Mons. Turazzi ha invitato papa Francesco a San Marino

Mons. Turazzi ha invitato papa Francesco a San Marino

Il pontefice si è dimostrato disponibile di fronte all'invito del presule. La notizia è stata comunicata in occasione del convegno dedicato al quinto anniversario della visita di papa Benedetto sul Titano. E San Marino realizzerà un monumento dedicato alla visita dei due precedenti pontefici.

Da quella visita la Repubblica di San Marino, alle prese con una grave crisi di credibilità internazionale, incominciò ad invertire la rotta. Forse inconsapevolmente papa Benedetto XVI fece anche questo favore alla al Titano con il suo viaggio, il 19 giugno 2011, a San Marino e al Montefeltro. Lo ha sottolineato anche il Segretario agli Esteri Pasquale Valentini, tra i presenti insieme al suo collega agli interni Giancarlo Venturini.
Se n’è parlato in un convegno svoltosi venerdì 3 giugno nella sede del Castello di Domagnano in occasione del quinto anniversario di quell’evento storico. Tra i relatori l’arcivescovo di Ferrara Comacchio e Abate di Pomposa monsignor Luigi Negri, il vescovo di San Marino Montefeltro monsignor Andrea Turazzi, il vicario generale monsignor Elio Ciccioni e i Capitani Reggenti dell’epoca Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini. Moderava il giornalista Paolo Facciotto. Dal canto suo monsignor Turazzi, presente in Vaticano alla recente assemblea dei vescovi, ha rivelato una novità. Parlando con Papa Francesco lo ha invitato a San Marino e il Santo Padre, per così dire, non ha detto ‘no’ anzi s’è mostrato disponibile. “Pensavo alle difficoltà – ha detto Turazzi – ma vicino a me c’era qualche confratello della Cei che mi ha incoraggiato: ‘Ma in fondo San Marino non è poi molto lontano da Roma…’” Dunque chissà che questo invito non venga a breve raccolto. Così San Marino dopo la visita di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI potrebbe essere visitato anche dal terzo Pontefice in carica.
Questa è una delle notizie di questo convegno che aveva come tema l’eredità della visita alla diocesi di San Marino Montefeltro di Papa Ratzinger nel giugno del 2011. Ma, come più d’un relatore ha sottolineato, si tratta di qualcosa di più di un’eredità. Negri, descrivendo il suo sforzo nel non cedere alla nostalgia per la miriade di ricordi e sollecitazioni di quell’incontro, è partito dal saluto che Benedetto XVI gli ha fatto salendo sulla scaletta dell’elicottero per tornare in Vaticano: ‘Grazie per avermi regalato una giornata indimenticabile’. Negri ha detto: ‘Con questo ci aveva detto che noi e lui stavamo compiendo un cammino condiviso fino in fondo non in modo formale: un cammino all’interno di una storia e tradizione che si ripropone nel presente. Il cammino del popolo cristiano che vive il passato non fermandosi nostalgicamente ma come una grande opportunità per affrontare il presente. Non può peraltro, come troppi hanno fatto e fanno, eliminarlo senza un’adeguata considerazione. Un cammino di riscoperta del passato che ridiventava presente”. E Negri non ha mancato di dire che Ratzinger, come tedesco, aveva puntualmente preparato questo viaggio studiando la realtà che andava ad incontrare. Ma per vivere il passato nel presente, ha proseguito Negri, “occorre recuperare il soggetto di questa storia, un soggetto vivo che ha in sé le ragioni di vita e che mette queste ragioni sul tavolo del quotidiano confronto con altri e quotidiana sfida con le circostanze e gli avvenimenti. Il Papa ci fece presente che noi eravamo il popolo di Dio presente allora, ‘qui ed ora’. E dunque bisognava riaffermare con forza questa identità ecclesiale nell’impeto missionario. Fu evidente in quella giornata che il Papa era il capo gioioso di un popolo gioioso di cui facevamo parte che stava incontrando delle difficoltà”. Ecco dunque l’eredità secondo Negri: “La vita di questo popolo come il permanente dono della presenza di Cristo che sacramentalmente non lascia più la sua Chiesa. La chiesa custodisce questo dono e lo comunica a tutti gli uomini che incontra”.
C’è stato quindi anche un affondo sull’attualità, Negri ha spiegato cosa significa ‘essere Chiesa oggi nella consapevolezza critica delle sfide di oggi’. Significa essere ‘in missione’. Si tratta per la verità di una parola che il Papa non nominò molte volte ma che era visibile nella sua esperienza quotidiana. “Perché Benedetto XVI allora disse che le sfide principali sono sulla conoscenza, la sua frase che avete messo sul volantino che pubblicizza il convegno: ‘Che la fede diventi la comprensione della realtà’. E questo popolo ha in sé le caratteristiche per comprendere la realtà e per questo non lo spaventa nulla. La nostra fede ci è data per affrontare e vivere positivamente qualunque circostanza della nostra vita. Benedetto è stato colui che ci ha insegnato a tornare ad avere fiducia nella ragione non chiusa in una ‘stanza senza pareti’ ma con finestre aperte sulla realtà, che cerca il mistero e va oltre quello che sembra impossibile superare. Noi dobbiamo essere coscienti di quello che siamo e comunicarlo a tutti. In anticipo sui tempi e sulla drammaticità che oggi ha assunto il dialogo coi musulmani, Benedetto XVI sottolineò che l’annuncio di Cristo agli uomini di oggi va fatto senza alcun timore; secondo il grande intervento che fece a Regensburg, sostanzialmente incompreso e manipolato dalla stampa”. Il dialogo avviene cioè senza dimenticare nulla di quello che si è ma ciascuno nella consapevolezza profonda della propria esperienza senza paura di nulla”. Negri ha poi spiegato l’eredità di quella visita non semplicemente da ricordare ma da vivere nell’oggi: “Io non sono un uomo da grandi affezioni, ma mi ritrovai a piangere mentre scendevo la scaletta dell’elicottero per la frase che mi aveva detto (‘Grazie perché mi avete fatto passare una giornata indimenticabile’). E piango ancora dopo le dimissioni di Benedetto. Sono infatti passati cinque anni da quella visita e oggi dobbiamo affermare questa eredità. Si tratta di un’eredità di cultura, cioè di concezione della vita di posizione di fronte alla realtà. Non è un’eredità di sentimenti; sentimenti che vanno e vengono e alla fine non reggono la vita, non reggono la vita di un uomo e di una donna, né quella della comunità sociale e nazionale e nemmeno quella del mondo. Ma se la cultura è forte investe anche i sentimenti. Questa eredità va giocata nella desertificazione che oggi segna la vita sociale. E’ un vero deserto quello cui ci troviamo di fronte, punteggiato da violenze inaudite e da qualche tempo a questa parte se la criminalità italiana conosciuta nel mondo era quella mafiosa e n’dranghetista, ora è la criminalità familiare, incontrollata e incontrollabile perché al di fuori di ogni valore, a essere etichettata come violenza italiana. Una violenza che risolve i problemi con l’omicidio-suicidio. E quando leggiamo questa parola sui giornali, non ci colpisce quasi più. E di fronte a questa desertificazione che fa l’Italia? Cosa fa l’Europa che sembra avere più paura della Chiesa che dell’Islam? l’Europa che ha più paura della fede che di questa mentalità consumistica e assurdamente violenta? Manda i bambini a Bruxelles a scrivere coi gessetti il marciapiede: ‘Bisogna essere coraggiosi’. Si affratellano in manifestazioni che sembrano una novità ma che dopo la terza volta capisci che sono un film già visto e del tutto inutile. E la grande e storica campana dell’indimenticabile università belga che suona un canto stupido in cui si dice ‘non ci saranno più differenze e il cielo è bello perché è uguale per tutti’. Senza differenze, e le prime differenze che, secondo questa canzone, dovrebbero scomparire sarebbero proprio quelle religiose. E’ questa la desertificazione di fronte alla quale sembriamo senza risorse. Invece è Benedetto che ci indica la nostra missione”. Una missione che investe in primis tutto il popolo cristiano, i fedeli ma anche responsabili politici e di governo. Negri per esempio ha detto che l’approvazione di certe leggi contrastano con la tradizione, la vita del popolo e la legge naturale, anziché fermare questa desertificazione la alimentano. Infine l’arcivescovo di Ferrara, probabilmente vedendo in sala qualcuno che in quella visita aveva fatto parte del coro che aveva cantato sia nella messa che nell’incontro del pomeriggio a Pennabilli, ha finalmente ceduto alla segnalazione di una curiosità, dicendo che il Papa (che come si sa è un ottimo musicista) aveva apprezzato moltissimo i canti che erano stati fatti nei vari momenti della sua visita.
mons-negri-e-ferrini-minInfine, come i lettori già sanno, Negri ha consegnato a Marco Ferrini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, pergamena e croce della Commenda dell’ordine di San Gregorio Magno. Mentre Matteo Tamagnini, per gli organizzatori del circolo Sant’Andrea, ha annunciato che su questa storica giornata (oltre ad un dvd realizzato dalla tv di San Marino che raccoglie immagini e discorsi della visita di Benedetto XVI) è stata realizzata una mostra fotografica itinerante. Attualmente è visitabile nella Cappella Villa Manzoni di Dagana fino al 10 giugno. Dall’11 sarà invece esposta in Basilica a San Marino. Dal 18 al 24 giugno al museo diocesano di Pennabilli. Tamagnini ha anche dato la notizia che, in seguito ad un’istanza d’Arengo (una formale richiesta al governo) San Marino realizzerà un monumento dedicato alla visita dei due precedenti pontefici alla Repubblica del Titano.

Serafino Drudi