Il giurista Vincenzo Musacchio: "La Regione si posizioni al terzo posto in Italia per numero di interdittive antimafia emesse, misura che segnala l’esistenza di gravi rischi di infiltrazione negli appalti e nelle attività imprenditoriali. I numeri e le analisi disponibili indicano un radicamento significativo e una pervasività crescente"
“Chi afferma che in Emilia-Romagna le mafie non si siano radicate non ha letto i dati relativi alla loro presenza nel 2025”. Inizia così l’analisi dell’esperto giurista e criminologo Vincenzo Musacchio*, che inconsapevolmente colpisce un notissimo politico locale che pochi anni fa si sperticava nel dire che “le mafie qui non esistono”. A parte l’imbarazzante e improvvida dichiarazione di chi, al tempo, ricopriva ruoli di primo piano a Rimini e in Regione, l’analisi di Musacchio è molto interessante e va studiata al meglio, anche per comprendere certe dinamiche in corso nel nostro territorio e – per chi di competenza – rafforzare gli anticorpi.
“I numeri e le analisi disponibili indicano un radicamento significativo e una pervasività crescente: non si tratta di episodi isolati, ma di processi strutturati che integrano l’illegalità nell’economia lecita. Non è un caso che la Regione si posizioni al terzo posto in Italia per numero di interdittive antimafia emesse, misura che segnala l’esistenza di gravi rischi di infiltrazione negli appalti e nelle attività imprenditoriali. Per chiarire: l’interdittiva antimafia è un provvedimento amministrativo con cui la Prefettura vieta la partecipazione a gare pubbliche o ne limita i rapporti commerciali quando sussistono elementi che indicano collegamenti con organizzazioni mafiose; il suo incremento è un indicatore diretto dell’allerta istituzionale.
Le organizzazioni criminali più presenti in regione — ’ndrangheta, camorra e mafia siciliana — hanno modificato le strategie operative: la violenza esplicita è sempre meno funzionale alla penetrazione sistemica. Al contrario, mediante reti corruttive, prestanomi, società di comodo e l’infiltrazione nei circuiti finanziari, esse si mimetizzano perfettamente nell’economia legale. La ’ndrangheta, in particolare, emerge come l’organizzazione più potente e strutturata nella regione, con una presenza storica consolidata soprattutto nelle province di Reggio Emilia, Modena e Bologna; la sua capacità di controllo delle attività illecite e di riciclaggio la rende un attore economico rilevante e insidioso. La camorra, invece, tende a stringere alleanze tanto con altre mafie italiane quanto con organizzazioni straniere, operando attivamente nel traffico di sostanze stupefacenti, nel traffico illecito dei rifiuti e in altri business ad alta redditività e basso rischio apparente.
I dati di dettaglio confermano queste dinamiche: delle 110 interdittive antimafia registrate a giugno 2025, ben 81 sono state emesse a Reggio Emilia, seguita da Bologna, un dato che indica concentrazione territoriale e settoriale delle infiltrazioni. Le analisi mostrano che le infiltrazioni mafiose penetrano preferibilmente comparti dove è più agevole il riciclaggio di denaro e la gestione opaca di appalti: edilizia e ristorazione risultano tra i settori maggiormente a rischio e preferiti per investimenti illeciti, poiché offrono ampie possibilità di movimentazione di capitali e di interazione con le amministrazioni pubbliche. Anche il turismo della Riviera Romagnola — Rimini, Riccione, Cesenatico — presenta segnali di rischio, con transazioni sospette riferite all’acquisizione e alla gestione di hotel e stabilimenti balneari; tali operazioni consentono di giustificare flussi finanziari rilevanti con una copertura apparente di attività lecite.
La pervasività mafiosa è inoltre riscontrabile negli appalti ambientali, in particolare nella gestione dei rifiuti pericolosi e non pericolosi: il controllo o l’influenza su impianti di smaltimento e sui flussi di rifiuti permette non solo profitti diretti ma anche attività di riciclaggio e rafforzamento del controllo territoriale. Il Ministero dell’Interno conferma che al 2025 sono già 50 gli immobili confiscati alle organizzazioni mafiose dal 2011, un dato che testimonia sia la presenza consolidata delle mafie sia l’azione giudiziaria e amministrativa volta a recuperare i patrimoni illeciti. Nel solo 2025 sono state emesse 40 sentenze di condanna definitive per delitti di stampo mafioso, cifra che sottolinea l’intensità dell’attività repressiva ma anche l’ampiezza del fenomeno criminale sottostante.
Per comprendere la portata del fenomeno è utile richiamare alcune modalità operative tipiche: uso di società schermo per acquisire imprese in appalti pubblici, impiego di prestanomi per occultare la reale titolarità di attività commerciali, infiltrazione negli enti locali mediante corruzione o condizionamento elettorale, e trasferimento di capitali attraverso triangolazioni internazionali. Esempi concreti includono acquisizioni immobiliari sospette sulla costa adriatica finalizzate a riciclare proventi, appalti per opere pubbliche aggiudicati a imprese riconducibili a soggetti indagati e società di servizi per il ciclo dei rifiuti che operano con contratti di subappalto opachi. Studi di criminologi e rapporti della Direzione Nazionale Antimafia evidenziano come tali strategie permettano alle organizzazioni di ottenere rendimenti stabili e legittimare la propria presenza sul territorio.
Non mancano, tuttavia, contromisure efficaci: l’aumento delle interdittive, le confische patrimoniali, la maggiore trasparenza negli appalti e il rafforzamento delle attività investigative e di controllo amministrativo producono risultati concreti. È essenziale che le istituzioni locali, le forze dell’ordine, il mondo imprenditoriale e la società civile collaborino in modo sistematico per prevenire le infiltrazioni, promuovere la compliance e tutelare il tessuto economico sano. Tra le misure raccomandate vi sono: l’innalzamento dei livelli di trasparenza negli appalti pubblici, controlli più stringenti sulle catene di subappalto e sui passaggi societari, potenziamento della normativa antimafia preventiva, programmi di formazione per amministratori pubblici e imprenditori e percorsi di riutilizzo sociale dei beni confiscati.
In conclusione, i dati 2025 confermano che in Emilia-Romagna le mafie sono radicate e permeano settori strategici dell’economia regionale. La risposta istituzionale, giudiziaria e amministrativa ha prodotto risultati significativi, ma servono strategie integrate e costanti per contrastare la capacità di adattamento delle organizzazioni criminali e tutelare la legalità economica e sociale della regione”.
*Vincenzo Musacchio è un noto giurista, criminologo, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark. È noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato in diverse università italiane e presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche di indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto “Legalità Bene Comune” nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale “don Giuseppe Diana” dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.


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