accetteranno di stendere un velo pietoso su questo passato recente, sull’onta che furono costretti a subire, e si metteranno tutti in buon ordine dietro ai colonnelli del Pd, ben sapendo che si tratterà comunque di una alleanza nella quale a comandare non saranno certo loro. Emma Petitti invita a concentrarsi “sui contenuti e sulle proposte”, su “programmi, valori e presupposti” che dovrebbero riempire di sostanza l’alleanza. Ma Emma Petitti parla più al Pd che ai 5 stelle. Sia quando indica l’importanza di costruire un “campo largo del centrosinistra, che spazia dalla sinistra alla componente moderata riformista e liberale fino alle vere forze civiche che nascono sui territori e con i movimenti che in Emilia-Romagna ci hanno aiutato a creare il clima per vincere le elezioni regionali, come il movimento delle Sardine e i ragazzi di Friday for Future per la transizione ecologica”. Sia quando pone la necessità di “creare le condizioni per un’alleanza che non si confini nei palazzi della politica ma che si apra a una discussione sui territori, sul Senso e sui Valori di un progetto politico da costruire. Un confronto aperto in cui possono partecipare tutte le cittadine e i cittadini vicini alla sensibilità riformista e progressista”. Indica cioè un modello che non è esattamente quello personificato da Andrea Gnassi, il timoniere solitario che ha governato per un decennio come se il Pd non esistesse, così come le forze più o meno civiche che l’hanno appoggiato. Emma Petitti non a caso propone di alzare l’asticella e rilanciare “sui contenuti, tornando a discutere con gli elettori, gli iscritti e i tanti simpatizzanti”. Non a caso propone “di fare almeno quattro assemblee aperte in cui coinvolgere tutta la provincia di Rimini ed invitare rappresentanti nazionali del PD che ci permettano di fare una riflessione compiuta”. Non “una presa d’atto notarile fine a se stessa, che non viene compresa fino in fondo nelle sue potenzialità da parte di chi invece dovrebbe sostenerci. Abbiamo bisogno di creare un clima sul territorio, anche perché nei prossimi mesi ci attende la scadenza delle elezioni amministrative, su cui è necessario ragionare fin da adesso“. Come si vede, la presa di posizione di Emma Petitti si apre con “la svolta iniziata da Grillo” e si chiude con le elezioni del 2021, vero interesse alla luce del quale il messaggio va letto.

Il problema è che la stagione di Andrea Gnassi, dalla quale Emma Petitti cerca di prendere le distanze, è anche figlia sua, che è stata prima segretaria comunale e poi provinciale del Pd riminese fra il 2010 e il 2013. Ma sul fatto che il suo obiettivo sia comunque quello di segnare la discontinuità con Gnassi i dubbi sono pochi. Nel corso degli anni non si è risparmiata in critiche, anche dure verso il modello Rimining.

Marzo 2018. All’indomani delle elezioni politiche che hanno visto la clamorosa bocciatura di Sergio Pizzolante e Tiziano Arlotti, diffuse un comunicato scritto con la polvere da sparo: “In alcune delle analisi fatte ho notato che improvvisamente nessuno più ha richiamato la dizione ‘modello Rimini’, citata come un mantra fino alla sera del 3 marzo da molti degli addetti ai lavori e usata perlopiù per giustificare una candidatura legittima, ma sulla quale una parte del PD aveva espresso forti dubbi. Quindi credo che quando parliamo di modelli faremmo bene a riferirci ad un modo di governare, fatto di cose concrete realizzate per i cittadini e per le nostre comunità, e non tanto a formule politicistiche che riguardano più il ceto politico che altro“. Concludendo con l’invito a Gnassi a non chiudersi nel “recinto autoassolutorio o consolatorio, cercando colpe, alibi o cause esterne e liquidando l’accaduto come un nulla di fatto”.

Parcheggiata alla presidenza della Regione Emilia Romagna, Emma Petitti potrebbe “sacrificarsi” una seconda volta. La prima fu quando si dimise dalla Camera nel 2015 lasciando la poltrona a Paola Boldrini, per diventare assessore regionale. Bonaccini non l’ha riconfermata, e pare senza particolari patemi. Di certo non si metterebbe a piangere se Emma Petitti dovesse lasciare la guida dell’assemblea legislativa regionale. Anche se a lei per il Comune di Rimini preferisce Andrea Gnassi. Se la candidatura di Emma Petitti dovesse prendere campo nei prossimi mesi (per il momento per Gnassi c’è ancora, seppure solo sulla carta, la chance del terzo mandato), probabilmente lei accetterebbe il secondo sacrificio: lasciare Bologna per Rimini. Ma quella che sulle prime appare come una strada in discesa potrebbe rivelarsi per la compagna una imboscata. Un candidato moderato, nuovo, espressione di tutto il centro destra e sostenuto anche dal mondo cattolico e delle professioni, in corsa per vincere e non per partecipare, potrebbe interrompere la carriera politica di Emma Petitti e il sistema di potere che dal dopoguerra mantiene il Pd nella stanza dei bottoni a Rimini. Perché dopo Gnassi, una città segnata dalla crisi economica e da un turismo con le ossa rotte, non sgomita per piazzare la “Tata Matilda” zingarettiana a palazzo Garampi. Nonostante ci siano già i soliti noti del Pd al lavoro per creare liste “civetta” in vitro, per catturare oppositori di facciata e convertirli al verbo civico e farne specchietti per le allodole, alla scadenza del 2021 – sotto il peso di una economia che potrebbe barcollare – non solo il “modello Rimini” rischia di trasformarsi in una polpetta avariata, ma anche il dirigismo del partito pigliatutto e la filosofia del “pubblico” che invade ogni campo e tassa e spende scambiando il superfluo per essenziale, saranno radicalmente messi in discussione. Che poi possa esserci qualcuno nel campo alternativo al Pd a raccogliere la sfida, è tutto un altro discorso.