«Se non cambia l’offerta ricettiva non basta nemmeno il lungomare più bello del mondo»

«Se non cambia l’offerta ricettiva non basta nemmeno il lungomare più bello del mondo»

"Il turismo internazionale ora cerca ben altro. Sempre che non sia troppo tardi... svegliamoci". Corrado Della Vista va subito al sodo. Nell'estate del Covid il 15% degli alberghi in riviera non ha aperto, da aggiungere ad un 10% di strutture già chiuse da tempo. Le priorità: sfoltire, liberando spazi, e riqualificare. Ma l'albergatore, rappresentante del gruppo “Partite Iva - Insieme per Cambiare", parla anche del comportamento delle banche, delle richieste rivolte al governo e ai Comuni per il sostegno alle imprese turistiche e traccia un bilancio dell'anomala stagione 2020.

Quasi cinque mesi fa, in odor di riapertura della stagione balneare, ho intervistato Corrado Della Vista, imprenditore del settore alberghiero che fino all’entrata a gamba tesa del Covid–19 gestiva cinque alberghi (in affitto) più il Residence Della Vista, di sua proprietà. Al momento tiene aperto solo l’albergo Eurhotel a Miramare. A fine stagione torno a trovarlo per capire “quanto resti ancora della notte”.

Com’è andata, Della Vista? Peggio o meglio di come si pensasse?
«Da come si prospettava all’inizio, pareva che la situazione turistica fosse totalmente compromessa. Invece, rispetto ad altre realtà italiane (mi riferisco alle città d’arte che in modo particolare hanno risentito dell’effetto Covid), siamo stati fortunati. Questo, principalmente per due motivi: il primo è che se per molti la stagione è andata discretamente, dipende dal fatto che abbiamo avuto dalla nostra parte alcuni proprietari che hanno agevolato/abbassato gli affitti (e per questo li ringraziamo), in secondo luogo perché la riviera romagnola, per il momento, rientra ancora nel raggio del potere di spesa di gran parte delle famiglie. I costi dei soggiorni da noi sono molto abbordabili, anche se stiamo via via perdendo terreno a causa di carenze dovute a strutture ricettive numericamente sovradimensionate e talvolta oramai obsolete. Insomma, dobbiamo rinnovarci. Anche come approccio generale degli operatori turistici. Il mondo si è evoluto. Non possiamo rimanere fermi a trenta o più anni fa».

Corrado Della Vista: “Le banche sembrano non vedere di buon occhio il turismo. Non stanno mettendo a disposizione nulla di finanziariamente interessante per aiutare le imprese”.

Provi a fare un’istantanea dell’andamento turistico dei mesi appena trascorsi.
«Praticamente, le attività si sono aperte a giugno, con pochissimo lavoro. Luglio è stato mediocre, ma in agosto si è assistito all’exploit, con il pieno per tutte le strutture. Va detto che la differenza è stata fatta anche dal “bonus vacanze”. Ancorché non sia stato gestito in maniera ideale, la sua spinta ha dato una robusta mano a far sì che molti nuclei familiari italiani potessero approfittare di questa opportunità. Quindi si è rivelato un valido strumento predisposto dal Governo per le famiglie al di sotto dei 40.000 euro di ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente, ndr): 500 euro per nucleo composto da tre o più persone, 300 euro per due, 150 euro per una. Il provvedimento sarà attivo fino al 31 dicembre prossimo. Forse si tratta anche di nuclei familiari che in altri momenti non avrebbero mai pensato di poter fare una vacanza. Molte di queste erano di origine straniera, ma residenti in Italia. Famiglie che diversamente non avremmo mai visto».

Questo accadeva solo a lei o anche ad altri albergatori?
«Più di tre anni fa ho costituito una “chat” (con “Telegram”) composta da più di 600 colleghi iscritti, in larga parte dell’Emilia Romagna, ma anche di altre regioni. In virtù di questa “chat” riusciamo a confrontarci in tempo reale su come si muove il mercato. Abbiamo notato subito che c’era un picco di richieste da parte di famiglie straniere residenti nel nostro paese. Tanto per dire: il nome più gettonato erano Mohamed, Fatima e altri di chiaro richiamo al mondo nordafricano che vive stabilmente in Italia».

“Il bonus vacane è stato molto utilizzato da famiglie residenti in Italia ma di origine straniera”.

Quindi, comunque sia e da chiunque sia stato usufruito, il “Bonus” qualche effetto lo ha sortito. Che cifra aveva stanziato il Governo?
«Per cercare di far ripartire il settore turistico, due miliardi e trecento milioni. Sono stati utilizzati 500 milioni di euro in “Bonus Vacanze”. Ci sarebbero pertanto altre risorse ferme da utilizzare per questo scopo. Ci auguriamo che, come spesso accade, non vengano destinate diversamente. Chiediamo che la stessa agevolazione venga prorogata al 2021. E magari aggiustata sotto l’aspetto del criterio della destinazione».

In che senso “aggiustata”?
«Nel senso che aveva dei paletti. Accedervi era abbastanza difficile. E poteva farlo soltanto chi aveva quel tipo di ISEE. Si potrebbe studiare un altro sistema, più agile, meno restrittivo. Diciamo che lo strumento, una volta rivisto, sarebbe ottimo. Si potrebbe pensare di allargare l’accesso a una platea più ampia. Magari anche le stesse regioni potrebbero dare un loro contributo. Come fanno in Sicilia, per esempio. Se il soggiorno è di tre giorni uno, è offerto dalla Regione».

“Abbiamo avuto dalla nostra parte alcuni proprietari che hanno agevolato/abbassato gli affitti, e in secondo luogo perché la riviera romagnola rientra ancora nel raggio del potere di spesa di gran parte delle famiglie”.

Nel computo non ha citato il mese di settembre.
«A settembre, dopo il 15, una volta che sono state riaperte le scuole, abbiamo notato un repentino calo di presenze, nonostante il bonus fosse ancora valido poiché scadrà il 31 dicembre. Va messo in conto che, aumentati i casi di Covid-19, la gente ha avuto anche più timori di partire per andare in vacanza».

A prescindere dal Covid e dal bonus, dopo la prima quindicina di settembre, normalmente la stagione è finita…
«Certamente, ma a causa della preoccupante risalita della pandemia, eventi e fiere sono più che dimezzati. Alcuni di essi saranno anche soppressi. Per fortuna il TTG Travel Experience si è svolto anche quest’anno. Il giorno prima che cominciasse si è tenuto l’Hospitality Day, evento collaterale promosso da “Teamwork”, svoltosi presso il Palacongressi di Rimini. Per esempio, anche questa manifestazione è stata gratificante. Ho visto ristoranti che lavoravano, c’era un bel movimento di gente con tanti personaggi del mondo finanziario e del turismo, poi consulenti che hanno spiegato come e perché il nostro specifico settore sia in continua evoluzione. La partecipazione è stata considerevole, tant’è che per il 2021 è stata riconfermata la stessa data in concomitanza (come quest’anno) dell’altro convegno tenutosi alla Fiera».

“Chiediamo che gli incentivi siano portati al 90% in maniera di attivare un meccanismo di riqualificazione delle imprese turistiche”.

Di conseguenza, con il TTG si è instaurata una sorta di relazione simbiotica.
«Dirò di più: sempre al Palacongressi, quasi in coda al TTG, il giorno 15 si è svolto “Food Marketing Festival”, importante evento di marketing condotto da Giuliano Lanzetti (proprietario del risto-pub Bounty) dedicato agli imprenditori della ristorazione che pure in questo caso ha richiamato addetti del settore da tutta Italia. Questo per sottolineare che sicuramente è un bene che operatori privati si muovano per organizzare eventi del genere. In tutti i casi, per tutte e tre le manifestazioni l’affluenza è stata interessante. Al momento nessuno può sapere se gli espositori ne avranno riscontri positivi, ma a onor del vero va detto che ovviamente rispetto ad altri anni qualche differenza è innegabile. Sono mancati gli stand internazionali, impossibilitati a raggiungere il nostro paese. Visto che i DPCM sono usciti proprio nei giorni che precedevano la fiera, per questo motivo sono avvenute diverse cancellazioni. Appena usciti i decreti, qualcuno ha pensato bene di non venire a Rimini».

Quali sono le prospettive per questo inverno? Letargo totale?
«Considerando che lo stato di emergenza è prorogato almeno fino al 30 gennaio, ci aspettiamo che anche le festività subiranno qualche scossone. Basti pensare che le comunioni già rimandate dalla primavera all’autunno saranno nuovamente spostate a qualche mese dopo. Dopo il decreto, di gente in giro se ne vede già di meno. Gli orari dei locali sono ristretti. Tanta voglia di uscire per poi rientrare forzatamente prima di perdere la scarpetta come Cenerentola, non c’è… e si rimane a casa».

E da parte del Governo, cosa vi aspettate?
«Risorse forti. Perché le attività, le partite IVA, sono il cuore pulsante dell’economia italiana. Occupazione, tasse, tutto gira intorno a questo, che del resto rappresenta il 20% del prodotto interno lordo. È un dato di fatto. Per quanto riguarda gli incentivi, per tentare di dare movimento alle aziende, per rimettere in pista il comparto delle attività edìli e dei materiali da costruzione, il Governo ha varato gli “eco bonus 110%” per la ristrutturazione degli immobili, ad esempio. Si sta mettendo in circolo un giro economico (virtuale). Di soldi se ne vedono pochi, però almeno parlano di crediti. Anche se per il momento si trattasse solo di quelli, molti sarebbero propensi a fare investimenti in tal senso».

“Bonus vacanze prorogato anche al 2021, con qualche aggiustamento sotto l’aspetto del criterio della destinazione”.

E nel mondo del turismo?
«Vediamo che ora le percentuali degli aiuti sono aumentate. Quelle degli incentivi al 50% sono passate al 65%. Sul “Bonus Facciate” (detrazione d’imposta del 90% per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, di qualsiasi categoria catastale, compresi gli immobili strumentali […]; ndr) mancano però le direttive e le linee guida. La gente è un po’ spaesata, non riesce a capire come muoversi, con chi deve fare quel lavoro, come deve rendicontare, valutare se è energeticamente efficiente e così via. Chiediamo che questi incentivi siano portati al 90% in maniera di attivare un meccanismo di riqualificazione delle imprese turistiche. In questo modo, quando il lavoro riprenderà veramente, saremo pronti alla grande sfida: per riappropriarci pienamente del turismo nazionale faticosamente costruito negli anni, ma per lanciare anche un amo importante verso quello estero. Le strutture sono rimaste ferme anche a livello di ristrutturazione e riqualificazione. Non possiamo permetterci di aspettare. Dobbiamo muoverci in fretta. Il Governo sta predisponendo qualcosa in merito, ma è necessario che noi gli diciamo cosa e come farlo».

Tutto questo lo chiedete attraverso le vostre associazioni di categoria?
«Sì, certamente attraverso di esse, ma in modo particolare in qualità di coordinatore regionale del gruppo “Partite Iva – Insieme per Cambiare” con a capo il Presidente Nazionale Giuseppe Palmisano, stiamo preparando un emendamento per chiedere ai politici di governo di rivedere le linee guida, aumentare i contributi previsti per le imprese turistiche e l’opportunità di poter cedere il credito anche per pagare le tasse (IMU, TARI, F24 ecc.). In questa fase, le amministrazioni e gli uffici tecnici avranno un ruolo fondamentale. Dal momento in cui il Governo sta pensando di porre in essere questo sistema di crediti con gli aiuti per ristrutturazione, riqualificazione e così via, si presume che ci sarà una forte richiesta di adeguamento anche della documentazione che si possiede. Ci sarà un problema per confrontarsi con gli uffici tecnici. Il fenomeno era presente già prima, ma nel momento in cui tutto ripartirà (speriamo!), l’affluenza sarà imponente. Bisogna che le amministrazioni capiscano che devono necessariamente incrementare le risorse umane per il disbrigo delle pratiche, ma soprattutto allungare il periodo di apertura degli uffici al pubblico. In sostanza, perdere questo treno significherebbe compromettere lo sviluppo dei prossimi vent’anni. Pochi giorni fa al Palacongressi, personaggi molto influenti dell’Hôtellerie dicevano che la ripresa, se ce ne sarà una (Covid permettendo), si vedrà solo nel 2023».

Nel frattempo, ammesso che tutto fili liscio, le banche vi sostengono?
«Affatto. Le banche sembrano non vedere di buon occhio il turismo. Non stanno mettendo a disposizione nulla di finanziariamente interessante per aiutare le imprese. Ma se non le sostengono adesso, saranno guai seri anche per loro. Dal momento che gli imprenditori sono esposti, non potranno risollevarsi mai più. E se salta il sistema turistico imprenditoriale, sarà una disgrazia anche per molte banche. Non dimentichiamoci nemmeno che da parte di molti investitori esteri c’è un forte interesse di acquisire strutture italiane. Dobbiamo fare in modo, con tutte le nostre forze, che ciò non accada. Il nostro universo finanziario deve esserne consapevole e va assolutamente coinvolto. Non facciamoci comperare».

L’ultima domanda: in definitiva, quante strutture sono rimaste chiuse a causa della pandemia?
«In tutta la riviera, quest’anno il 15% degli alberghi non ha aperto nemmeno per un giorno. I gestori hanno preferito sospendere la licenza. Un ulteriore 10% era serrato già da qualche anno. Per non disperdere inutilmente capitali, a queste strutture (definitivamente chiuse) si dovrebbe trovare una diversa destinazione. Che sia per spazi comuni, che sia per perequazione, prendendo cioè quella cubatura per spostarla in altra zona destinandola ad esempio a destinazione residenziale, liberando quello spazio per funzioni diverse. E utilizzare quello che già esiste. In tal caso, per le pubbliche amministrazioni varrà sicuramente tirare un respiro. Gli oneri di concessione verranno pagati e si libererà uno spazio per attività pubbliche, tanto per dirne una. In tutti i casi bisogna sfoltire l’assembramento (questo termine va molto di moda) delle strutture esistenti. Qua possiamo fare il lungomare più lungo e più bello del mondo, ma se il panorama retrostante rimane nello stato in cui si trova, non andiamo da nessuna parte. Il turismo internazionale ora cerca ben altro. Sempre che non sia troppo tardi… svegliamoci».