Grandi eventi: c’è un prima e un dopo Vasco. Tra stadio “musicale” e “cupolone” fieristico, la mobilità di Rimini non regge

Grandi eventi: c’è un prima e un dopo Vasco. Tra stadio “musicale” e “cupolone” fieristico, la mobilità di Rimini non regge

Due eventi in concomitanza, decine di migliaia di persone invadono Rimini e la bloccano. Senza pianificazione il risultato non può essere diverso

Vasco Rossi non è solo un cantante, è la vera e unica rockstar italiana, capace di aggregare nella sua “tribu” tre generazioni di italiani, di tutte le Regioni e di qualsiasi estrazione sociale. Essere rock significa anche dire ciò che si pensa e Vasco non è venuto meno al suo personaggio, facendo alzare le antenne anche a qualche politico con il suo linguaggio da “vita spericolata”. Ma anche questo fa parte del suo mito e di solito non porta bene scandalizzarsi con gli artisti. Ma anche per questo, per l’attesa e le aspettative che Vasco crea, la sua data-zero a Rimini per lanciare il nuovo tour non poteva che essere un successo. Un doppio successo, perché i 25mila spettatori del concerto di sabato sera vanno raddoppiati con i 25mila de Il Blasco Fan Club che hanno riempito lo Stadio Romeo Neri anche al venerdì. 50mila persone (ma sicuramente di più, perché molti sono arrivati comunque, sperando di trovare un biglietto last minute) è un “bottino” importante per un solo evento musicale a Rimini….
Peccato che non fosse l’unico evento: sempre in questo infuocato weekend di fine maggio, si è svolta anche la RiminiWellness 2026 alla Fiera di Rimini, chiusa con numeri da record, tanto che si parla dell’edizione “più ricca e grande di sempre”, consolidando il proprio ruolo di punto di riferimento globale per i settori del fitness, dello sport, del benessere e della sana alimentazione. Le presenze complessive sono cresciute del 15% rispetto all’anno precedente, mentre la partecipazione internazionale ha fatto registrare un balzo in avanti del 25%. I visitatori sono giunti da ben 140 Paesi, incluse provenienze singolari come l’isola di Guernsey e le Isole Vergini, a conferma di una traiettoria di internazionalizzazione sempre più marcata. Rimini Wellness si conferma così una delle più straordinarie manifestazioni firmate da Italian Exhibition Group (IEG), la società che gestisce il quartiere fieristico romagnolo.
Ad accomunare i due eventi non c’è però solo lo straordinario successo, ma anche la parte negativa, ovvero l’impatto sulla viabilità e la mobilità cittadina. In entrambi i casi, e forse anche perché concomitanti, non si può certo parlare di successo. Sui social è vero che sono virali i video di Vasco come dei tantissimi ospiti della fiera, ma è altrettanto vero che i riminesi – quelli che non sono andati né al concerto né al Wellness, che sono la stragrande maggioranza – hanno sfogato tutta la loro critica per il traffico, il casino e anche per qualche ospite maleducato, per usare un eufemismo.
Business is business, dirà qualcuno. E benvengano l’evento musicale dell’anno così come le fiere da record in una città dove, a parte questo, c’è purtroppo davvero poco di attrattivo verso l’esterno se non il solito modello turistico-balneare che gli stessi operatori economici danno in decadenza da decenni.
Ma i due eventi mettono a nudo anche un altro aspetto: Rimini è a un bivio anche in questo ambito. Il concerto di Vasco ha valorizzato lo Stadio Romeo Neri portandolo ai livelli delle altre grandi “arene sportive” in Italia, pur non essendolo come dimensioni e logistica. Però il binomio stadio-concerti funziona da decenni e un pensierino qualcuno inizia a farcelo, anche perché la situazione sportiva non è sicuramente delle più esaltanti dopo il fallimento della Rimini Calcio e la condanna alle serie minori (sempre che le cordate in corsa per resuscitarla trovino la quadra in fretta). E domenica 7 giugno sarà Achille Lauro a salire sul palco del Romeo Neri per il debutto assoluto negli stadi del suo nuovo progetto, “Comuni Immortali”. Magari non porterà i 50mila di Vasco, ma qualche stress ci sarà. E comunque il tema dei concerti allo stadio resta. A maggior ragione in questa fase di discussione – tra deposito e osservazioni del progetto – sull’ampliamento della Fiera di Rimini, che vede proprio la nuova “cupolona” in gestazione come sede per i grandi eventi, dai congressi ai concerti per almeno 10mila posti.
Meglio riqualificare lo stadio (e la logistica limitrofa) o dare il via libera all’ampliamento della fiera, aumentando l’impatto che le ulteriori attività avranno sull’area circostante?
La domanda, in verità, riecheggia dal concertone di Jovanotti di qualche anno fa, anche se quella volta non si bloccò una città intera, visto che fu scelta una location più periferica come la zona colonie tra Rimini e Riccione. Ma è una domanda seria: Rimini vuole o non vuole questi mega eventi capaci di spostare decine e decine di migliaia di persone? Se li vuole deve pianificare urbanistica, viabilità e mobilità in funzione di queste manifestazioni. Ah, per inciso, pianificare significa anche realizzare gli interventi necessari prima di dare il via libera agli eventi: prima si organizza la logistica dentro e fuori lo stadio, poi si chiama Vasco a riempirlo. Prima si mette in sicurezza il territorio e si implementano le dotazioni viabilistiche, dei parcheggi e dei mezzi pubblici e poi si amplia la fiera (e si aumentano eventi e visitatori).

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