Grandi manovre sul nuovo avamporto di Rimini

Grandi manovre sul nuovo avamporto di Rimini

Improvvisamente si scopre che il progetto già condiviso e redatto dal prof. Mancinelli, che si riteneva definitivo, viene messo in discussione. E' stato incaricato anche un nuovo studio di progettazione. Ecco cosa sta succedendo in un ambito nel quale balla un investimento di 20 milioni di euro.

Del futuro assetto del porto di Rimini si discute da parecchi anni. Il progetto è di quelli importanti, oltreché costosi, e a grandi linee già delineato da tempo. Prevede, come recita l’accordo sottoscritto fra Comune e Provincia, approvato nel consiglio comunale del 25 novembre scorso, la realizzazione del famoso avamporto attraverso il prolungamento dei bracci di scogliera esistenti, andando a ricavare un “bacino di calma” all’ingresso del porto. Ma la cosa strana, che introduciamo subito prima di vedere nel dettaglio le opere che dovrebbero essere realizzate, è che il progetto di avamporto era già stato definito (a cura del prof. Mancinelli, un’autorità indiscussa in materia), analizzato anche in un confronto con i portatori di interesse del porto, e licenziato, e si attendevano solo i finanziamenti pubblici, cospicui, per procedere. La diga foranea di levante era infatti stata costruita solo per una lunghezza di 150 metri e ancora di meno quella di ponente, perché i finanziamenti furono limitati e il budget non sufficiente nemmeno a raggiungere i 150 metri con la scogliera di ponente. Però la strada era tracciata e andava solo completata. Ora invece si stanno rimescolando le carte. Perché? In una recente riunione che si è svolta in Comune con gli amministratori comunali, la Capitaneria di porto, i progettisti e i referenti delle attività portuali, è stata infatti presentata una nuova ipotesi di avamporto, abbastanza diversa da quella fin qui nota e che comunque ha anche dei costi perché è stata incaricata una nuova società di progettazione. E per diversi dei presenti si è trattato di una sorpresa.

Il progetto di avamporto (in una nostra ricostruzione) secondo l’ipotesi che sembrava definitiva e, sotto, con le modifiche presentate recentemente in Comune.

Una certa idea di avamporto è un obiettivo condiviso da tutti gli “attori” che svolgono le loro attività sul portocanale, ed è quella di aumentare la sicurezza e l’accessibilità dei natanti. E anche di creare punti di ormeggio più favorevoli e idonei per i mezzi della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, di conseguenza liberando spazi all’interno del portocanale in favore della flotta di pescherecci.
Dove cominciano i distinguo è invece sulla prospettiva, fortemente caldeggiata da qualcuno (Gianfranco Santolini, presidente del Club Nautico e della Consulta del porto) e invece guardata con diffidenza, se non con scetticismo, da altri, che punta ad accogliere nell’avamporto navi di grandi dimensioni “per incrementare gli scambi commerciali e turistici”, come si legge nell’accordo siglato fra Comune e Provincia, con “traghetti e aliscafi per collegamenti veloci con i porti della costa dalmata e dell’alto Adriatico”, ma anche per la “crocieristica“. E’ un sogno di grandezza che ad oggi non è stato supportato da studi specifici in grado di dimostrarne la fattibilità, né dal punto di vista della praticabilità (date le condizioni del porto), della domanda effettiva e né da quello degli impatti che una simile attività potrebbe avere sul porto e sulla città di Rimini.
Quali navi, poi? Le navi da crociera, di grandi dimensioni e capaci di trasportare molti passeggeri, sarebbero escluse in partenza perchè necessitano di un “pescaggio” di dieci metri mentre il porto di Rimini arriva sì e no a cinque. Resterebbero quindi imbarcazione di cabotaggio medio, sul modello della “Tintoretto” degli anni andati. Ma quante sono quelle in attività? Poche. Avrebbero interesse a collegare il porto di Rimini con la costa dalmata e l’alto Adriatico? Tutto da capire. Eppure, senza studi seri in grado di “fondare” tale prospettiva, l’accordo di programma già votato dal consiglio comunale marcia spedito in questa direzione. E’ un po’ il solito metodo che si è visto in azione anche in altre importanti e costose opere pubbliche a Rimini, dal parco del mare al museo Fellini, solo per citare quelle più “fresche”.

Completare l’avamporto è una necessità. Non solo per le ragioni già dette che hanno a che fare con la sicurezza, ma anche per fermare l’insabbiamento. I sedimenti che provengono dalla foce del deviatore Marecchia attualmente trovano un’autostrada per andarsi ad infilare all’imboccatura del portocanale, cosa che non accadrebbe (se non in misura assai ridotta) prolungando la scogliera di ponente. Ma se questa è la soluzione, perché metterla nuovamente in discussione?
L’alternativa progettuale alla impostazione fin qui nota e che quasi tutti davano anche per definitiva, che è stata mostrata nella riunione in via Rosaspina, vede un notevole prolungamento della scogliera di levante, che arriverebbe fino alla testata della scogliera di ponente. L’apertura alla imboccatura verrebbe anche ampliata (nel progetto originario era di poco meno di 100 metri).
I convenuti al tavolo promosso dal Comune di Rimini (rappresentato dall’assessore Montini oltre che dai tecnici del settore infrastrutture) e in particolare i rappresentanti delle attività che insistono sul porto, hanno però detto con chiarezza che il progetto a cura del prof. Mancinelli non va modificato e occorre solo metterlo in pratica. Non è dato sapere cosa abbia spinto il Comune ad attivare il nuovo incarico e il nuovo progetto. Ora spetterà comunque all’amministrazione comunale, che ha toccato con mano la contrarietà dei portatori di interesse del porto rispetto alla nuova prospettata struttura dell’avamporto, decidere su come proseguire. Senza perdere tempo. Una forte voce in capitolo ce l’avranno naturalmente la Capitaneria di porto e la Guardia di finanza, considerato che i loro mezzi devono essere posti nelle condizioni di uscire dal porto con qualunque condizione di mare.
Dall’avviso pubblico, predisposto dal Comune di Rimini, finalizzato all’affidamento dell’incarico della progettazione di fattibilità dell’avamporto, si legge che l’opera viene stimata in 7 milioni di euro. Ma per l’intera riqualificazione del porto (che comprende anche la nuova sede del mercato ittico, promesso dal 2014, un sito per la cantieristica, la sistemazione delle banchine, l’innalzamento del ponte della Resistenza ed altro) si parla di una spesa di 20 milioni di euro. Meglio decidere bene come investirli. Il completamento dell’avamporto non sarà una passeggiata. Si pensi solo ai possibile effetti che potrà avere sull’erosione e dunque sulla linea di costa, ma qui si apre tutto un altro capitolo.

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