Accampare diritti: dal Ceis ai nomadi. Parla Carlo Rufo Spina (Forza Italia)

Accampare diritti: dal Ceis ai nomadi. Parla Carlo Rufo Spina (Forza Italia)

Palazzo Lettimi all'Università? Non si può fare, il testamento di Giovanni Lettimi parla chiaro.

L'amministrazione di sinistra governa coi “privilegi alle minoranze” e impoverisce la popolazione che lavora. "Noi alla guida della città? Pressione fiscale al minimo, stop ai finanziamenti al volontariato, che volontariato non è, e alle cooperative sociali. Sfratto al Ceis dall'area archeologica".

“Nomadi? Ma se sono stanziali da decenni! Sono cittadini italiani, lo dice anche il vicesindaco Gloria Lisi, e allora è giusto pretendere parità di trattamento coi cittadini italiani”. Carlo Rufo Spina, capogruppo in consiglio comunale e responsabile a Rimini di Forza Italia, è convinto che il nodo della collocazione di Sinti e Rom vada sciolto tenendosi alla larga dai populismi. Come? “Affrontandolo dal punto di vista della legalità. Si parla sempre di diritti e mai di doveri. Da liberale non lo concepisco”. E “da liberale” (cioè quella razza politica che in Italia è stata ed è ben più rara della famosa mosca bianca e che ha avuto una sola bandiera, quella di Luigi Einaudi) Carlo Rufo Spina lo ripeterà più volte nel corso di questa chiacchierata per chiarire il suo angolo di osservazione.
“La forma mentis della sinistra concepisce vari generi di minoranze, che alla fine però finiscono per essere maggioranze, che sono portatrici di diritti insindacabili e inalienabili. Tra questi gli immigrati, i rom, i sinti…, verso i quali non provo nessuna forma di razzismo. Ma il tema è un altro. Pare che tutti abbiano diritti tranne quella grande fetta di popolazione che non appartiene a nessuna di queste categorie e che è l’unica ad essere oberata di doveri”, spiega. “In questa visione ritengo che anche la chiesa cattolica abbia delle responsabilità. Mi considero cattolico ma non condivido che questa categorizzazione della società, dalla quale deriva un certo buonismo, venga spesso avallata dalla chiesa”. Chiesa uguale poveri è un binomio che soprattutto di questi tempi costituisce l’undicesimo comandamento. “Certo”, risponde l’esponente di Forza Italia, “la chiesa fa bene a stare vicino ai poveri e agli emarginati, è la sua missione, ma altrettanto non possono fare lo stato e le sue articolazioni locali, che devono trattare tutti come cittadini, sanzionando chi viola la legge e premiando coloro che la rispettano. Il Vangelo deve parlare alle coscienze individuali, non dettare legge allo Stato. Nel momento in cui io non posso andare in un campo pubblico o privato e piazzarci la mia roulotte per farla diventare la mia residenza, non lo può fare neanche il rom e il sinto. E visto che lo fa, non è che per mandarlo via da una situazione di illegalità il Comune gli deve regalare la microarea…”. Sul punto è furioso Carlo Rufo Spina, da liberale, ovviamente. “Considero una pagliacciata la festa dell’integrazione, anche questa sponsorizzata dalla Diocesi, con l’emblema della roulotte. Portare un esempio di illegalità come emblema, peraltro, di una finta integrazione, perché di questo si tratta, per me equivale ad una pagliacciata”. Finta integrazione? “Evidentemente sì. Se si volessero integrare non accamperebbero diritti del tipo “non possiamo accettare di abitare in appartamento perché la nostra cultura vuole che stiamo in un prato e vuole che viviamo di elemosina”. E ancora più assurdo è che la sinistra dica, come sta dicendo: questa è la loro cultura. Ma non può funzionare così in una società minimamente tenuta insieme da regole in cui tutti ci possiamo riconoscere. Non chiedo tanto: che ci si riconosca almeno nella Costituzione, nel codice civile e nel codice penale, il vangelo laico di tutti i cittadini”.

Le libere associazioni di cittadini non possono trasformarsi in “parastato”

Siamo solo all’antipasto. Carlo Rufo Spina ce l’ha anche coi “mondi” del volontariato e della cooperazione sociale che con immigrati e nomadi hanno aperto un canale preferenziale. “Come si può definire volontariato? Spesso si tratta di attività foraggiate da fondi pubblici comunali, regionali e statali. Il vero volontariato è un’altra cosa, non girano stipendi e denari pubblici. Io attualmente sono presidente di Round Table a Rimini: abbiamo raccolto fondi, attraverso varie iniziative, per uno dei paesi terremotati del centro Italia, versando soldi di tasca nostra e raccogliendone altri attraverso attività svolte gratuitamente, questo è volontariato. Dal mio punto di vista il volontariato coi soldi pubblici si chiama collettivismo e le associazioni che ne beneficiano sono un serbatoio di voti della politica. A Rimini i rappresentanti di queste associazioni sono stati anche eletti in consiglio comunale”. Ma, aggiunge, “le libere associazioni di cittadini non possono trasformarsi in “parastato” e questo vale anche per altri”. Chi? “I privilegi politici di cui gode il Ceis a mio parere sono una aberrazione. Stiamo parlando di una realtà privata alla quale si accede con rette anche salate, che utilizza un bene di proprietà comunale e che occupa un’area archeologica, e beneficia di contributi pubblici. Ma è mai possibile?”

Nella logica di Gnassi l’importante è fare, anche se spesso è un fare peggiorativo

C’è un altro tema caldo che Rufo Spina sta affrontando. “Siccome mi piace documentarmi prima di parlare, ho visionato il testamento olografo di Giovanni Lettimi”. E cosa dice? “Voglio che il mio palazzo resti sempre di proprietà comunale, né mai si spogli dei suoi pregi artistici”, si legge. Il Comune di Rimini, si legge ancora, deve disporne “a totale ed esclusivo beneficio delle Scuole Comunali di Musica, a condizione però che in esse scuole siano sempre conservate quelle di Armonia e di Pianoforte, fondamento di una buona Istruzione Morale”. Mentre l’amministrazione comunale ha deciso di dare Palazzo Lettimi in uso gratuito all’università di Bologna per destinarlo a studentato-servizi agli studenti. “Lettimi ha dato una specifica destinazione al suo patrimonio e il Comune non può far finta di niente. Una Finanziaria (del 1996) ha previsto che possano essere concessi in uso perpetuo e gratuito alle università, con spese di manutenzione ordinaria e straordinaria a carico delle stesse, gli immobili dello stato liberi; una facoltà concessa anche ai comuni. Ma nel nostro caso questo cozza con la destinazione del testamento, che prevede, appunto, che Palazzo Lettimi debba rimanere in uso comunale. Non capisco fra l’altro perché ci si debba spogliare di questo bene senza nessuna contropartita, almeno delle sale ad uso della cittadinanza, del Comune, di rappresentanza…. Perché farne un dormitorio?” Si faccia la domanda e si dia la risposta, direbbe Marzullo. “Nella logica di Gnassi l’importante è fare (anche se poi spesso è un fare peggiorativo), per dimostrare di avere ereditato una città immobile ed averla trasformata, magari per poter spendere le sue fiches in campo nazionale. Poi quasi tutto quello che sta portando avanti è figlio del suo predecessore Alberto Ravaioli, ma questo è un altro discorso”.

Ottimi dirigenti al Comune di Rimini, il problema sono le direttive politiche della Giunta

Ma il centrodestra non corre il rischio che una opposizione fatta soprattutto per attaccare chi governa non gli permetta di accreditarsi come classe di governo? “Sicuramente, una opposizione vera deve proporre la ricetta alternativa, come noi stiamo facendo su tutto, a partire dal campo nomadi. Forza Italia non segue le sirene lepeniste, a livello locale abbiamo un gruppo che lavora ed esprime competenze…, siamo pronti per governare la città”. Sicuro? “Sì”. Un giudizio sui timonieri di Palazzo Garampi? “Non proprio dei premi Nobel. Sta lavorando bene l’assessore Frisoni e qui mi fermo. L’assessore alle Arti non conosce Rimini, non lo vediamo in consiglio comunale e pensa solo ad eventi di nicchia che non portano turismo né qualificano il nostro patrimonio culturale. Reputo sbagliato mettere un artista nel ruolo di amministratore pubblico, che richiede capacità molto diverse da quelle artistiche”.
Resta il fatto che Rimini è una città complessa e litigiosa e non facile da governare. O no? “E’ una città complessa ma basterebbero buon senso e competenza per risolvere una serie di problemi. Ci sono i dirigenti a mandare avanti la macchina comunale e ce ne sono di molto bravi, conoscono le norme e si sanno muovere con disinvoltura, ma le difficoltà nascono dalle direttive politiche sbagliate e i dirigenti devono cercare di far quadrare il cerchio, cosa non sempre possibile. Il problema della sinistra è quello di politici che hanno fatto solo politica nella loro vita, come il nostro sindaco”.

Carim troppo piegata verso certi imprenditori, non vedo l’ora che arrivi una gestione esterna perché finalmente non terrà conto dei potentati locali

Se il centrodestra potesse amministrare il Comune di Rimini e Rufo Spina entrare nella stanza dei bottoni quale ribaltamento attuerebbe nelle politiche fin qui seguite?
“Per prima cosa taglierei tutti i fondi che il Comune elargisce alle associazioni di volontariato e cooperative sociali”. Non è che sia proprio una mossa elettorale vincente. “Governare bene vuol dire anche scontentare qualcuno. I voti preferisco meritarmeli. Ribadisco, via i finanziamenti al “parapubblico”. Gli spazi comunali li darei ad associazioni che si autofinanziano”. E poi? “Darei lo sfratto al Ceis. Non metto in dubbio la sua esperienza educativa e voglio salvaguardarla, ma in una location diversa. Quindi via i fabbricati edificati sull’area archeologica e, da subito, la sua trasformazione in parco archeologico, in attesa di concordare con la Soprintendenza gli approfondimenti ulteriori (scavi, ecc.); inserendo delle gradinate sarà possibile ricavare un teatro per spettacoli estivi. Quell’area deve essere subito restituita a tutta la città”. Il direttore del Ceis all’incontro pubblico promosso dall’europarlamentare Affronte ha detto che l’asilo italo svizzero si sente il custode dell’anfiteatro. “Ma questa missione chi gliel’ha data? Dio o l’amministrazione comunista? I custodi dell’anfiteatro sono i riminesi ai quali la storia ha consegnato quei resti. Quella bellissima area archeologica deve essere di tutti i riminesi”. Qualche altra cartuccia? “L’introduzione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) a livello comunale. A Rimini ci sono esercizi commerciali, soprattuto gestiti da immigrati, che cambiano frequentemente ragione sociale e così non vengono riscosse Imu, Tari, ecc. Si provoca un “buco” nelle tasse locali e una concorrenza sleale nei confronti di chi paga tutto. Occorre una normativa nazionale che vada in questa direzione ma i sindaci possono chiederla. Gnassi, sindaco di un Comune importante come Rimini, perché non va dal presidente del consiglio, del suo stesso partito, a chiederlo?”.
Ancora? “Va spostato il mercato ambulante, oggi del tutto sfilacciato. Tra viale pascoli e la stazione ci sono i depositi delle ferrovie inutilizzati: cosa aspettano a trattarne l’acquisizione con la proprietà? In quella zona il mercato ci starebbe benissimo, mentre in piazza Tre Martiri ci sono già i primi segni di danneggiamento del selciato. Altro tema: le mura antiche della città sono in uno stato pietoso, con arbusti che le hanno rovinate, pertanto vanno restaurate. Tutte cose che hanno un impatto negativo sul visitatore e sul turista”.
Quindi la pressione fiscale: “Imu, Tari, Tasi, addizionale Irpef bisogna ridurle al minimo. Per quanto riguarda l’addizionale Irpef io sarei per portarla il più possibile vicina allo zero. Poi ci sono le tasse occulte…” Esempio? “Gli abbonamenti obbligatori nei confronti dei residenti per poter parcheggiare l’automobile. Il residente ha il diritto di non pagare a casa propria. Oppure gli autovelox, che giudico una forma di inciviltà. E’ un sistema che non porta sicurezza ma serve solo a fare cassa. Basta col Comune paternalista”.
Ci sono responsabilità della politica su quello che è successo in Carim? “Carim sconta lo stesso problema di molte banche italiane, altrove molto piegate alla politica e da noi verso certi imprenditori. Personalmente non vedo l’ora che arrivi una gestione esterna perché finalmente non terrà conto dei potentati locali”.
Turismo. “Nella sostanza è ancora tutto fermo al turismo balneare, le presenze sono in continua diminuzione e sempre più di minore qualità, risultato di una politica incentrata sul turismo degli eventi. Abbiamo la fortuna di poter intercettare il turismo business con la Fiera, il turismo culturale e l’entroterra, utilizziamo questi tre motori per crescere”.