Si parla di Anfiteatro romano e nell’arena finiscono sbranati Comune e Ceis

Si parla di Anfiteatro romano e nell’arena finiscono sbranati Comune e Ceis

L'assessore Pulini merita l'impeachment: è ancora alle "ipotesi di lavoro" sullo spostamento dell'asilo.

Per la cultura politica di sinistra è un "monumento alla laicità". Per l'assessore Pulini non è una scuola privata ma molto di più. Cronaca di un pubblico dibattito, promosso dall'europarlamentare Marco Affronte, incredibile e feroce.

I riminesi non ne possono più di vedere l’area archeologica okkupata dal Ceis. L’asilo italo-svizzero sarà anche una eccellenza pedagogica, ma adesso basta. Sta li in violazione di un preciso vincolo, datato 1913, e allora cosa aspetta a sloggiare? Perché l’amministrazione comunale fa melina da decenni? Ieri sera l’assessore alle Arti del Comune di Rimini è entrato nell’arena (chiamasi legge del contrappasso) ed è stato sbranato da una folla inferocita. Ha dovuto sorseggiare acqua in continuazione per sciogliersi la lingua, in preda a secchezza delle fauci, come accade in situazioni di stress, misto panico.
Contestualizziamo. L’eurodeputato Marco Affronte si è fatto promotore di un dibattito sul Ceis, ambiguo sin dal titolo: “Ceis o Anfiteatro: scelta obbligata?”. Lasciava intendere una possibile convivenza fra le due strutture, in realtà incompatibili? E sembrava inserirsi nel filone degli annunci elettorali del sindaco Andrea Gnassi, quando disse – alla vigilia dell’ultimo confronto elettorale – di essere impegnato a trovare una soluzione (ancora ignota) per salvare Anfiteatro e Ceis. Inciso, a proposito del sindaco: “Oggi a Rimini non esistono più ambiti in cui i cittadini possono dire la loro, uno solo decide, Sigismondo Pandolfo Gnassi”, così uno dei presenti, sostenitore del Ceis com’è e dov’è.

La sala delle Cineteca comunale era stracolma, con tanta gente in piedi. Affronte non ha detto granché sulle ragioni che lo hanno spinto ad organizzare la serata. Solo di voler essere il “facilitatore” di un confronto. Quando il tema non è il confronto, dopo i fiumi d’inchiostro che sono andati per i fossi, dopo che tanti e autorevoli personalità della cultura e della politica (fra gli altri Pierluigi Foschi, a lungo direttore dei Musei Comunali, l’ex assessore alla cultura Stefano Pivato, il prof. Jacopo Ortalli, oltre a quasi tutti i Soprintendenti che si sono succeduti negli ultimi 40 anni) di Rimini hanno detto che quella dell’Anfiteatro è una inaudita ingiustizia che grida vendetta agli occhi di un bene storico-architettonico. Speriamo non c’entri niente il suo futuro politico, dopo l’addio al movimento 5 stelle.

Cominciamo dal più scandaloso degli anfiteatrini della politica. Dall’assessore Pulini nulla di nuovo. Solo generiche “ipotesi di lavoro” sulle quali l’amministrazione comunale “sta ragionando” in visita di una possibile ricollocazione del Ceis nell’area dell’ex vivaio Fabbri, o a ridosso della ferrovia. E’ al suo secondo mandato e ancora sfoglia ipotesi. Non ha dato uno straccio di incarico a chicchessia per passare dalle parole ai fatti. Si merita l’impeachment per incapacità. Come i suoi predecessori.

Le “baracche” (ma anche le costruzioni in cemento) del Ceis

La serie degli interventi è stata aperta da Alessandro Di Leva, rievocatore storico, che ha mostrato un video sull’evento che si tiene ogni anno nell’anfiteatro di Nîmes, in Francia, a due livelli di arcate, come quello di Rimini, ma più grande, integro e magnifico. Lo spettacolo è quello dei “giochi romani”, che, visto il “gran successo ottenuto”, ha deciso di passare da due a tre giorni. “L’anno scorso ha fatto registrare 24 mila presenze di spettatori paganti, quest’anno contano di arrivare a oltre 30 mila, per dire quanto può far bene al turismo e alla economia di una città”, ha detto il rievocatore storico. Dillo a noi, caro Di Leva.

Poi ha preso la parola Cristina Ravara Montebelli, archeologa che dell’Anfiteatro di Rimini si è occupata per ragioni di studio, e che oltre alla cronistoria degli scavi (con slide) ha sostenuto che nella classifica di quelli italiani per dimensione, il nostro svetta alla sesta posizione, dopo il Colosseo (conteneva 50 mila persone), quelli di Milano, Verona, Aquileia, Parma (16 mila persone), c’è Rimini (13 mila).

Un’altra palla destinata ad infilarsi nella rete dell’amministrazione comunale l’ha alzata Andrea Pignatti, un esperto di finanziamenti europei. Da segnalare, come estratto delle sue parole, che: attualmente la programmazione per l’accesso ai fondi si riferisce ad un periodo che va dal 2014 al 2020 e, trovandoci nel 2017, la gran parte delle risorse sono già impegnate. Bisognava muoversi prima. Ci sono però finanziamenti a “gestione indiretta”, che nascono a Bruxelles ma vengono gestiti da Regione, ministeri, ecc. “In questa famiglia di finanziamenti rientrano anche attività di rivitalizzazione delle città e all’interno di questi fondi la Regione Emilia Romagna ha già attivato il programma operativo di cui anche il comune di Rimini beneficia per il ponte di Tiberio. Esistono poi altri fondi a gestione indiretta, Urbact, che potrebbero fare anche al caso di Rimini”. I soldi ci sono, ma se il Comune non li chiede…

Quindi la parola è passata al direttore del Ceis, Giovanni Sapucci, che ha ripetuto il solito ritornello. Il Ceis si sente al servizio della città, è disponibile a fare ciò che la città deciderà (quindi anche a trasferirsi) ma chiede di non spostarsi dal centro e reclama il riconoscimento di “patrimonio architettonico”, oltre ad un aiuto economico per farlo, visto che riposizionarsi altrove, ex novo (perché le strutture sono vecchie e non riutilizzabili), avrebbe un costo di 20 milioni di euro. Lo disse anche a noi quando lo intervistammo un anno fa. Ulteriore prova che del tema si continua a parlare a vuoto per non cambiare nulla. Quale altro privato potrebbe porre condizioni di questo genere? Nessuno, ma il Ceis evidentemente può. Alla fine della fiera: non c’è un rifiuto a priori allo spostamento ma, viste le premesse poste, diventa un rifiuto nei fatti.
Il culmine della contraddizione Sapucci l’ha toccato quando ha detto che “le scuole devono diventare le custodi dei monumenti, coinvolgendo i bambini nella cura e salvaguardia degli stessi”. Ma come gli ha ricordato qualcuno del pubblico (l’architetto Roberto Mancini) nella concitata fase del dibattito, “voi insegnate ai bambini il rispetto del bene comune, ottimo, ma bene comune è anche quello che hanno sotto i piedi, e davanti ai vostri 70 anni di cultura ci sono i duemila anni di storia dell’anfiteatro”.

“Sento la sala che mormora”, ha detto l’europarlamentare concluso il turno di Sapucci. Da considerare un eufemismo perché la sala si stava preparando a sbranare Sapucci, lo stesso Affronte e colui che di lì a qualche secondo avrebbe preso la parola, ovvero l’assessore Pulini. Il quale ha girato a vuoto, dopo una lunga introduzione partita dalla sua non meno lunga conoscenza del Ceis (della serie chissenefrega, insomma), vicenda trattata fino ad oggi – ha detto l’assessore all’Arte – nel “chiuso del consiglio comunale” e “dalla penna di qualche giornalista che ha tratteggiato per lo più fronti polemici”, mentre è ora di ascoltare i cittadini. Ma lui, che ieri sera i cittadini li ha finalmente potuti ascoltare (e non per merito suo ma grazie ad un incontro organizzato da altri), ne è uscito poco bene. Dopo 15 minuti di chiacchiere assai volatili (l’utopia libertaria all’origine del Ceis e filosofeggiamenti vari), dal pubblico si è alzata la voce del primo gladiatore: “Sì ma dell’anfiteatro quando parliamo? Qual è la posizione del Comune?”. Pulini si è detto, “da studioso dell’arte”, dibattuto dalla scelta amletica fra l’importanza storica di un recupero dell’anfiteatro e il Ceis. Sarà per questo che non decide. Ma il limite l’ha superato quando ha creato per il Ceis una “categoria” inesistente e un piedistallo di assoluto privilegio: “Non è una scuola privata e quindi bisognerebbe fare tre categorie: ci sono le scuole private, le scuole pubbliche e c’è qualcosa di diverso che è l’esperienza del Ceis”. Patente smentita dal Ceis stesso (vedi sito internet della scuola): “Cos’è il C.E.I.S.? Il Centro Educativo Italo Svizzero è una istituzione privata laica…”.

Spazio ai cittadini, avrebbe detto un po’ di tempo fa il grillino Affronte. Dalla sala che mormora sono partiti gli interventi. Tante mani alzate. Tanti leoni con la bocca aperta. “Chi è il presidente dell’assemblea? Io mi sono prenotato per primo”. Avanti.
Nevio Tamagnini, ex alunno del Ceis, si è detto contrario al trasferimento. Leonardo Pistillo: “Non è in discussione il valore pedagogico del Ceis ma un’altra questione di carattere amministrativo-legale, l’area è vincolata dal 1913 e tutti gli ampliamenti sono stati concessi in maniera provvisoria, peccato che negli anni 90 sia stata consentita una costruzione in muratura; se lo fa un semplice cittadino arriva l’esercito. Non si capisce perché, dopo tutte le promesse, il Ceis sia ancora lì e perché la città debba farsi carico di una spesa per il trasferimento di una struttura privata nella quale si pagano delle rette”.
Dalla sala che mormora: “Chi ha la presidenza? Io ho chiesto la parola. La presidenza prevarica”.
Prof. Andrea Ugolini, docente di restauro: “La Soprintendenza in questo momento non ha alcuna intenzione di aprire cantieri di scavo che portino alla luce nuovi materiali archeologici, perché la loro gestione è complessissima e costosa. Finanziamenti europei utilizziamoli per valorizzare le Domus”.
Giorgio Giovagnoli, ex presidente del consiglio comunale di Rimini e tanto altro: “Nella mia concezione il Ceis…”. Bagarre. “La domanda Giovagnoli, la domanda”. Ma Giovagnoli non ha fatto domande: “Siamo di fronte a un conflitto fra due monumenti: il Ceis e l’anfiteatro”. Il primo, “monumento alla pedagogia, alla cultura e alla laicità”. Capito? Ci sono anche i monumenti alla laicità. E a Rimini abbiamo la fortuna di averne uno, il top. Ecco perché, pure Giovagnoli (come Pulini) non riesce proprio a decidere. E se lo si dovesse spostare, “non lo si può mandare troppo lontano da dov’è adesso”. Per carità di laicità.

Altri hanno detto la loro. Impossibile elencarli tutti.
Giulio Zavatta: “Il problema è la mancanza del sito, abbiamo un anfiteatro che sembra un teatro. Se andasse al Tg1 l’immagine delle costruzioni su un sito archeologico, succederebbe probabilmente quello che è successo nella Valle dei Templi (abusi edilizi e relativo clamore mediatico, ndr) e l’Italia si chiederebbe: a Rimini cosa fanno?”.
Un altro: “Nell’area del parco Marecchia, dove si sarebbe dovuto spostare il Ceis ai tempi in cui ne era presidente Pasini, il Comune cinquant’anni fa ha bloccato dei terreni di una sessantina di persone, fra i quali anche il mio, che sono ancora bloccati. I proprietari possono solo tagliare l’erba e pagare qualche volta la multa perché si dimenticano di sfalciare, e il Comune non ha ancora preso una decisione”.
Un altro: “Sarebbe possibile pensare ad una consultazione popolare per capire qual è l’idea della cittadinanza sullo spostamento del Ceis?”.
Prof. Angelo Turchini: “Dell’anfiteatro non c’è rimasto quasi più niente e allora conviene spostare il Ceis? Perché non si fa un bell’anfiteatro per spettacoli vari dall’altra parte della strada?”.
Carlo Rufo Spina, capogruppo Forza Italia a Palazzo Garampi, ha fatto presente che l’onorevole Palmizio ha presentato una interrogazione al ministro dei Beni culturali proprio sull’anfiteatro. E ha caricato: “Il problema si chiama legalità, è un’area archeologica vincolata, come i fori imperiali a Roma, e quindi con la impossibilità totale di edificare qualsiasi cosa, mentre sull’anfiteatro sono state edificate strutture in muratura, che sono pertanto abusive, abusi edilizi, avvenuti con la tolleranza del Comune”.
Dal pubblico: “Questo è falso, gli interventi sono stati sempre autorizzati”. Rissa, quasi. Affronte: “Cerchiamo di chiudere”. Ultima replica per Sapucci (“dire che siamo una realtà abusiva lo trovo offensivo e provocatorio”) e Pulini (“prima c’erano i recinti metallici, adesso uno steccato che delimita in modo elegante”, hai detto niente! “Quando ci saranno le condizioni per raccogliere i fondi e mantenendo lo spirito di quel villaggio, che è un monumento del presente”…ok, abbiamo capito). Due ore di grande spettacolo. Altroché ludus gladiatorius. Affronte: “Non è stato facile fare il facilitatore”.

Non è vero che le giunte Gnassi non abbiano fatto nulla nell’area dell’anfiteatro: hanno messo la scaletta nuova.