La Bussola della Chiesa di S. Giovanni Evangelista (S. Agostino): storia di un restauro senza precedenti che ora può fare scuola per i professionisti

La Bussola della Chiesa di S. Giovanni Evangelista (S. Agostino): storia di un restauro senza precedenti che ora può fare scuola per i professionisti

Serena Brioli restauratrice e artefice dell’opera eseguita, racconta come è avvenuta e quali difficoltà si sono dovute affrontare e risolvere

Continuiamo a narrare dalle nostre pagine la straordinaria storia del recupero della Bussola d’ingresso della meravigliosa Chiesa di S. Giovanni Evangelista (S. Agostino).
Nella prima puntata (qui) abbiamo esposto l’antefatto propedeutico al successivo restauro, le cause che lo hanno reso necessario, ed ora vogliamo raccontarne la fase operativa ovvero quella che ci permette di ammirare il pregevole manufatto in tutta la sua bellezza e sobria eleganza.
Prima di proseguire, però, è doverosa una premessa a ricordo di chi in passato ha conservato con passione questo sacro edificio. La Bussola era stata ridipinta a seguito del disastroso incendio del 24 giugno 1965, in occasione del ripristino di buona parte di essa grazie alla meritoria opera dell’allora Parroco Don Lazzaro Raschi (qui), con la quale è ritornata al suo splendore come la possiamo ammirare oggi.
Incontriamo Serena Brioli restauratrice e artefice dell’opera eseguita, che ci racconta come essa è avvenuta e quali difficoltà si sono dovute affrontare e risolvere.
Una volta approvato il progetto di restauro datato 2025 da parte della Soprintendenza, dopo l’Epifania del corrente anno sono iniziati i lavori. Dapprima si rese necessario accertare il reale stato di degrado in cui versavano le parti ammalorate della Bussola, con un’accurata mappatura fotografica inviata all’Ente preposto, che ha permesso di avere una visione esaustiva del contesto.

I danni erano presenti solo nelle parti decorative lignee costituite da essenza di pioppo; di fatto il resto della struttura, in legno abete, non era stata presa in considerazione, se così si può dire, dagli infestanti insetti xilofagi. La situazione appariva con due modalità diverse seppure provocata dallo scavo di gallerie; la prima non evidente poiché eseguito in profondità, e la seconda, più superficiale, si mostrava con rigonfiamenti della superficie che non era mai stata intaccata nel suo strato pittorico.

Durante lo studio preparatorio si scoprì che non esisteva letteratura relativa ad un restauro del genere, da eseguire su un’opera con un così esteso stato di degrado, e di conseguenza ci sì confrontò con alcuni professionisti dell’Università dell’Aquila per comprendere come compiere la delicata operazione; come pure avvenne nel 2019 quando si rimosse la colonna tortile relativa all’ ancona di S. Facondo. Anche in quest’ultimo caso non esistevano precedenti inerenti ad una operazione così complessa, quindi si è proceduto con il primo smontaggio del capitello, e la successiva applicazione di velinature e garzature a protezione del manufatto.

Iniezioni di idoneo materiale nelle gallerie create dalle termiti

La colonna così protetta, una volta tolta dall’altare, è stata in seguito ricoverata in un ambiente dedicato nella canonica. Una volta definito il quadro della situazione, si è poi proceduto realizzando un campione di restauro iniettando appositi prodotti consolidanti all’interno delle gallerie, aprendo preventivamente le stesse ove occorrente, per eseguire il puntuale trattamento. Ma prima di allora si cercò di capire quali fossero i prodotti più idonei all’occorrenza, e non essendo facile si dovettero eseguire numerose prove.
Fu quindi solo grazie alla perizia e alla professionalità di Serena Brioli, in collaborazione con la Soprintendenza, dott.ssa Patrizia Toscano e dott.ssa Margherita Mazzotti, che si individuarono i metodi e i prodotti più idonei da utilizzare. In buona sostanza siamo in presenza di un importante restauro che potrà aiutare altri professionisti ad affrontare casi analoghi. Iniezioni quindi, per riempire i cavi creati dalle termiti. Quanto alle parti fortemente deteriorate si optò per la loro totale ricostruzione rimuovendo ciò che era irrecuperabile, e ricostruendole sapientemente assicurando le stesse alle strutture superstiti, con piccole armature di filo metallico zincato e spinotti di legno. Infine per gli elementi più particolari, si rese necessario creare degli stampi con gomma siliconica grazie ai quali si riprodussero, con specifico materiale, gli elementi decorativi. Nel caso invece di una estesa mancanza pertinente il basamento di una colonna, la stessa venne ricostruita utilizzando del legno di pioppo; tutte le riproposizioni furono adattate alle circostanze in fase di montaggio. Il completamento dell’opera ha visto solo una filologica tonalizzazione di colore per ricoprire le stuccature e i rifacimenti. E così finalmente prima della celebrazione della Domenica delle Palme, la bussola era completata e pronta per celebrare quella liturgia come dovuto.

Come in precedenza accennato quanto avvenuto rappresenta un metodo di restauro finora inedito, ma grazie al quale ora si potrebbe anche ripristinare la colonna in stile Corinzio della prima ancona laterale a sinistra dall’ingresso, di cui accennato in precedenza, attualmente sostituita da una copertura tessile, bisognevole dei necessari fondi economici per un suo ripristino; ma speranzosi che prima o poi il manufatto possa ritornare al suo posto, per continuare a dare lustro alla preziosa pala di G. B. Costa (1697 – 1767),  che raffigura il Miracolo di S. Giovanni da S. Facondo. È stato con grande piacere avere raccontato questa bella storia, rara, inedita, forse incognita a molti, avvenuta in una città abbastanza distratta circa i temi artistici e culturali, anche a motivo di falsi modelli pseudo tali che ostinatamente ci vengono noiosamente propinati se non imposti. Infine un doveroso ringraziamento al Parroco Don Renato Bartoli ed alle persone che quotidianamente si dedicano alla cura della Chiesa, per la loro volontà e determinazione di avere voluto intraprendere un così complicato intervento di restauro, conclusosi nel migliore dei modi possibili.
Fine

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