Tutto pronto per accogliere Expo Aid in spiaggia. Tutto tranne l’ex Delfinario: dopo sei anni di concessione è ancora tutto fermo

Tutto pronto per accogliere Expo Aid in spiaggia. Tutto tranne l’ex Delfinario: dopo sei anni di concessione è ancora tutto fermo

L'edizione 2026 sarà dedicata al Terzo Settore e all'Associazionismo italiano che si occupa di disabilità. Si svolgerà dal 25 al 27 giugno al Palacongressi, ma l'area per gli eventi sportivi e di intrattenimento sarà nella zona limitrofa a piazzale Boscovich

Tutto pronto per il secondo Expo Aid, che “si svolgerà il 25, 26 e 27 giugno 2026 a Rimini”, come annunciato dal ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, qualche mese fa. Un gradito ritorno a Rimini, dopo la prima edizione di settembre 2023. L’edizione 2026 sarà dedicata al Terzo Settore e all’Associazionismo italiano che si occupa di disabilità: l’ampio programma prevedrà molteplici attività sportive e ricreative, presenza di aree espositive, seminari di approfondimento e momenti di formazione e confronto. Come la prima edizione, anche questa si svolgerà come sede principale al Palacongressi di Rimini, ma con un upgrade sportivo e di intrattenimento nella zona mare – intitolata Expo Aid sotto le stelle -, precisamente nell’area attorno a piazzale Boscovich, il cosiddetto “Triangolone” del Parco del Mare. Un’area considerata a ragione la “più di pregio” di tutto il progetto, su cui gli investitori stanno da tempo mettendo le basi per progetti di riqualificazione, seppur con aspettative commerciali. Tutti o quasi, perché il “buco nero” dell’ex Delfinario (il riferimento è ovviamente al fallimento e alle successive questioni in tribunale) è ancora lì a fare bella mostra di sé (vedi foto di questi giorni).

O brutta, viste le condizioni in cui versa l’immobile da anni. Anni in cui, va ricordato, ci si aspettava il decollo del progetto targato Club Nautico Rimini e Fondazione Cetacea Onlus, che però – nonostante i proclami dell’amministrazione comunale – non è mai avvenuto e nemmeno quest’anno partirà, a detta degli stessi rappresentanti. Franco Santolini, il presidente del Club nautico, ha ribadito anche recentemente che la situazione di stallo “non dipende né da noi né dall’amministrazione comunale”, rimandando – come coerentemente ha fatto il collega della Fondazione Cetacea, Sauro Pari – il problema all’approvazione del nuovo Piano Spiaggia, dove era stato inserito anche l’ex Delfinario per dare una prospettiva risolutiva, si sperava. Una via d’uscita, par di capire, all’impasse creatosi dopo l’emersione di vecchi abusi edilizi, che per essere sanati comprendevano anche l’abbattimento della torretta per l’ascensore e la rampa di accesso per i disabili.
Ora il Piano però è stato approvato, ma l’ex Delfinario continua a rimanere così com’è e le migliaia di ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia per Expo Aid 2026 se lo ritroveranno di fianco tutti i giorni, come del resto tutti i turisti e i riminesi stessi.
IL PIANO SPIAGGIA
A livello tecnico si tratta dell’elaborato D1_Tav2 che definisce gli edifici da conservare, ovvero “nella ZSS1, l’edificio esistente e precedentemente utilizzato come “Delfinario”; nella ZSS2, lo stabilimento balneare ed il bar del “Grand Hotel di Rimini”; nello SBS Nettuno, l’edificio storico di forma circolare denominato “Nettuno”” e specifica che “su tali edifici sono consentiti interventi di MO, MS, RRC e RE. L’edificio nella ZSS1 potrà essere soggetto ad intervento di AM non superiore al 20% della volumetria esistente, precisando che questo è definito dalla conformazione planivolumetrica della costruzione fuori terra e dalle pensiline di copertura. Gli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche, alla realizzazione di volumi tecnologici necessari al funzionamento della struttura e alla copertura della vasca, non concorrono al raggiungimento di tale incremento”. Qui si può visionare la D1_TAV2_S1
Inoltre “all’interno degli edifici localizzati su zone speciali, sono consentiti tipi d’uso specifici, definiti all’art. 11.1”, il quale disciplina le destinazioni d’uso consentite per le Zone Speciali Servizi, definendo i binari normativi per la riconversione dell’ex Delfinario (ZSS1). La norma punta a una rifunzionalizzazione della struttura basata su pilastri di tipo culturale, scientifico e ambientale, esplicitando le destinazioni d’uso ammesse per la ZSS1, ovvero:
Centro di Ricerca e Studio del Mare:
Spazi dedicati alle attività di monitoraggio biologico, alla ricerca scientifica marina e alla tutela dell’ecosistema adriatico;
Ospedale delle Tartarughe Marine: struttura di primo soccorso, cura, riabilitazione e successiva liberazione di fauna marina protetta (in particolare tartarughe Caretta caretta);
Funzioni Didattico-Educative: locali aperti alle scuole e alla cittadinanza per la sensibilizzazione ambientale, la divulgazione scientifica e mostre a tema marino;
Turismo Sostenibile ed Ecologico: attività di accoglienza e fruizione turistica strettamente integrate con le funzioni scientifiche della struttura (visite guidate, laboratori).
L’edificio, come detto, è classificato come “struttura da conservare”. Ogni intervento di riconversione deve rispettare i volumi tutelati, pur consentendo l’adeguamento tecnologico e la copertura della vasca per le finalità sanitarie dell’ospedale. Nello specifico, “sull’area insiste un edificio da conservare, assoggettato alle disposizioni del successivo art. 15; L’edificio è destinato ad attività socio-culturali finalizzate alla tutela conoscenza e diffusione dell’ecosistema marino e attività sportivo-ricreative. È consentita l’attività complementare di pubblico esercizio. Le aree ombreggio C oltre a quanto disciplinato dall’art. 10.3 sono destinate anche attività complementari a quelle svolte negli edifici”.
Ora il problema è la ridefinizione del progetto, che va concordata con il Comune, ma “ci vorrà tempo per l’iter che porterà al cantiere”, aveva spiegato ai giornali locali Santolini qualche settimana fa. “Vanno perfezionati prima vari aspetti urbanistici. La notizia positiva è che ora sappiamo esattamente quale strada percorrere. Ma i tempi per realizzare gli interventi non dipenderanno solo da noi”.
LA RESPONSABILITA’ DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
La situazione è abbastanza complessa e un po’ surreale (si può fare un bando di concessione per un immobile con abusi edilizi, certificati dallo stesso ente che dispone il bando, scoprendo a posteriori che per fare certi interventi sanatori non ci sono le norme edilizie ma si deve inserire l’operazione in un nuovo Piano Spiaggia, quasi cinque anni dopo?) e al di là delle motivazioni che le due associazioni possono legittimamente produrre, la responsabilità dell’Amministrazione comunale è evidente: la scelta di affidare la riqualificazione a delle associazioni senza scopo di lucro, senza una base economica sostanziosa e senza linee di finanziamento certe è una scelta politica, presa dalla Giunta comunale e non da altri. Il risultato finale, ovvero che in 6 anni di affidamento non si sia ancora realizzato nulla, era abbastanza prevedibile visti i presupposti. Che l’ex Delfinario avesse dei “conti in sospeso” con il Comune a livello edilizio era noto (il bando di palazzo Garampi precisava che “è fatto divieto di utilizzare l’immobile se non previa demolizione delle opere abusive“), così come è abbastanza noto che per riqualificare quell’immobile, senza volerlo snaturare a livello strutturale, occorrevano non solo bellissime idee e contenuti (il progetto ambientalista per le tartarughe è eticamente e scientificamente ragguardevole, ma per sostenerlo servono soldi purtroppo), ma anche ingenti risorse economiche.
E così si arriva all’estate 2026, senza un progetto definitivo e pubblico, con un rudere nella zona turistica più centrale di tutte. Ma i tempi non giocano a favore né dell’Amministrazione né del sodalizio Club Nautico-Fondazione Cetacea, perché la concessione scadrà tra pochi mesi e una riflessione sul rinnovo di altri 6 anni va fatta assolutamente. Per ora è stata un’operazione oggettivamente fallimentare per il Comune e l’Amministrazione Comunale, ma anche a livello economico per i gestori, che lamentano che “tra vecchi abusi rimossi, acquisto di sei vasche per il ricovero tartarughe con affitto locale per il loro mantenimento, e spesa per la tassa di concessione, abbiamo tirato fuori 150 mila euro. Senza poter mai utilizzare l’impianto”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Oggi più che mai.
E purtroppo non basta un pannello semitrasparente con le belle grafiche di Expo Aid all’ingresso a coprire ciò che tutti possono vedere…

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