Imminente la nomina del successore di Caffarra, è mons. Zuppi

Imminente la nomina del successore di Caffarra, è mons. Zuppi

E' la figura di pastore che riflette il nuovo corso di papa Francesco. Si interrompe un percorso iniziato negli anni 80 segnato da arcivescovi della scuola milanese (a partire da Manfredini e Biffi) chiamati a Bologna da Giovanni Paolo II, così come Caffarra.

Si attende a giorni la nomina del successore del card. Carlo Caffarra sulla cattedra di San Petronio. Manca solo l’annuncio ufficiale, che potrebbe arrivare anche entro mercoledì. E’ mons. Matteo Maria Zuppi (nella foto), in quota alla Comunità di Sant’Egidio e che Benedetto XVI nel 2012 ha nominato vescovo ausiliare della diocesi di Roma e assistente ecclesiastico del movimento di laici fondato da Andrea Riccardi, quest’ultimo legato a Rimini per avervi trascorso l’adolescenza e per un rapporto che si è mantenuto vivo nel corso degli anni, fino a ricevere la cittadinanza onoraria nel 2000 dalle mani del sindaco Alberto Ravaioli.
Mons. Zuppi è la figura di pastore che riflette il nuovo corso di papa Francesco: ha lavorato coi ragazzi emarginati delle periferie romane e coi tossicodipendenti, mentre sul versante estero si è speso sui fronti di guerra in Mozambico e in Burundi, in quest’ultimo caso in stretto rapporto con Nelson Mandela.
Si interrompe un percorso iniziato negli anni 80 segnato da arcivescovi della scuola milanese (a partire da Manfredini e Biffi) chiamati a Bologna da Giovanni Paolo II (così come Caffarra), grandi uomini di cultura, oltreché di chiesa, che non hanno mai risparmiato critiche e richiami controcorrente nel cuore del modello emiliano. Con ogni probabilità, adesso si cambierà passo, seguendo appunto l’impronta di papa Bergoglio, ma con quali ripercussioni sulla chiesa emiliano romagnola è ancora presto per dirlo.
Tramontano invece definitivamente le aspirazioni del vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, che in un certo momento erano sembrate molto vicine dal concretizzarsi. Ad allontanare sempre più Lambiasi da Bologna, nonostante il curriculum e le amicizie giuste all’interno della Cei e in Vaticano, sono state forse le difficoltà interne alla Diocesi di Rimini, non da ultimo quelle legate alla situazione economica, ormai nota anche a Roma.