Il Museo Fellini deve vedersela con gli allestimenti di Cinecittà

Il Museo Fellini deve vedersela con gli allestimenti di Cinecittà

Una mostra permanente porta la firma di Dante Ferretti, escluso dal bando riminese per il progetto che coinvolgerà fra gli altri piazza Malatesta e Castello. Ha ricreato anche il Fulgor all'interno degli Studios. Un'altra, temporanea, inaugurata il 28 aprile, regala la visione, davvero impattante, di venticinque pezzi originali che escono dai set del maestro.

Dante Ferretti, “scartato” dalla commissione che ha valutato i partecipanti al bando di concorso per la fornitura dei contenuti e prodotti multimediali e dei servizi di progettazione degli allestimenti e delle tecnologie interattive del Museo Fellini, ha firmato una grande mostra-installazione permanente allestita a Cinecittà, cioè la vera casa del cinema del regista riminese. Felliniana – Ferretti sogna Fellini, questo il titolo, è stata inaugurata nel febbraio di un anno fa e, superate le ristrettezze da lockdown, conta di richiamare l’attenzione degli estimatori di Fellini.

L’allestimento della sala centrale di Felliniana (tutte le immagini sono di Andrea Martella)

Si trova nella “Palazzina Fellini” e si sviluppa su tre sale. Quella centrale contiene le locandine dei film e focalizza la narrazione del viaggio sulla Fiat 125 che spesso ha visto seduti uno di fianco all’altro Fellini e Ferretti nel percorso fino a Cinecittà e non solo. Non semplici trasferimenti ma occasioni per confrontarsi, scambiarsi suggestioni e sogni, come ha raccontato più volte lo stesso Ferretti.
Poi c’è la “Casa di piacere”, ovvero La città delle donne nella sua plastica e simbolica evocazione di tutto un immaginario, non a caso film archetipo della lunga e intensa avventura artista tra Fellini e Ferretti.

L’impressione è quella di mettere piede sul set, fra il bordello-lunapark con lo scivolo bordato di velluto rosso e lampadine e naturalmente luci da giostra, in una rarefatta atmosfera da casa di appuntamenti, maschere orientali, sculture in resina che sembrano sul punto di muoversi in ogni momento e dialogare col visitatore.
Il terzo ambiente è quello che Ferretti ha “restaurato” a Rimini (attirandosi anche feroci critiche). Ma nello stile di Fellini e della sua Rimini ricostruita a Cinecittà, il tre volte premio Oscar il Fulgor l’ha ricreato nella sua esposizione. «Il Fulgor ritorna a Cinecittà – dove fu ricostruito nel 1972 per le riprese di Amarcord – ricostruito secondo il modello riminese: in uno stile hollywoodiano anni Trenta voluto perché, come dice Ferretti “è un tipo di sala in cui uno viene al cinema e si trova al cinema, il cinema di una volta”»: così in occasione della inaugurazione di Felliniana.

Il Fulgor ricreato negli studi di Cinecittà.

Fra l’altro la Sala ha preso forma attraverso elementi scenografici ma non solo. Non mancano interventi artistici ricercati che vanno dal trattamento pittorico in stucco veneziano per le pareti e la realizzazione di calchi scultorei per capitelli, appliques e plafoniere.
“Dantino”, il creatore delle visioni di Fellini, al bando riminese in squadra con ETT spa, si è dovuto accontentare del terzo posto con 87,957 punti su 100 (i vincitori – ‘Lumiere & Co’, Anteo e Studio azzurro, fra i consulenti anche il professor Marco Bertozzi, in tutto quattordici soggetti – 99,865), ma nel regno incontrastato di Fellini, Cinecittà, ha voluto lasciare (insieme a Francesca Lo Schiavo) un segno indelebile. E’ un «viaggio nell’universo felliniano attraverso gli occhi e i ricordi di Dante Ferretti», come recita il sottotitolo, e proprio per questo uno sguardo destinato a stregare.

Al Miac, per il compleanno degli Studios, 25 pezzi originali provenienti dai set di alcuni film di Federico Fellini.

Ma non è tutto. Per i dieci anni di “Cinecittà si mostra” (dentro un luogo che fa registrare quasi 100mila presenze l’anno), pochi giorni fa al Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema è avvenuto il taglio del nastro di un’altra esposizione, questa volta temporanea, ma di notevole impatto. Grazie all’Istituto Luce Cinecittà dai set dei film di Fellini ecco spuntare venticinque pezzi, ovviamente originali, che sono indissolubilmente legati alle scene cult delle pellicole di Fellini: il Cristo redentore de La dolce vita, esposto per la prima volta, le gigantesche teste di Joan Crawford, Greta Garbo e Marlene Dietrich de La città delle donne, i dieci busti di cardinali ispirati alla scultura seicentesca da Il Casanova, quindi il rinoceronte, il Leone di San Marco e poi altri magnifici capolavori in gesso e vetroresina (frutto della maestria artigianale di Gianni Gianese e Adriano De Angelis) anche da Intervista.

Arriverà al museo Fellini qualcuna di queste opere? «Nessun elemento in esposizione nelle mostre permanenti di “Cinecittà si Mostra”, “Felliniana” così come all’interno del museo MIAC è in procinto di essere dato in prestito ad altre realtà, incluso il Museo Fellini», ci rispondono dall’ufficio stampa.
Insieme a Fellini, “Cinecittà si mostra” realizza anche l’omaggio a Giulietta Masina, Alida Valli e Nino Manfredi nel centenario della nascita. Si possono ammirare i bellissimi costumi indossati da questi giganti del cinema italiano. Nel primo caso si tratta di due abiti da Giulietta degli spiriti e uno da Ginger e Fred. Il Museo Fellini è un parto ancora avvolto da molto mistero, costato 12 milioni di euro. Ma la concorrenza non manca.

COMMENTI

DISQUS: 0