Da 3 anni cercano le 35 opere sparite di Gruau. Un caso degno di Sherlock Holmes

Da 3 anni cercano le 35 opere sparite di Gruau. Un caso degno di Sherlock Holmes

Il dirigente Mazzotti, incaricato dell’indagine sulle misteriose ‘sparizioni’, accusò il sistema museale riminese: “non sono state adottate le misure di conservazione di base”. Scomparsi anche i manifesti felliniani. Occorre mettere on line la lista del patrimonio pubblico – cioè, dei riminesi – custodito nei Musei. Almeno, lo tuteliamo noi.

“Autore di un’opera di infinita ricchezza”
La morte di Laura Biagiotti ha riportato sulla scena della moda René Gruau. L’amicizia con il geniale illustratore riminese, infatti, conosciuto nei primi anni Settanta, le ha dato lo start per diventare uno dei grandi stilisti italiani nel mondo. Una fotografia tratta dagli archivi dell’Accademia di costume e di moda di Roma ritrae la stilista nel 1980, sorridente di fianco a Gruau, settantenne e ricco di gloria, elegantissimo, il suo guru. L’affetto sarà ricambiato quando nel 2009, per i 100 anni dalla nascita del bel René, Biagiotti gli dedicherà una borsa, di effervescente bellezza. In verità, l’interesse intorno a Gruau, nato Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate a Rimini nel 1909, nipote di Fustina Zavagli, la fondatrice delle “Suore di S. Onofrio”, onorata come Serva di Dio dalla Chiesa, non s’è mai spento. Lo scorso anno la stessa Accademia di costume e di moda ha bandito una borsa di studio per “una ricerca sul lavoro di René Gruau”; la Galerie Alexis Pentcheff di Marsiglia ha organizzato di recente una ricca esposizione – con catalogo – di oltre 150 ‘pezzi’ di Gruau, “autore di un’opera di infinita ricchezza, testimone del suo tempo, ha segnato la moda di diverse generazioni grazie al suo lavoro, senza tempo”. D’altronde, alla scorsa Paris Art Fair 2017, c’era una degna rappresentanza di opere di Gruau. Segno di un genio immortale. In questi giorni però, cade un sinistro anniversario legato a Gruau. Il 7 luglio del 2014, infatti, il dirigente Fabio Mazzotti consegnava “al Signor Sindaco” l’esito delle indagini sulle misteriose sparizioni di opere, oggetti, manifesti dal Fondo Gruau detenuto dal Museo della Città del Comune di Rimini.

La stampa s’indigna e il Comune corre ai ripari
L’indagine viene ‘commissionata’ al dirigente dai vertici del Comune nel maggio del 2014, dopo una massiccia campagna stampa cominciata dal gennaio dello stesso anno e una congiunta azione consiliare del Movimento 5 Stelle, quando ancora esisteva a Rimini. La ricorrenza – i 10 anni dalla morte di Gruau – imponeva, giornalisticamente, una analisi del Fondo detenuto dalla comunità riminese presso il Museo civico, in stato d’incuria. Soprattutto, si ricalcarono le ricorrenti voci di diverse ‘sparizioni’ dal Fondo medesimo. Il Comune corse ai ripari e il dirigente Mazzotti, dopo due mesi di indagini, scoprì quanto segue:
a) che il Fondo Gruau si era costituito un po’ a casaccio. Al di là della donazione censita con atto formale del Comune di Rimini nel 2002 – “costituita da 228 pezzi” – il resto del materiale – frutto di donazioni varie – non è riferito da alcun documento istituzionale;
b) che il Fondo Gruau di proprietà pubblica – perciò, dei riminesi tutti – è costituito da 463 ‘pezzi’;
c) che dal Fondo Gruau sono spariti 35 ‘pezzi’, dal valore complessivo – al ribasso – tra i 20mila e i 23mila euro;
d) che le sparizioni precedono l’aprile del 2009.
Un mese dopo l’indagine del dirigente Mazzotti, nell’agosto del 2014, con un gesto dichiarato alla stampa riminese tutta, il Sindaco Andrea Gnassi segnala la misteriosa sparizione delle opere di Gruau alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Rimini, lavandosene le mani. Da allora sono passati tre anni, nel 2019 ci attendiamo una grande mostra per i 110 dalla nascita di Gruau, e dei pezzi perduti non c’è ancora traccia. Pare un ‘caso’ degno di Sherlock Holmes.

Cosa manca? I manifesti di Fellini, alcuni pezzi unici e… camice e accappatoi
Che cosa manca all’appello? Non proprio ca***te. Nel senso che di 35 ‘pezzi’ smarriti soltanto “di sette (…) si dispone dell’esemplare equivalente”. Gli altri ‘pezzi’ sono copie uniche. Tra i ‘pezzi’ perduti segnaliamo il “manifesto gigante” de E la nave va disegnato per Fellini – in unica copia – e il manifesto de La dolce vita; la litografia Donna castana con abito fucsia con fiocco nero del 1982, per Rouge Baiser e il disegno degli anni Cinquanta Volto di donna parzialmente nascosto da ventaglio. Soprattutto, segnala Mazzotti, “mancano purtroppo tutti i manifesti del ‘gruppo Moulin Rouge’ (10 manifesti di cui 2 formati da sei fogli cadauno) che erano detenuti in una sola copia”. Soltanto questi cimeli si stimano “con larga approssimazione tra euro 6.000 ed euro 10.000”. Sconcerta leggere che mancano all’appello anche una “camicia femminile in tessuto nero e righe rosso e nero”, una “camicia maschile in tessuto rosso con G e stella” e un “accappatoio tessuto nido d’ape rosso bordato di nero”, complimenti agli arraffoni.

Prima di pagare Fabri Fibra, caro Sindaco stipendiato dai cittadini, occupati dei servizi pubblici
Ma la vera ‘mancanza’ registrata dall’indagine del dirigente è un’altra, perfino più grave delle indegne ‘sparizioni’. In più occasioni Mazzotti registra l’incuria con cui vengono catalogate e conservate le opere nel Museo civico. “Non sono state adottate quelle misure tecniche che avrebbero dovuto essere applicate (…) alle opere accedenti ad un fondo museale”, scrive, riguardo ai processi di inventariazione. Denuncia, poi, che le opere di Gruau entravano e uscivano dal Museo senza essere registrate, con una nonchalance a dir poco vergognosa – “la movimentazione delle opere avveniva senza l’impiego di registrazioni integrate con la gestione inventariale” – e che “non esisteva alcun registro dei visitatori” dell’archivio Gruau. In sintesi: “non sono state adottate le misure di conservazione di base e non sono state attuate le operazioni inventariali secondo quella corretta logica di trattamento che indispensabilmente deve essere applicata ad una collezione museale”. Questo è il modo in cui il Comune di Rimini ha omaggiato il suo più noto concittadino, insieme a Federico Fellini. E il resto delle opere custodite al Museo della Città? Sono tutelate con la stessa imbarazzante incuria? Senza offendere nessuno, a suo tempo ho chiesto che sia reso visibile, on line, almeno l’inventario delle opere custodite dal Museo civico, di proprietà del Comune, perciò dei riminesi. Così, se il Comune non è in grado di vigilare sui beni pubblici, almeno ci pensa il pubblico dei cittadini. Ovviamente, trattato come sempre come un rompipalle, non ho avuto risposta. Detto tra di noi: prima di finanziare il circo enogastronomico, la Notte Rosa e Fabri Fibra che fa il figo alla Molo, è bene sistemare i servizi civici, i Musei, la biblioteca, le cose per cui i riminesi pagano le tasse. Andrea II Gnassi non è pagato per fare l’anchorman o il direttore artistico, un po’ di rispetto per chi gli allunga lo stipendio.