I tanti “grazie” a don Domenico Valgimigli

I tanti “grazie” a don Domenico Valgimigli

"Grazie per avergli donato la grinta e averlo sostenuto nella fatica di costruire una grande e bella chiesa. Per avergli contagiato passione apostolica..." Così il vescovo Francesco Lambiasi nella omelia per le esequie del sacerdote che ha lasciato un profondo segno nella Chiesa riminese. Il ricordo di Marco Ferrini: "ha dato una risposta all’impeto esistenziale di tanti giovani portandoli ad incontrare Cristo"

Il ricordo di Marco Ferrini: l'insegnamento al Valturio, la stagione del 68, l'amicizia con Giussani
“Se ne è andato un grande amico con il quale ho condiviso gli anni della mia gioventù. Insegnante al Valturio ha attraversato tutta la stagione del ’68 e, pur nella totale confusione, cioè nel momento del sopravvento delle ideologie, ha trattenuto la verità delle domande che emergevano dalle istanze giovanili ed ha saputo, tramite la sua persona, dare una risposta all’impeto esistenziale ed a portare tanti giovani ad incontrare Cristo e l’esperienza della Comunità cristiana”. E’ questo il ricordo che Marco Ferrini tratteggia di don Domenico Valgimigli. “Nel 1970 dopo un momento di annuncio nella Parrocchia di Dogana ci siamo dedicati insieme all’incontro con i giovani di quel territorio ed è nata da quella esperienza Comunione e Liberazione a San Marino che tanti frutti ha dato. Sono stati anni di un forte impeto missionario, ricchi di incontri importanti, come accadrà anche coi giovani di Tottubella, paese sperduto del sassarese. In tutto questo l’amicizia e la sequela a don Giussani, con il quale don Domenico ha mantenuto nel tempo un legame di affetto, come con gli amici preti del Movimento (don Giancarlo Ugolini, don Mario Vannini, don Enrico De Luigi). Il Signore ora lo stringe nel Suo abbraccio misericordioso nella comunione dei Santi”.

Con la scomparsa di don Domenico Valgimigli se ne va un pezzo di storia della chiesa riminese. I funerali si sono svolti ieri nella chiesa riccionese della Pentecoste celebrati dal vescovo Francesco Lambiasi attorniato da una cinquantina di sacerdoti concelebranti.
La chiesa era gremita e il vescovo nell’omelia ha detto che più che un lamento per una “ingiustizia irricevibile o una maledetta punizione, sanzionata da una divinità umorale e dispettosa” si sarebbe dovuto cantare l’Alleluia pasquale perché nella resurrezione del Figlio Dio ci libera e “la vita del cristiano si gioca nel vivere la propria esistenza come un con-vivere col Signore”. Lambiasi ha poi elencato molti motivi per rendere grazie a Dio per don Domenico: “perché lo ha fatto partecipare della vita divina fin da piccolo… perché lo ha voluto incontrare da giovane e lo ha irresistibilmente affascinato, perché gli ha ispirato un bel canto di qualche anno fa (“Io non sono degno”, scritto da Claudio Chieffo, ndr.): “Io non sono degno di ciò che fai per me / Tu che ami tanto uno come me / Vedi, non ho nulla da donare a Te / ma se tu lo vuoi, prendi me”. E ancora il vescovo ha ringraziato Dio perché lo ha voluto prete e “per avergli donato la grinta, averlo sostenuto nella fatica di costruire una grande e bella chiesa. Grazie soprattutto per avergli contagiato passione apostolica, slancio ed entusiasmo per avviare la formazione di una “chiesa-famiglia” fatta di pietre vive, qual è la parrocchia della Riconciliazione”.

Significativi i canti che hanno accompagnato i vari momenti della liturgia, molti di questi dal compianto cantautore Claudio Chieffo: in particolare “Padre” (dedicata da Chieffo a una madre morta in età giovanile) che lo stesso don Domenico aveva sentito cantare da Daniele Donati a un funerale qualche anno fa. Don Domenico, al termine di quella messa, aveva detto all’esecutore: “Questa mi piacerebbe che tu la cantassi al mio funerale”. Un emozionatissimo don Giorgio Dell’Ospedale, amico da sempre di don Domenico e della sua famiglia ha detto: “La nostra amicizia risale alla gioventù e alla condivisione della missione sacerdotale. Momenti, consigli e aiuti reciproci hanno costellato questa amicizia. Una storia bella e importante fino all’ultima fase della sua vita che lo ha visto portare con fede, con pazienza e con speranza la croce della sofferenza, del dolore e della malattia”. Don Domenico verrà ancora ricordato nelle messe di settima che saranno celebrate domenica primo settembre a Riccione, alle 8 nella chiesa degli Angeli Custodi e alle 18 a Rimini, nella chiesa della Riconciliazione. Infine con la voce che si stringeva alla gola, don Giorgio ha detto: “Don Domenico, un saluto e un abbraccio, ciao. Ti ho voluto e ti voglio sempre bene!”. Dal canto suo don Paolo Lelli, l’attuale parroco della Riconciliazione successore di don Domenico, lo ha ringraziato e ricordato come un uomo di grande fede e umanità integrale e attiva.

Don Domenico aveva 80 anni, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute da qualche mese era ricoverato all’ospedale di Rimini. Era nato a Imola l’11 settembre 1938, alunno del seminario romano, era stato ordinato sacerdote il 10 marzo 1963 insieme a quattro compagni: don Aldo Amati, don Luigi Scappini, don Romano Nicolini e don Alvaro della Bartola. Dopo avere esercitato il suo ministero come vice rettore in seminario (dove ha conosciuto numerose generazioni di seminaristi e, ovviamente, di preti diocesani), per oltre 40 anni don Domenico ha svolto servizio pastorale quale parroco della Riconciliazione in via della Fiera a Rimini, parrocchia che lui stesso fondò nel 1971 insieme agli amici don Enrico De Luigi, don Giancarlo Ugolini e don Mario Vannini, tutti sacerdoti legati al movimento di Comunione e Liberazione. Nel corso degli anni gli altri ricevettero altri incarichi mentre don Domenico restò parroco fino all’arrivo, nel 2014 di don Giuseppe Maioli a cui passò le consegne continuando tuttavia ad abitare in quella parrocchia. In seguito don Domenico, senza peraltro nascondere agli amici qualche motivo di rammarico, andò alla Casa del clero. Per diversi anni è stato assistente dei gruppi di preghiera di Padre Pio. Dopo la venuta a Rimini per il Meeting di Giovanni Paolo II fu lui a organizzare una raccolta di firme per il cambio del nome di via della Fiera in via Giovanni Paolo II. La petizione fu indirizzata all’allora sindaco Alberto Ravaioli ma non ebbe successo.

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