Sì alla privatizzazione nei servizi educativi comunali: il centrodestra traccia il solco e lo difende

Sì alla privatizzazione nei servizi educativi comunali: il centrodestra traccia il solco e lo difende

Anche le opposizioni in queste settimane si sono agitate non poco per contrastare la cosiddetta esternalizzazione dei servizi educativi comunali, pare

Anche le opposizioni in queste settimane si sono agitate non poco per contrastare la cosiddetta esternalizzazione dei servizi educativi comunali, pare sei in tutto. Trovandosi in compagnia delle rivendicazioni sindacali e dei contrari a prescindere. Ora il capogruppo di Uniti si vince, Gennaro Mauro, se ne esce con una posizione chiara che non dimentica come la battaglia per la “privatizzazione” appartenga al dna del centrodestra. E annuncia di avere chiesto la convocazione, per mercoledì 12 ottobre, della prima e quarta commissione consiliare per sviscerare a fondo il piano del Comune (saranno presenti anche gli assessori Lisi e Morolli). Ma esternalizzare non è reato.

“Mamma Comune” non può essere la soluzione per superare lo stato di precarietà lavorativa in cui versano diverse decine di educatori riminesi. Il dibattito di queste settimane assume una natura squisitamente sindacale, da parte di chi credeva di essere ad un passo dall’essere un dipendente comunale. Legittima battaglia la loro, ma non si tratta di difendere la scuola pubblica, in Italia le scuole gestite dal privato sono a tutti gli effetti delle scuole pubbliche, lo afferma a chiare lettere una legge dello Stato, la n. 62/2000 voluta dal ministro Luigi Berlinguer. Sono ingenerose e strumentali anche le accuse di inadeguatezza del Privato Sociale non profit.
Ci sembra scontato che nell’attuale contesto socio economico sia necessario rivisitare i modelli del Welfare anche a livello comunale per far fronte alle mutate e maggiori esigenze delle famiglie e degli individui, e ciò comporta una sempre maggiore valorizzazione della funzione del privato senza alcun pregiudizio ideologico. È compito dell’amministrazione comunale, attraverso il bando di gara per il conferimento del servizio, di creare i presupposti e le condizioni per la stabilizzazione del posto di lavoro e per garantire adeguati livelli retributivi ai tanti educatori che entreranno a far parte del Privato Sociale.

Procedere ad esternalizzare di parte dei servizi educativi senza prevedere un approfondimento tecnico e politico nelle commissioni consiliari e una votazione del Consiglio Comunale è una modalità che non condividiamo, che spoglia di funzioni i consiglieri comunali, e che tra l’altro ha comportato in queste settimane la diffusione di tante inesattezze che hanno generato incertezze e malumori tra gli educatori e le famiglie.

Per queste ragioni ho ritenuto opportuno, in qualità di presidente della prima commissione, insieme al collega Frisoni (presidente della quarta commissione) di convocare una seduta pubblica delle commissione I e IV per mercoledì 12 ottobre (ore di inizio 8,45) dove gli assessori Mattia Morolli e Gloria Lisi insieme ai dirigenti comunali illustreranno i contenuti e le motivazioni del provvedimento.

Il centrodestra riminese ha sempre sostenuto “il sistema integrato pubblico-privato dei servizi educativi” come la migliore modalità per soddisfare le aspettative delle famiglie riminesi. Siamo convinti che bisogna garantire ai genitori la libertà di scelta del modello educativo più adeguato per i propri figli, e coerentemente negli scorsi anni non abbiamo fatto mancare il nostro sostegno alla decisioni dell’amministrazione di centrosinistra quando si è deciso di trasferire all’Asp Valloni la gestione degli asili nido “Cerchio Magico” e “Bruco Verde”.

Netta è la differenza tra centrosinistra e centrodestra, l’amministrazione Gnassi intraprende processi di esternalizzazione dei servizi educativi solo per motivazioni di sostenibilità economica e per vincoli nelle assunzioni di pubblici dipendenti. Questi sicuramente esistono e incidono fortemente sul bilancio comunale, e dimostrano chiaramente l’inadeguatezza delle strutture comunali, il costo di un bimbo che frequenta l’asilo nido è pari a 10.000 euro l’anno – superiore del 50% rispetto a quello sostenuto dai privati – e la retta incassata è mediamente pari a 2.000 euro l’anno.
Per noi del centrodestra la libertà di scelta dell’educazione dei figli, diritto riconosciuto dalla Costituzione, è innanzitutto una priorità da salvaguardare, convinti che la pluralità di offerta educativa, della scuola statale e quella privata, sia laica che cattolica, possa consentire la crescita della “persona ” e superare le sabbie mobili di una società pervasa di relativismo e materialismo.
Mi auguro che gli amici della Lega Nord possano rivedere la loro posizione e staccarsi dallo schieramento “statalista” chiaramente anacronistico composto dalla sinistra comunista e dai grillini e ex grillini riminesi.

Gennaro Mauro, capogruppo consiliare “Uniti si Vince”