Anfiteatro romano: ecco il “conflitto” di un Comune che esprime il presidente del Ceis

Anfiteatro romano: ecco il “conflitto” di un Comune che esprime il presidente del Ceis

Il sindaco Gnassi ha nominato tre rappresentanti nel consiglio di amministrazione dell'Asilo Italo-Svizzero. Compreso l'attuale presidente Giovanna Filippini. Che però si oppone allo spostamento della scuola dall'area archeologica, che il Comune mette da sempre a disposizione del Ceis senza chiedere nemmeno un centesimo. E senza una convenzione attivata fra i due enti.

Chi è il proprietario dell’area archeologica dell’Anfiteatro romano, sulla quale sorge anche il Ceis? E’ il Comune di Rimini. L’area archeologica fa parte del patrimonio comunale. Ma il Comune di Rimini è anche direttamente coinvolto nella gestione del Ceis. Non è paradossale? Non c’è qualche conflitto? E l’amministrazione comunale, date queste condizioni di partenza, può essere pienamente libera, quanto meno dal punto di vista politico, di decidere sul futuro dell’Anfiteatro e del Ceis?
Ieri è stato raccontato l’insediamento, nel 1945-46, del Ceis insieme a più di 50 anni di “pressioni” arrivate dai vari Soprintendenti archeologici, che si sono succeduti nella sede regionale, per chiedere di liberare quel simbolo della romanità. Sempre inascoltate. Nonostante gli impegni formalmente sottoscritti dagli amministratori passati e mai onorati. Il “boccino” è infatti nelle mani dell’amministrazione comunale. Che non decide e continua a mantenere lo status quo.
via-il-ceis-da-anfiteatro-ridotto-minMa andando a vedere le carte emerge qualcosa di “strano” che forse spiega ulteriormente l’impasse. Il sindaco del Comune di Rimini (e questo avviene non da oggi ma da molto tempo) nomina, a sua discrezione, ben tre rappresentanti nel consiglio di amministrazione del Ceis. E lo fa in base allo statuto del Centro educativo Italo-Svizzero. Il cda è composto da sette membri, di cui tre da scegliersi fra i soci ordinari o onorari, uno su proposta della Fondazione Margherita Zoebeli e tre, appunto, su proposta dell’amministrazione comunale di Rimini. Sono componenti che non percepiscono gettoni e compensi di nessun genere perché chi siede nel cda lo fa a titolo gratuito. Il Ceis è un ente morale dal 1973. Non ha scopo di lucro. Svolge servizi socio-educativi e scolastici, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, che tutti riconoscono preziosi e altamente qualificati.
I tre nominati dal Comune e attualmente in carica sono Giovanna Filippini, Andrea Quadrifoglio e Mario Erbetta. La prima, indicata dall’amministrazione comunale, è nientemeno che l’attuale presidente del Ceis. E al Carlino il 26 febbraio scorso ha dichiarato: “Se ci fosse la possibilità di spostarci lo faremmo. Ma per farlo, il Comune ci deve mettere a disposizione un’altra area e una struttura che sia adeguata alle nostre esigenze. Il Ceis non ha soldi da investire. Diamo lavoro a 143 persone, accogliamo 350 bambini. I nostri soldi vanno tutti nelle nostre attività, quando va bene chiudiamo in pareggio. Noi non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di spostarci, se lo faremo dovremo avere in cambio delle garanzie. Il Ceis sorge su un’area di proprietà comunale, ma tutte le strutture sono nostre. Non è che si può pensare di spostare una scuola come la nostra da un giorno all’altro”. A parte che non si è pensato di spostarlo nemmeno da un decennio all’altro (il tema è aperto da oltre mezzo secolo), ma non c’è un piccolo cortocircuito? Se il sindaco Gnassi nomina Giovanna Filippini, portatrice di queste idee sul Ceis, è serio immaginare che l’amministrazione comunale possa essere impegnata a trasferire la scuola dall’area archeologica?
Ma c’è dell’altro. La legge 23/12/1994 n. 724 (Misure di razionalizzazione delle finanza pubblica) ha stabilito che “a decorrere dal 1 gennaio 1995 i canoni annui per i beni appartenenti al patrimonio indisponibile dei comuni sono, in deroga alle disposizioni di legge in vigore, determinati dai comuni in rapporto alle caratteristiche dei beni, ad un valore comunque non inferiore a quello di mercato, fatti salvi gli scopi sociali”. E per scopi sociali il Comune di Rimini ha individuato una cinquantina di immobili fra i quali c’è anche il Ceis, così come l’asilo Baldini (unici due beni di tipo scolastico destinati a scopi sociali). Ma la convenzione fra Comune e Ceis che dovrebbe giustificare l’interesse pubblico della concessione dell’area archeologica, a fine marzo (quando ne abbiamo espressamente chiesto notizia in Comune) era in fase di stesura. Questo significa che una convenzione in passato non c’è mai stata anche se il Ceis si trova in quel sito dal 1945-46.
E’ stato nel novembre del 2014 che la giunta ha adottato una delibera di aggiornamento (la precedente risaliva al 2012) di tutte le proprietà comunali destinate a scopi sociali, con tanto di tabella allegata che le elenca. Il Ceis figura in entrambe le tabelle (2012 e 2014) ma la convenzione non c’è. (c.m.)