La storia del turismo balenare riminiese, prima puntata: dal 1843 al 1968
La Storia di Rimini vive di un perpetuo fluire e defluire come le onde del mare, a volte dolci, serene e riposanti a volte tempestose, voraci e pericolose.
Il tornante della storia che stiamo vivendo è il periodo terribile della fine di un’epoca, quell’epoca mitica ed impareggiabile nata nel luglio del 1843 con la prima licenza balneare in Italia rilasciata dello stato pontificio ai Conti Baldini.
Dopo un tragitto di quasi 200 anni, tra alti e bassi, diverse guerre, insurrezioni, pandemie, rivoluzioni, eventi meteorologici, sociali ed economici, quella avventura è giunta mestamente al capolinea dopo una lunga malattia, avendo iniziato già ben 30 anni orsono un declivio senza speranze.
La sensazione di fine di un’epoca non è mai percepita dai più, tantomeno dai riminesi, che abituati a viver come cicale ancora più di ieri sono intorpiditi da sole e vacanze.
Se la Diagnosi è facile da descrivere: calo verticale di presenze, entrate, attività alberghiere, esercizi commerciali veri e non taroccati come i negozi “gestiti” dagli stranieri, licenze balneari in cui i riminesi non sono più forza lavoro abdicando alla rendita finanziaria, ben più difficile è riconoscere il male oscuro che ha portato il tumore a metastatizzare il corpaccione molle di questo impareggiabile evento che chiamammo Turismo di massa.
Questo Turismo iniziò come una semplificazione dei bagni di mare di Re Giorgio III di Inghilterra, il “Re Pazzo”, copiato dal dirimpettaio metodo Ostenda e riportato in auge sui nostri Lidi come elioterapia e balneoterapia per i danarosi dell’Impero Austro-Ungarico (tra i primi alberghi ricordiamo l’Hungaria, ora Savoia) a fine ‘800 dal dott. Mantegazza, che nel dopo guerra del ‘15/18 prosperò con il Turismo d’Elite di villini balneari appartenenti a persone facoltose del Nord Italia (vedi quello della famosa cantante lirica, Elena Bianchini Cappelli, fidanzata di Enrico Caruso).


Il Ventennio fu però la miccia che diede vita a quello che fu effettivamente il boom sotto tutti gli aspetti. Nonostante le pastasciutte antifassiste che qualcuno si ostina a celebrare, senza Mussolini ed i suoi Podestà, primo fra tutti Paolo Palloni che ridefinì con mirabile intuito edilizio quella che ancor oggi è il carattere, l’impronta che il turista si imprime nella mente, oggi non esisterebbe Rimini turistica, ma una cittadina né carne né pesce più simile a Forlì che a Cesena.
Le trincee della Prima guerra mondiale trasposte in chiave turistica in cui le linee del fronte si susseguono protette alle spalle dalle colonne corazzate e dall’artiglieria pesante.
Le caratteristiche uniche ed ancor oggi poco copiate sono la militarizzazione del litorale con viali alberati paralleli al mare, attività balneari suddivise per corporazioni di arti e mestieri (mosconai, bagnini, salvataggio, ristorazione, campi di gioco, negozi, alberghi) unite ad una insaziabile abilità di essere congeniale per carattere e vivacità al turista del pre e post conflitto bellico: patacaggine, sburonaggine e ignorantezza, come direbbe Paolo Cevoli.
Tutto questo si incarna nel mito dei miti, il Birro ossio “è Berr”.

Zanza al lavoro
Nel primo dopoguerra si innesta la musica per la massa con Discoteche, Dancing, Bar ovunque e dovunque, una Las Vegas formato famiglia.

Rotonda del Nettuno
E difatti Rimini divenne la più americana delle città europee in senso ludico. Il film Grease a Rimini non fece nessun effetto sorpresa, perché vissuto come normalità da tutti tutto l’anno.
Lui, lei, gli amici, la scuola, i professori, gli amori, le moto, tutti personaggi che ognuno di noi conosce fin da bambino, macchiette che Fellini per primo riuscì a imprimere nella mente di tutti, in primis negli USA. Non si può prescindere dal Film dei Film, che rispecchia l’animo del riminese né pescatore né contadino, sospeso come la risacca fra un sogno ed un altro senza mai saper dove posare il capo: I Vitelloni del 1953, che anni dopo potremmo ridefinire come antesignano dei Bamboccioni odierni.
Riminizzazione è il termine che ridefinisce il Dopoguerra riminese, lascia fare e non controllare, San Marino è ad un tiro di schioppo e siamo tutti felici e contenti, ma Inizia la politicizzazione del turismo con il ’68 e l’ideologia prende il posto del fare.

Il Liceo Classico Giulio Cesare in sciopero


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