La giunta perde l’assessore alle arti: l’addio di Massimo Pulini l’avevamo anticipato a novembre

La giunta perde l’assessore alle arti: l’addio di Massimo Pulini l’avevamo anticipato a novembre

L'assessore alle arti e alla identità dei luoghi si dimette. Un brutto colpo per Gnassi e la sua giunta. E crediamo che nelle motivazioni ufficiali del suo abbandono non ci siano tutte le ragioni all'origine della scelta.

L’avevamo scritto il 21 novembre scorso, dopo aver fatto tutte le verifiche del caso. Oggi l’ufficializzazione: l’assessore alle arti e alla identità dei luoghi lascia. Si dimette. Per “motivi, fortunatamente ancora non gravi, di salute e il bisogno di riprendere la mia attività di artista, di ricercatore storico e di docente”. Facciamo molti auguri a Pulini, persona seria e competente, che su Riminiduepuntozero abbiamo anche criticato (come nel caso delle debolissime celebrazioni in occasione dell’anniversario di Sigismondo o in quello della scarsa valorizzazione di quel tesoro preziosissimo che si chiama Biblioteca Gambalunga), ma riconoscendogli un oggettivo valore umano e professionale e una riconoscibile “impronta” impressa alla cultura. Detto questo, bisogna aggiungere che crediamo che le motivazioni dichiarate per il suo addio (e il lungo sermone col quale il sindaco le accompagna ce lo confermano), non siano complete. Crediamo che Pulini avrebbe voluto e potuto fare di più, ma che la sua esperienza in giunta abbia risentito della presenza totalizzante ed anche egemonica, del sindaco Andrea Gnassi, che sui temi della cultura ha spesso rubato la scena al suo assessore. Crediamo che Pulini non abbia potuto godere di piena libertà di manovra sulla vicenda Anfiteatro-Ceis, e se ne va lasciandola al punto in cui l’aveva trovata, con l’importante novità – però non dipendente da lui – delle ultime settimane: per la quasi totalità dei padiglioni esistenti risulta l’assenza di titoli edilizi. Non ci è piaciuto che abbia assecondato la visione dei grandi “monumenti” della città nella logica del luna park: dal giardinetto davanti al Castello, all’opera d Brunelleschi violentata in chiave Museo Felliniano, fino alle insulse e dannose passerelle del ponte di Tiberio.

“Il 31 gennaio 2019, dopo sette anni e mezzo di intenso e appassionante lavoro, lascio il mio ruolo di assessore presso il Comune di Rimini. Dopo aver concluso un mandato (2011-2016) in cui, oltre alla delega alla Cultura ho seguito anche quella dell’Identità dei luoghi, per motivi strettamente personali, ho scelto di concludere in queste settimane la mia esperienza amministrativa, rinnovata a giugno 2016.
E’ stata un’avventura coinvolgente, emozionante, stimolante non solo dal punto di vista del lavoro a servizio della collettività. Se infatti da una parte la cultura e la valorizzazione della stessa sono cresciute a priorità per lo sviluppo di Rimini, dall’altra conservo come cosa preziosa la stima e l’amicizia trovate e cresciute in questi anni con il Sindaco e i miei colleghi di Giunta, nonché con il consiglio comunale e le tante persone che ho conosciuto e incontrato. Mi sento orgoglioso di essere parte di un cambiamento della città evidente e riconosciuto.
In tutto questo periodo, caratterizzato da un costante impegno su tutti i fronti del settore culturale, ho usufruito di un pieno rispetto della mia indipendenza (intendo la non appartenenza ad alcun partito o lista civica) e della mia professionalità.
Mi spingono a questa scelta solo motivi, fortunatamente ancora non gravi, di salute e il bisogno di riprendere la mia attività di artista, di ricercatore storico e di docente, quasi interamente sospese in questi anni.
Me ne vado arricchito della più intensa esperienza umana e civile che abbia avuto occasione di incontrare nella mia vita e per questo ringrazio e saluto caramente tutti”. Questa la dichiarazione con la quale Pulini accompagna la sua uscita di scena.

Per completezza, va ricordato che tre giorni dopo la pubblicazione su Riminiduepuntozero della notizia che “l’assessore Pulini lascia la giunta e torna a insegnare”, lo stesso aveva tentato una strana smentita: “Riprendo a insegnare ma non do le dimissioni” (Corriere di Rimini). “Questo non comporterà una riduzione del mio impegno, anche se fisicamente mi dovrò dividere restando comunque quattro giorni su sette a Rimini”. Ma aveva lasciato la porta aperta: “Se poi più avanti dovessi vedere che cambia qualcosa vedrò cosa fare in accordo con il sindaco, ma per adesso andrò avanti sia con il mio ruolo di assessore sia con quello di docente”. Forse a chiedergli quella dichiarazione per attutire il colpo delle dimissioni agli occhi dell’opinione pubblica era stato il sindaco.

Andrea Gnassi commenta che le “parole di Massimo interpretano come meglio non si potrebbe la sua esperienza d’artista e uomo di cultura a servizio della comunità di Rimini. E un sentimento reciproco. Non sempre accade che una conoscenza, seppur di un artista raffinato, nel tempo diventi amicizia e complicità. Ricordo ancora, 7 anni e mezzo fa, il primo incontro in cui gli proposi il ruolo di assessore, e di esserlo riuscito a convincere sulla base di un progetto di città fortemente incardinato sull’orizzonte strategico e trasversale della cultura. Eravamo agli inizi. L’idea era quella di provarci, buttarsi per produrre un cambiamento fuori dagli schemi, senza alcuna demagogia, né populista né rottamazione metallica”. Secondo il sindaco Pulini “ha saputo rilanciare sul fronte dell’arte contemporanea, grazie soprattutto alla creazione della FAR e della Biennale del Disegno; evento quest’ultimo che ci ha messo sulla carta geografica del dibattito artistico attuale, investendo sulla ‘precarietà’ del disegno, su ‘un frattempo’ che diventava esso stesso autonoma vita e capolavoro e non anticipo di qualcos’altro che verrà. (…) A Massimo, che ora esce dall’amministrazione per alimentare il suo percorso professionale e di vita, non rivolgo solo un ringraziamento ma un abbraccio sincero, caloroso, infinito. Ha dato un enorme contributo per arricchire Rimini e continuerà a darlo perché le sue ‘creazioni’, Biennale del Disegno in testa, continuano a portare relazioni internazionali e potenziali collaborazioni con i migliori istituti culturali del mondo che valgono più di qualunque lascito o eredità”. Ha portato, conclude, “una visione inconsueta e indispensabile delle cose di una città come Rimini”. Sta di fatto che l’ha perso per strada.