Mons. Negri regola i conti col Meeting di Cl, ormai davanti a un bivio

Mons. Negri regola i conti col Meeting di Cl, ormai davanti a un bivio

"Mi è suonata terribile l’affermazione di una responsabile del Meeting secondo cui lo spirito del Meeting «non è di dare voce a chi non può parlare». Vorrei dire a costoro: scusatemi, io per 36 anni non solo ho avuto questa esperienza ma ho lavorato perché chi non aveva voce nella società potesse averla almeno nello spazio libero di un dialogo fra identità operate o sostenute dall’amore a Cristo e all’uomo". Mons. Negri, coraggioso pastore ciellino, le canta da par suo al Meeting delle "purghe". Mettendo al centro della sua critica il caso Cuba portato alla luce da Rimini 2.0.

Ha atteso la chiusura del Meeting (la prossima edizione, dal 18 al 24 agosto 2017, avrà per titolo “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”) per togliersi i sassolini che gli erano entrati nelle scarpe nei giorni dell’evento e quasi certamente anche da prima. Nei giorni del Meeting aveva pronunciato parole disallineate, presentando il suo libro, a proposito del tema dell’ultima edizione.
Ora però ha scritto un intervento di suo pugno sulla Nuova bussola quotidiana, e anche se ad accendere la miccia è la dura contestazione alla lettura che il prof. Giovagnoli (docente di Storia contemporanea alla Cattolica di Milano) ha dato al Meeting del convegno ecclesiale di Loreto (1985) e più in generale degli ultimi tre decenni della storia della chiesa italiana (e comunque il professore ha fornito anche la supervisione storica alla mostra “L’incontro con l’altro: genio della Repubblica 1946-2016”, sulla quale Cl ha puntato tantissimo in questo Meeting), la parte senza dubbio più sostanziosa è quella che riguarda il Meeting stesso e le logiche di esclusione che l’hanno caratterizzato. Scrive Negri: “Adesso tanti fatti, tanti avvenimenti e tante esperienze della vita di Cl mi sembra siano presentate secondo una ottica ideologica che non posso condividere perché questi avvenimenti non sono accaduti come vengono descritti oggi. E poi perché mi sembrano di una enorme banalità.
Caro Giovagnoli, sono intervenuto perché ci sia una possibile chiarificazione tra noi, e ci si aiuti a integrarsi. Ma lasciami anche dire che ho aspettato invano che ci fossero voci libere come la tua che ricordassero ai responsabili del Meeting e a tutti che non è possibile che venga negato nell’ambito del Meeting il diritto di parola a gente che porta sulle sue spalle il peso di una fedeltà alla Chiesa che ha significato martirio, a volte offerta della vita (il riferimento è a quanto accaduto per il dibattito sulla normalizzazione dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti, clicca qui). Mi è suonata terribile l’affermazione di una responsabile del Meeting secondo cui lo spirito del Meeting «non è di dare voce a chi non può parlare». Vorrei dire a costoro: scusatemi, io per 36 anni non solo ho avuto questa esperienza ma ho lavorato perché chi non aveva voce nella società potesse averla almeno nello spazio libero di un dialogo fra identità operate o sostenute dall’amore a Cristo e all’uomo”. E “una responsabile” è nientemeno che Emilia Guarnieri, storico presidente dell’associazione prima e della fondazione poi, che ha intrattenuto lo scambio di mail col responsabile per l’Italia del Movimiento Cristiano Liberación. E il caso Cuba è quello portato a galla da Rimini 2.0 e ripreso dal vaticanista Giuseppe Rusconi su Rossoporpora.
Dietro il j’accuse di Negri emergono due visioni opposte del Meeting e della sua missione, avendo però ben chiaro che Meeting significa Cl e quindi la guida Carron e il gruppo ristretto che ha intorno. E infatti mons. Negri non viene più ufficialmente invitato dal Meeting e lui, che fra i ciellini ha truppe di estimatori e amici, a Rimini nei giorni della kermesse in fiera ci viene ugualmente, e poi partecipa anche ad eventi paralleli all’esterno, come la presentazione dei suoi libri sia lo scorso anno che pochi giorni fa.

Il Meeting ha cambiato pelle e questo è avvenuto a causa di un mutamento genetico dentro Cl che una fetta consistente della generazione ciellina meno giovane, ovvero quella che ha vissuto gli anni del movimento a guida Giussani, mal digerisce. Con Giussani si arrivava al confronto serrato, magari anche allo scontro, ma non ci si alzava dal tavolo senza essersi chiariti. Ora Carron rifiuta il confronto in privato e in pubblico con chi dentro Cl lo mette alle strette. Il Meeting un tempo era un’arena per il confronto fra personalità dalle identità forti, ora la lista degli invitati deve passare al vaglio di Giorgio Vittadini. E la prima identità forte era quella di Cl: “Noi ci presentiamo con una identità netta, consapevole e decisa…una tale identità non può essere facilmente strumentalizzata e manipolata da chi ha il potere”, spiegò Giussani nella intervista a Robi Ronza su Comunione e Liberazione. Ogni anno aumenta la lista degli epurati. Entrano solo i politici che interessano, in chiave Cdo, nel recinto del centrosinistra. Del centrodestra solo quelli con una percentuale accettabile di potere (Regione Lombardia). Entrano con diritto di parola solo vescovi “francescani”. Non solo a mons. Negri, ma nemmeno ad una mente come il cardinale di Milano, Angelo Scola, si dà più la parola.

L’impressione, stando in fiera per diversi giorni durante il Meeting, è che anche le presenze siano calate. Ma il Meeting continua a fornire il dato ormai standard delle 800 mila presenze. Come vengono conteggiate, visto che i tornelli che durante le normali manifestazioni fieristiche vengono attivati e quindi conteggiano le presenze, durante la manifestazione ciellina rimangono spenti? Lo abbiamo chiesto formalmente all’ufficio stampa del Meeting che ci ha risposto così: “Guardatevi come si è concluso il meeting invece di continuare a scrivere falsità”. Un tempo, quando pure tutta la grande stampa nazionale “sparava” con ferocia contro il Meeting e Cl (mentre oggi si è passati alle lodi e anche questo dovrebbe accendere qualche campanello d’allarme, fa giustamente notare Antonio Socci) l’ufficio stampa del Meeting non si sognava neppure risposte di questo genere.
Resta comunque una vena ciellina (“Cristo è la risposta storica, ma imprevedibile ed impensabile per l’uomo, a quella dimensione costitutiva del bisogno umano che si chiama senso religioso”, don Giussani) dentro al Meeting. Non è tutto pappa e ciccia coi poteri costituiti. I capi chiedono di osservare un minuto di silenzio davanti alla tragedia del terremoto. Ma capita di sedersi a mangiare in uno dei ristoranti interni e di ascoltare uno dei volontari che li lavorano che chiede a tutti di recitare un padre nostro. La superstite forza attrattiva del Meeting restano le persone che hanno incontrato il vivace carisma di don Giussani, che disertano gli incontri che puzzano di omologazione (come quello con il ministro Boschi, salone mezzo vuoto), che cercano testimoni autentici (e grazie a Dio ancora ce ne sono anche al Meeting), che piangono davanti alle immagini dei martiri dell’islam, che vogliono immedesimarsi in figure come Madre Teresa di Calcutta (finalmente Marina Ricci al Meeting ha detto che sarà la santa dei ricchi e dei poveri, che non è poco detto al Meeting e sotto il pontificato Bergoglio). Il Meeting si gioca in questi anni il suo futuro. Tornare ad essere con coraggio quello che è stato, sferzato alla presenza cristiana da un uomo di fede e di cultura come don Luigi Giussani. Oppure destinato a morire come uno dei tanti festival sempre più in linea con chi in Italia se la canta e se la suona.