Sagra Malatestiana: comincia la musica delle grandi spese

Sagra Malatestiana: comincia la musica delle grandi spese

L'uscita maggiore (109mila euro) è per l’affitto della sala al Palacongressi

In un botto, 361mila euro per 3 dei 5 concerti sinfonici previsti. Il Comune deve smettere di occuparsi di cultura. Gli effetti sono eticamente ed economicamente devastanti.

I biglietti spiccati non bastano a pagare la metà dei concerti
Fanno quasi tenerezza. A Riccione, l’abbiamo raccontato ieri, si sono scannati in Consiglio comunale per la chiusura dell’Istituzione culturale. Un ente che in soldi vivi – cioè, da investire in eventi culturali – vale (al 2016) 390mila euro. In prospettiva riminese, 390mila euro sono pop corn. Prendiamo la Determinazione dirigenziale n. 1583, che comincia a sancire gli impegni di spesa per la Sagra Malatestiana. Hanno speso, d’un botto, 361.151 euro. In totale, leggiamo, la “parte delle risorse a carico del Comune di Rimini” è di 557.144 euro. Il resto dei soldi, per arrivare alla spesa completa, monstre (nel 2016 il “totale uscite” era di 1.445.798 euro), vengono pressoché tutti dal pubblico (Stato, tramite Fus, Regione etc.) e da qualche sponsor (nel 2016 per una cifra di 247.980 euro, comunque neppure in grado di sostenere il prezzo dei “concerti sinfonici” che sono il clou della Sagra). La Determinazione citata stabilisce la spesa per il concerto dell’Orchestra Academy of St. Martin in the Fields (60mila euro), dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia (83.820 euro) e quello della Filarmonica di San Pietroburgo (97.500 euro). Tre concerti dei cinque previsti in programma. L’ospitalità costa quel che deve (5.499 euro), ma a spiccare sono due dati. Intanto: i ricavi dei biglietti staccati nel 2016 (210.552 euro) non bastano a pagare 3 dei 5 concerti sinfonici previsti. Poi: sapete cosa costa più di tutto, perfino più delle filarmoniche di grido? Il noleggio dell’Auditorium del Palacongressi. Italian Exhibition Group Spa si piglia, per l’affitto della sala “dal 31 agosto al 15 settembre 2017” 109.800 euro. Che è anche un modo, per il Comune di Rimini, di pagare se stesso. Il Comune infatti – badate al gioco di scatole cinesi – tramite Rimini Holding Spa – controllata direttamente dal Comune – e tramite Rimini Congressi srl – detenuta al 38,42% da Rimini Holding, dati 2016 – che detiene l’8,92% di Rimini Fiera Spa che è diventata Italian Exhibition Group Spa. Ad ogni modo, comunque giri le scatole – che ci fanno girare le scatole – il conto è salato.

La cultura è mia e me la tengo io. Regalate un posto ai riminesi!
Due riflessioni. Guai a toccare la Sagra Malatestiana. C’è stato perfino Ezra Pound, con Olga Rudge, era il settembre del 1963 e la Sagra si faceva nel Tempio Malatestiano. Occorre, però, rivederne la strategia, in previsione del varo del neo Teatro ‘Galli’ – ribattezzato Teatro ‘Gnassi’. Il Comune di Rimini, infatti, caso rarissimo di impenitente stalinismo culturale, tiene i gioielli della cultura per sé. Gli uffici comunali preposti partoriscono sia il programma della stagione teatrale – a proposito, da ulteriore determina, la n. 1578, sappiamo che il prossimo 23 ottobre al Novelli arriva Giorgio Panariello, si occupa di tutto la solita Pulp Concerti Srl, quanto pagano i riminesi non si sa – che quello della Sagra Malatestiana. Ma quando il super dirigente Giampiero Piscaglia, un volpone della cultura, andrà in pensione – manca poco – cosa facciamo? Tocca cominciare a pensare in grande, per tempo, perché Rimini non resti quel luogo dove c’è la Notte Rosa e poi, forse, c’è pure un teatro. Scegliere un direttore artistico? Fondare una fondazione? Quel che vi pare, purché non sia una gestione ‘in casa’, che è eticamente sbagliata – il Comune dice cosa è buono&giusto in cultura: ma scherziamo? – e pure economicamente dannosa (tra “compenso lordo del Direttore artistico”, 24.640 euro, e cifre varie, il “totale personale” pagato per fare la Sagra, dati 2016, è di 275.661 euro). Purché, appunto, il Comune non pensi la cultura come cosa propria, privata, ma di tutti. Intanto, visto i costi della Sagra, tra cachet artisti e personale, che grava sulle spalle dei riminesi – che sono quelli che pagano lo stipendio ai dipendenti pubblici al Sindaco e a tutto il corteo – direi che un biglietto gratis per i residenti a Rimini è il minimo.