“Il Comune deve riparare al danno fatto acquistando la nuova Questura”: parla Alessandro Ravaglioli

“Il Comune deve riparare al danno fatto acquistando la nuova Questura”: parla Alessandro Ravaglioli

"Tutti i problemi all'origine della nuova Questura stanno nella procedura urbanistica errata che il Comune di Rimini ha adottato per realizzarla". L'ex capogruppo in consiglio comunale per il Popolo delle libertà, prende la parola dopo l'intervista all'avvocato Davide Lombardi, aggiunge altri elementi importanti e conclude: "Per uscire dal vicolo cieco il Comune deve acquistare il cespite dalla curatela e poi metterlo a bando come project financing". Solo così potrà riparare al danno fatto.

“Le dichiarazioni dell’avvocato Davide Lombardi a Rimini 2.0, non solo sono del tutto condivisibili, ma fanno chiarezza su tanta ipocrisia che è stata fatta in questi anni da chi ha governato il Comune di Rimini, cioè dal PDS-DS-PD”. Alessandro Ravaglioli ha molto apprezzato l’intervista che abbiamo pubblicato ieri, e adesso conferma le parole del legale, ma aggiunge anche altri elementi importanti e una proposta per uscire dall’impasse. Ravaglioli è stato consigliere comunale per Forza Italia-Popolo della Libertà dal 1995 al 2016 e capogruppo dal 1999 al 2013. Quindi anche nel periodo che ha visto nascere il progetto della nuova Questura.
“Il cosiddetto “peccato originale” sta nella procedura urbanistica errata che il Comune di Rimini ha adottato per la realizzazione della nuova Questura”, spiega Ravaglioli a Rimini 2.0.

Perché procedura urbanistica errata?
“L’inghippo sta proprio qui: la Questura fa parte di quell’infornata di Piani Integrati (Befane, Rimini Market, Isolabella, ecc.) della Giunta Chicchi a metà degli anni 90 e l’errore di fondo è stato quello di averla trattata come una mera superficie edificatoria e cioè il Comune di Rimini ha normato quei 30.000 mq come una qualsiasi funzione di tipo privatistico (un supermercato, un centro direzionale, ecc.) senza curarsi della pubblica utilità e, ancora più grave, senza chiedere l’esibizione delle dovute garanzie tra privato e Ministero (come ad esempio invece fu fatto nel caso di Ikea dove, a fronte della variante, era stata invece prodotta documentazione vincolante da parte del colosso svedese) nel momento in cui con l’approvazione del progetto consentiva la realizzazione di un enorme edificio che per l’impatto avrebbe comunque compromesso il territorio e quindi contravvenendo ulteriormente al proprio ruolo di difensore dell’interesse pubblico”.

Quindi il Comune non si sarebbe tutelato…
“Se anche avesse voluto trattare la nuova Questura non come un super-standard e quindi porre tutta la questione nelle mani di soggetti terzi, avrebbe dovuto almeno avere un contratto vincolante tra lo sviluppatore (DAMA) e il fruitore (Ministero Interno) con tanto di elaborati tecnici allegati, quali ad esempio il progetto “definitivo” (non sufficiente il “preliminare”) così come normato dal Decreto Ministeriale sui lavori pubblici, corredato da un computo metrico estimativo con tanto di importo finale da, poi, contro-garantire con fidejussione. Cosa che invece è stata fatta solo per le urbanizzazioni primarie.
Il Comune di Rimini, stante il particolare soggetto privato in campo (parliamo di Gian Franco Damerini e non di Impregilo!) avrebbe dovuto meglio cautelarsi trattando la realizzazione della nuova Questura come un vero “super standard” e cioè come una qualsiasi opera pubblica e quindi con le dovute contro-garanzie fideiussorie e/o contrattuali, così come è avvenuto in tutti i comparti del vecchio PRG Benevolo, laddove nel momento in cui al privato venivano riconosciuti dei diritti edificatori di compenso, gli si chiedevano delle garanzie fideiussorie in modo che se fosse stato inadempiente la parte pubblica sarebbe subentrata escutendo il titolo a garanzia. Ma c’è dell’altro…”

Alessandro Ravaglioli

Cosa?
“Faccio notare che la pratica amministrativo era talmente mal fatta che il privato avrebbe potuto anche costruire 15.000 mq di residenziale senza dover aspettare la consegna della Questura, il che sarebbe stata l’ulteriore beffa per la città. Quindi, paradossalmente il Comune dovrebbe ringraziare Damerini che (non so per quale motivo) con buona dose di masochismo non ha monetizzato i 15.000 mq di residenziale/commerciale, che in quei tempi se venduti ad uno dei costruttori più in voga nel riminese, la sola capacità edificatoria avrebbe reso almeno 15 milioni di euro. Quindi oltre al danno (niente Questura), pure la beffa (altro motore immobiliare)!”

L’avvocato Lombardi sottolinea che il Comune avrebbe sbagliato a non espropriare la struttura, lei cosa ne pensa?
“Non si capisce perché il Comune non attivò la procedura d’esproprio, sulla quale ai tempi anche la minoranza di centro-destra avrebbe dato il proprio sostegno. Questa vicenda non fu mai chiarita pubblicamente in consiglio comunale. A questa stranezza va aggiunto che i sindaci e assessori che hanno governato, hanno gestito sempre la questione direttamente con Damerini senza mai portarla all’attenzione del consiglio comunale, se non limitandosi a rispondere alle interrogazioni. Sulla nuova Questura, per intenderci, non ci fu mai un dibattito com’è avvenuto sulle altre grandi opere: Galli, Fiera, Palas, Darsena, TRC, eccetera”.

Quali soluzioni lei vede per uscire dal vicolo cieco?
“Come uscirne? Il Comune deve riparare al danno fatto dalla superficialità con cui ha gestito questa vicenda sino ad oggi, acquistando il cespite dalla curatela (poteva già farlo in precedenza con la procedura d’esproprio per pubblica utilità) ad una cifra inferiore agli 8 milioni di euro (l’Inail ne aveva offerti 7,5) e poi metterlo a bando come project financing con tanto di offerta vincolante ed irrevocabile da parte del Ministero degli Interni per una presa in affitto alla cifra di 1,8 milioni di euro (cifra già ritenuta congrua dal Ministero che in tal caso non potrebbe tirarsi indietro). Tale affitto, anche in considerazione dei costi di ristrutturazione stimati (circa 17 milioni di euro), genererebbe un’ottima revenue facilmente collocabile sul mercato fondistico dei cosiddetti fondi “opportunistici”, che poi nel medio periodo, 3-5 anni dalla messa in regime del bene, potrebbero facilmente cartolarizzarlo sul mercato immobiliare classico che in genere acquista tali immobili affittati allo Stato italiano con redditività anche del 4%”.