“Milleballe”: Lega e 5 Stelle le suonano a Gnassi sul “bando periferie”

“Milleballe”: Lega e 5 Stelle le suonano a Gnassi sul “bando periferie”

“Il Pd ha promesso soldi che non poteva spendere a soli fini elettorali"

"Il bando periferie è stato finanziato (dal governo precedente) per metà dell’importo complessivo con le risorse stanziate sulla base di una norma sulla quale è intervenuta una pronuncia di illegittimità costituzionale". La parlamentare e il segretario riminesi della Lega mettono in fila gli elementi di fondo per capire nascita e declino della querelle scoppiata ieri. E Sensoli (5 stelle) aggiunge: "I progetti virtuosi, con punteggio da 70 in su, andranno avanti. Ma Rimini non rientra fra questi". Gnassi torna a caricare.

“Prima di tutto è bene sapere che il Pd, prima con Renzi e poi con Gentiloni, ha dispensato promesse che non poteva mantenere e garantito soldi che non poteva spendere. Il bando periferie infatti è stato finanziato (dal governo precedente) per metà dell’importo complessivo con le risorse stanziate sulla base di una norma (comma 140 della finanziaria del 2016) sulla quale è intervenuta una pronuncia di illegittimità costituzionale (sentenza n. 74 del 2018 della Corte Costituzionale)”. L’onorevole Elena Raffaelli e il segretario provinciale Bruno Galli della Lega non ci stanno a passare (in quanto esponenti di uno dei due partiti al governo del Paese) per “rapinatori”. L’accusa l’ha lanciato ieri il sindaco di Rimini nel corso di una conferenza stampa nella quale se l’è presa col governo gialloverde per la sospensione delle convenzioni del bando periferie che si abbatte su 96 tra città e aree metropolitane, fra le quali anche Rimini.

“I primi 24 progetti, che peraltro hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100 ed erano immediatamente esecutivi, verranno finanziati regolarmente, mentre quelli rientranti nel secondo blocco su cui ricade un principio di illegittimità in termini di copertura finanziaria sono, al momento, in stand by. Oltretutto gran parte di questi ultimi progetti non sono esecutivi e difficilmente potrebbero diventarlo vista la palese carenza progettuale. È evidente allora che quella del Pd è stata, perlopiù, un’operazione spot a soli fini elettorali imbastita per soccorrere, guarda caso, anche qualche impopolare Amministratore romagnolo”, spiegano i due leghisti.

“Per rimediare a questa presa in giro e sulla base della sentenza della Corte Costituzionale, con l’emendamento votato all’unanimità dal Senato, abbiamo liberato 2 miliardi di euro (prima bloccati dal Pd con l’assurda austerity imposta dalla legge di bilancio). Finalmente tornerà ad esserci possibilità di spesa per tutti i Comuni che hanno saputo ben amministrare, non solo per quelli del bando, i quali, comunque, avranno coperture per i primi impegni presi e anche per altre opere. Allo stesso tempo si tiene viva la graduatoria del bando periferie spostandone il finanziamento al 2020, per trovare risorse reali e spendibili e non inesistenti, con cui realizzarlo legalmente. In sintesi, il Pd con le sue polemiche strumentali mente, mentre quello in Parlamento, conoscendo la questione, per salvare la faccia ha votato l’emendamento”.

Conclude Elena Raffaelli: “Con un’operazione di verità ben distante dalle promesse elettorali del Partito Democratico abbiamo guardato con attenzione alle risorse disponibili operando sulla base di un duplice criterio: quello della qualità e realizzabilità dei progetti presentati. Si tratta, in buona sostanza, di una nuova modalità di distribuzione delle risorse che non guarda più alle singole periferie ma ad un territorio ben più ampio che, nel nostro caso, si chiama Romagna”.

Meno propaganda, più sostanza. Lo chiede sullo stesso tema Raffaella Sensoli, consigliere regionale 5 stelle, al sindaco Gnassi. “Il sindaco Gnassi invece di fare propaganda dovrebbe interrogarsi sul perché il progetto riminese inserito nel bando governativo per le periferie ha ricevuto una valutazione così bassa, appena 35 su 100, risultando tra gli ultimi dei progetti di tutta l’Emilia-Romagna. Come ha ben spiegato il sottosegretario Castelli siamo intervenuti davanti una pronuncia di illegittimità delle Corte Costituzionale su un caso provocato dai suoi compagni di partito, assicurando comunque il finanziamento dei progetti più virtuosi, ridando centralità alle Regioni e sbloccando 1 miliardo di euro per oltre 8000 enti locali”.

Secondo la Sensoli “il Governo Gentiloni ed il PD di Renzi avevano in mente un disegno per cui tutto il potere doveva essere nelle mani del capo seduto a Roma, pronto a dare, anzi a promettere, soldi a chi stava sul territorio: promettere, perché il bando per le periferie era stato finanziato dal precedente Governo per metà dell’importo complessivo. E comunque i progetti virtuosi, cioè quelli con punteggio da 70 in su andranno avanti. Progetti promossi con la sufficienza, aggiunge, come quello di Rimini, saranno “da verificare, rivalutare e forse rivedere. Come abbiamo sempre detto bisogna guardare le cose nel merito e nel dettaglio. Quindi Gnassi – conclude Raffaella Sensoli – prima di alzare polveroni mediatici riflettesse sulle proprie mancanze, a cominciare alla bontà del progetto presentato, oltre a chiedere spiegazioni anche ai suoi colleghi di partito che hanno votato l’emendamento proprio perché era corretto farlo. Noi non siamo assolutamente contrari alla riqualificazione della città ma deve essere fatta in maniera seria e non con il metodo di questa amministrazione che troppo spesso spaccia per progetti di riqualificazione diapositive con qualche bella immagine”.

Riprende la parola anche Andrea Gnassi e prosegue sullo spartito suonato ieri: “L’8 agosto del 2018 è andato in corto circuito l’intero sistema Paese. L’8 agosto è la data che sancisce un colpo mortale per 96 Comuni in cui risiedono ben 25 milioni di italiani. L’8 agosto è la data del ‘blocca cantieri’. L’8 agosto, nella storia istituzionale dell’Italia, segna ciò che non era mai avvenuto prima: si stracciano convenzioni e contratti tra Stato e Comuni per le periferie. Convenzioni/contratti registrati alla Corte dei Conti e pubblicati alla Gazzetta Ufficiale. Perché? Per anteporre gli interessi e le promesse di partito, per le quali non ci sono i soldi, a scapito degli interessi delle comunità e dei territori”. Non dice una parola Gnassi sul voto all’emendamento venuto anche da tutto il Pd.

“Ieri, proprio mentre era in corso la conferenza stampa in cui denunciavo pubblicamente la decisione solo politica di privare 96 città capoluogo delle risorse dovute, giungeva negli stessi minuti agli uffici del Comune di Rimini la nota ufficiale, attraverso PEC (posta elettronica certificata) da parte di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), che stabilisce ufficialmente un contributo di 5,5 milioni di euro per la realizzazione del grande sottopasso ferroviario previsto nel progetto di Rimini Nord del bando per le periferie. Sono progettualità concertate e co-finanziate in molti casi, come nel nostro, con un attento e approfondito lavoro con i cittadini, con lo Stato, i soggetti del calibro delle Ferrovie, o che prevedono, come in altre operazioni, il coinvolgimento ad esempio di Demanio, Cassa Depositi e Prestiti o di soggetti privati interessati dai progetti di riqualificazione. Alla luce di tutto ciò, Rimini, il Comune l’intera comunità, auspica ancora che in Parlamento ci sia una reale comprensione dell’errore fatto al Senato. Diciamo che può capitare ma non è tardi per ripararvi. Se così non fosse rimarrebbe solo la confusionaria arroganza dei nuovi potenti di chi ora a Roma governa. Come detto, Rimini non si fermerà. Diffide, ricorsi, giudici! E, alla luce anche del paradosso avvenuto ieri, abbiamo nuovi efficaci strumenti amministrativi e legali per avere quanto è dovuto alla nostra comunità”.

“Non staremo fermi e muti ad attendere gli effetti nefasti su Rimini Nord (35 mila residenti) e su Rimini intera dell’arroganza partitocratica di chi passa sopra gli interessi della comunità e dei cittadini. Sottolineo, cittadini, cittadini, cittadini”, chiosa Gnassi. Che dunque iscrive anche i senatori del Pd nella schiera della partitocrazia arrogante.