Il costituzionalista: “per vietare le spiagge occorre una valida motivazione”

Il costituzionalista: “per vietare le spiagge occorre una valida motivazione”

"Siamo in presenza di ordinanze straordinarie, che però non possono essere arbitrarie o irragionevoli". Lo dice Alfonso Celotto, docente alla Facoltà di Giurisprudenza nella Università “Roma 3”. Che si esprime anche sul famoso blitz della polizia municipale di Rimini: "Occorre sempre la misura. Non c’era da arrestare Pablo Escobar o Totò Riina, mentre le fotografie che hanno circolato danno l’idea di agenti impegnati a reprimere un reato gravissimo". Intanto il sindaco di Riccione chiede la convocazione dell'Unità di crisi in prefettura.

Parchi sì e spiagge no, ma è possibile? Possibile lo è, visto che accade in questa regione. Ma è ragionevole? Oltre Cattolica, nella regione Marche a guida Ceriscioli, al mare si può andare per passeggiare e fare attività motoria. Sulla costa romagnola vige il divieto. Il pugno duro di Bonaccini a tanti è sembrato un inutile esercizio muscolare. Su quali basi può reggersi una ordinanza regionale come quella del governatore dell’Emilia Romagna che ha interdetto “al pubblico le spiagge e gli arenili, in concessione o liberi, ivi compresi la battigia” consentendo invece “la riapertura di parchi e giardini”? Un esperto come il prof. Tarro ha chiarito nei giorni scorsi che andare al mare fa bene, e “non c’è di meglio del sole e dei raggi ultravioletti per togliere di mezzo il virus”.
 Il sindaco di Riccione il 2 maggio ha annunciato un ricorso al Tar contro questo “atto incomprensibile da più punti di vista”. A ruota è uscito l’allarmante video del primario di Rianimazione dell’Infermi. 
Sulla discussa ordinanza del presidente Stefano Bonaccini abbiamo chiesto un parere al costituzionalista Alfonso Celotto (nella foto), che insegna alla Facoltà di Giurisprudenza nella Università “Roma 3”, ma che è anche un volto televisivo visto che sempre più spesso interviene con le proprie competenze nei programmi di approfondimento dedicati al coronavirus.
“Questa disparità di trattamento a livello territoriale lascia perplessi”, spiega a Rimini 2.0. Per quale motivo? “Tutto ruota intorno alla applicazione o meno del principio di ragionevolezza e proporzionalità. Ben vengano limitazioni e cautele, ma sempre adeguatamente motivate e ragionevolmente finalizzate allo scopo. Altrimenti, specie se si creano anche disparità di trattamento, ci sono ampi spazi per un ricorso giurisdizionale e per un annullamento dell’ordinanza da parte del Tar, proprio come per le spiagge in Romagna”.

Quali sono le “fondamenta” che giustificano ordinanze regionali come queste?
Queste ordinanze si fondano sull’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, che disciplina poteri e funzioni in materia di igiene e sanità pubblica da parte del presidente della Giunta regionale, nella sua veste di autorità sanitaria regionale. Anche in deroga alle leggi è ammesso “imporre” dei limiti, ma il perimetro invalicabile consiste nella ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità delle finalità perseguite. Siamo in presenza di ordinanze straordinarie, che però non possono essere arbitrarie o irragionevoli.

Consentire l’accesso a parchi e giardini e vietare luoghi ben più ampi, quali sono le spiagge, che peraltro un virologo assicura essere salutari, è irragionevole oppure no?
Può sembrare irragionevole, soprattutto quando le spiagge sono fruibili in Veneto e nelle Marche e non in Emilia Romagna. Salvo non si dimostri e si spieghi adeguatamente la ragione di tali divieti ulteriori.

Il caso di Rimini forse è ancora più clamoroso perché nella confinante provincia di Pesaro in spiaggia si può andare…
Deve essere dimostrata l’adeguatezza della decisione per supportare un provvedimento di divieto, proporzionalità significa che occorre fornire una motivazione sufficiente, altrimenti potrebbe ravvisarsi una immotivata disparità di trattamento. Se, facendo un esempio puramente teorico e paradossale, delle analisi dimostrassero che sul litorale romagnolo si registra un’alta concentrazione del virus, la decisione della chiusura avrebbe un fondamento. Ma in mancanza di una evidenza scientifica l’atto potrebbe apparire irragionevole. Nel corso dell’emergenza in Italia i casi che hanno richiamato l’attenzione da questo punto di vista sono stati diversi: si pensi ai runner, l’attività motoria ammessa in alcune regioni entro 200 metri e in altre in prossimità dell’abitazione. Se i runner fossero ritenuti “pericolosi untori”, allora occorrerebbe un provvedimento generale univoco, fondato su una valutazione oggettiva. Mi pare anche abbastanza chiaro che non siano mancati amministratori pubblici impegnati a gestire un po’ politicamente, diciamo così, l’emergenza, assumendo decisioni anche “vistose”.

Il 25 aprile il governo ha spiegato che “è sempre possibile svolgere l’attività motoria in prossimità della propria abitazione principale, o comunque di quella in cui si dimora dal 22 marzo 2020, con la conseguenza che è ammesso, per coloro che abitano in luoghi montani, collinari, lacustri, fluviali o marini – e sempre che non si tratti di soggetto per il quale è fatto divieto assoluto di mobilità in quanto sottoposto alla misura della quarantena o risulti positivo al virus – effettuare tale attività in detti luoghi (ivi compreso fare il bagno al mare/fiume/lago) purché individualmente e comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. L’ordinanza regionale che vieta di accedere alle spiagge non confligge con questo chiarimento fornito dal governo? Come si fa a fare il bagno se non si può andare in spiaggia?
Vale sempre lo stesso principio. Sono ammesse misure regionali più restrittive, però devono essere adeguate, proporzionali e ragionevoli, va fornita una motivazione valida dal punto di vista giuridico-scientifico, altrimenti l’ordinanza rischia di essere illegittima, un Tar potrebbe sospenderla e un Consiglio di Stato potrebbe annullarla.

Per caso ha avuto modo di vedere le fotografie del blitz che ha impegnato tre agenti della polizia municipale sulla spiaggia di Rimini, piombati sulla persona che stava prendendo il sole in mezzo ad un arenile sconfinato? Che impressione le hanno fatto?
Chi non le ha viste? Devo dire che in queste settimane ci siamo imbattuti in alcune immagini decisamente “forti”. Sicuramente bisogna tenere conto del contesto di emergenza sanitaria e anche di paura, all’interno del quale certi fatti sono avvenuti, però l’evento al quale lei fa riferimento, immortalato sulla spiaggia di Rimini, o quello della messa interrotta dai carabinieri, sono sembrati un po’ smisurati. Un conto è un assembramento di persone che fanno il pic-nic in spiaggia, altra cosa è un solo individuo, basterebbe l’applicazione del buonsenso prima ancora che del diritto. I due episodi non aiutano certamente a favorire quel senso di serenità che è richiesta nella gestione di un’emergenza comunque complicata per tutti.

Però c’è chi dice: se l’amministrazione avesse allentato i controlli tanti altri si sarebbero comportati di conseguenza…
Occorre sempre la misura. Non c’era da arrestare Pablo Escobar o Totò Riina, mentre le fotografie che hanno circolato danno l’idea di agenti impegnati a reprimere un reato gravissimo.

Sindaco di Riccione: unità di crisi in prefettura per valutare eventuali rischi e allarme sanitario

Non molla la presa il sindaco di Riccione Renata Tosi. Con una lettera al prefetto sollecita una convocazione urgente dell’Unità di crisi in prefettura, mentre alla direzione generale dell’Ausl chiede che venga fornita con urgenza la documentazione in merito al rischio connesso all’accessibilità della spiaggia. “In recepimento alla Sua circolare – scrive il sindaco di Riccione al prefetto – nell’assicurarle la nostra totale osservanza, chiediamo un’urgente convocazione dell’Unità di crisi” per valutare correttamente le recenti notizie su condizioni ancora critiche e a rischio collasso di alcuni servizi sanitari e la conseguente indicazione ai cittadini di rimanere a casa, nonostante le aperture previste da Governo e Regioni. Dall’Ausl invece la Tosi attende di ricevere dati e documentazione sanitaria e scientifica, in modo da poterla soppesare in una riunione dell’Unità di crisi in Prefettura. “Crediamo sia utile e necessario conoscere quali suggerimenti ufficiali dell’autorità sanitaria e dati tecnico-scientifici hanno corroborato e portato fuori, da una mera discrezionalità, il rischio connesso all’accessibilità della battigia marina per una semplice passeggiata”.

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