Testo Unico delle Costruzioni: bene il riordino, ma serve un intervento coraggioso

Testo Unico delle Costruzioni: bene il riordino, ma serve un intervento coraggioso

la Commissione Ambiente della Camera sta meritoriamente lavorando al riordino e all’aggiornamento del Testo Unico delle Costruzioni, con l’obiettivo di superare l’attuale DPR 380/2001, che ha ormai fatto il suo tempo. È un passaggio necessario, atteso da anni.

Nell’attesa che i Comuni di maggiori dimensioni partoriscano i propri labirintici PUG in ottemperanza alla L.R. 24/2017, è auspicabile che sia completato l’iter parlamentare di approvazione di un nuovo Testo Unico per le costruzioni che varrà anche per la Regione Emilia Romagna. Non sarà una rivoluzione urbanistica come da tempo in molti richiedono, ma almeno potremo contare su sostanziali innovazioni che comportino la semplificazione e il riordino del vigente DPR 380/2001 che ha fatto il suo tempo. Dove non vogliono arrivare le Regioni, soprattutto quelle guidate dalle Sinistre, potrebbe arrivare l’attuale Governo di Centrodx con una delle riforme più ambiziose della Legislatura.


Apprendo con interesse che la Commissione Ambiente della Camera sta meritoriamente lavorando al riordino e all’aggiornamento del Testo Unico delle Costruzioni, con l’obiettivo di superare l’attuale DPR 380/2001, che ha ormai fatto il suo tempo. È un passaggio necessario, atteso da anni.
Nel nostro settore delle costruzioni, la giungla normativa, la frammentazione regolamentare e la moltiplicazione delle procedure hanno raggiunto livelli insostenibili. Un problema spesso giustamente –ma mai abbastanza– denunciato dagli Ordini professionali più consapevoli.
Serve una semplificazione profonda, lungimirante e intelligente. Non solo per snellire l’attività amministrativa negli enti pubblici, ma per restituire dignità e spazio operativo ai professionisti di ogni livello, che ogni giorno si confrontano con norme complicate, stratificate, sovrapposte e spesso contraddittorie.
Parlo da addetto ai lavori, segnato da anni di contrattempi burocratici, affaticato da continue corse a ostacoli tra vincoli e adempimenti, spesso inutili e dispendiosi.
Vogliamo tornare a progettare, a esercitare il nostro ruolo tecnico e culturale nella trasformazione del territorio e nella realizzazione di edifici belli, funzionali, sostenibili.
Non possiamo più accettare che la nostra attività sia compressa da burocrazie asfissianti, da regolamenti locali ridondanti e spesso eccessivi, resi ancora più ostici da continui aggiornamenti che generano confusione, rallentamenti, disorientamento.
Vogliamo fare il mestiere per cui ci siamo formati: progettare. Chi ha talento deve poter proporre buona architettura!
Non possiamo restare sottomessi a un vortice di norme, regolamenti e appendici tecniche che soffocano la fantasia, ingessano la progettazione, neutralizzano l’inventiva. Non è solo una questione di “semplificazione”: serve una deforestazione normativa, un ripensamento radicale del sistema, che rimetta al centro la qualità progettuale, l’efficienza dei procedimenti, la fiducia nella competenza dei professionisti.
Un sistema edilizio più chiaro, snello e coerente non è un favore alla categoria, né un incentivo alla cementificazione. È un volano per la crescita del Paese, un’opportunità concreta per rilanciare il PIL del comparto costruzioni, oggi frenato da anni di immobilismo e di stratificazioni regolatorie.§
Semplificare non significa deregolamentare: significa rendere il sistema più leggibile, più efficace, più giusto. Solo così l’Italia potrà tornare a costruire bene, con visione, qualità e responsabilità. E potremo tentare di migliorare la qualità delle progettazioni e delle costruzioni, senza indurre in tentazioni verso furbesche scorciatoie.

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