Il saluto di fine anno che il sindaco Gnassi non ha pronunciato

Il saluto di fine anno che il sindaco Gnassi non ha pronunciato

Sull'esempio del controdiscorso che Silvano Cardellini ha messo in bocca a diversi sindaci della città di Rimini, abbiamo immaginato cosa avrebbe potuto dire l'attuale primo cittadino una volta accantonata l'ufficialità e preso il coraggio a due mani. Care autorità, cari cittadini...

Per molti anni Silvano Cardellini ha firmato sulle pagine locali del Resto del Carlino una sorta di controdiscorso dei sindaci di Rimini al saluto di fine anno. Memorabili quelli che ha scritto immaginando cosa avrebbero voluto o potuto dire Nicki Pagliarani, Zeno Zaffagnini, Massimo Conti, davanti alle impettite autorità cittadine. “Lo direi… se potessi”, titolò il “discorso immaginario” di Conti nell’84. “Il messaggio che Zaf oggi non leggerà”, invece, il 29 dicembre 1979. Con questo cappello: “Terminato di scrivere il discorso che oggi pronuncerà al consueto ricevimento di fine anno, il sindaco Zeno Zaffagnini, come per distendersi, deve avere buttato giù uno sfogo personale. Un recupero di intimità dopo le frasi formali, le promesse scontate, i bilanci tradizionali inseriti nel messaggio di fine anno. Ma subito dopo ha strappato il foglio dello sfogo. Ci siamo provati ad immaginarlo”. Abbiamo cercato di fare qualcosa di analogo col saluto di Andrea Gnassi, che ha coinciso con la consegna del Sigismondo d’Oro a Marco Missiroli e Paolo Fabbri.

Silvano Cardellini, foto Minghini, Archivio fotografico Biblioteca Gambalunga

“Non ditemi che le parole non contano”. L’incipit non è mio ma di Barack Obama, che sarebbe orgoglioso di essere qui oggi insieme a noi nella capitale degli United States of Emilia Romagna che è Rimining. Io sono la prova vivente che le parole contano. Che sulle parole puoi costruire un mandato amministrativo. Sentite qua: “mettere una storia millenaria nei ritmi delle musiche del mondo”. E’ mia. Non significa niente ma dirlo così il capodanno più lungo del mondo sembra di spendere meglio i soldi che buttiamo in certi eventi.

Quando poco lontano da questo Teatro c’era al lavoro la redazione del Resto del Carlino che è passata alla storia, Silvano Cardellini o Andrea Basagni scrissero delle “capacità funamboliche di Ceccaroni con le parole”. Ceccaroni sta a me come il gorilla all’homo sapiens. Oggi Rimini ha la fortuna di essere governata dal Guy Laliberté della parola acrobatica, dal Cirque du Soleil della supercazzola che vi porgo quasi ogni giorno con l’aiuto della libera stampa.

Sono venuto qui col Metromare per non dover trovare il parcheggio, che tanto non avrei trovato. Sono salito alla fermata di piazzale Kennedy, dove passo ogni giorno per meditare sul nostro water d’oro, che non è quello di Cattelan rubato in Gran Bretagna ma il Psbo che i cittadini pagano ad Hera e speriamo, visto quel che costa, che tirando lo sciacquone tutto non finisca dove finiva prima. Se fosse un film di Fellini sarebbe Amarcord.

I parcheggi rubano spazio ai sogni. Viaggiate in bicicletta o in monopattino. Siate felliniani secondo la definizione che dell’aggettivo felliniano ha dato il Maestro: “stravagante, onirico, bizzarro, nevrotico, fregnacciaro. Ecco, fregnacciaro è il termine giusto”. Io mi sento soprattutto fregnacciaro e mi preparo a vivere il 2020, l’anno felliniano, come l’ultimo da mayor.

Tiro il carretto dal 2011 e a volte mi chiedo chi me l’abbia fatto fare. E’ dura lavorare e io ci ho messo parecchi anni prima di sperimentarlo.
Non passa giorno in cui non mi s’ingrossi la vena ma vorrei vedere voi alle prese coi dipendenti comunali, gli assessori (vi raccomando quello di Viserba che si crede il Giovanni Gentile della pubblica istruzione), Sergio Funelli, Patrizia Rinaldis, Maurizio Ermeti (Rimini (ad)venture) e tanti altri. Vorrei vedere voi alle prese col Comune che ho trovato dopo la stagione di Alberto & Maurizio. Nel 2021 me ne andrò. Non farò la fine di Pizzolante che ormai gioca alla bocciofila e si eccita nel cambiare nome alla civica che conta come il due di coppe quando comanda denari. Star qui ad ascoltare le lezioncine che Croatti pensa di dare a me? Ne deve ancora mangiare di pagnotte il senatore di Rimini nord.
Andrò a Roma. Destinazione turistica parlamento. Se il ferrarese è andato al ministero della cultura e del turismo posso andarci anche io. Qui se la vedano Melucci, Petitti, Arlotti e Jamil per il prossimo turno elettorale. Se fosse un film di Fellini sarebbe I clowns. Voglio ridere. Se poi perdiamo la Regione e in via Aldo Moro a Bologna arriva Santa Lucia Borgonzoni in Salvini, beh, vorrà dire che Bonaccini (ho visto i quattro gatti che lo attorniavano a Riccione … tre tolta Sabrina Vescovi) ha fatto bene a portarsi avanti coi lavori scegliendo la tinta verde Lega per la campagna elettorale.

La vecchia guardia mi odia, la nuova non esiste. Volo alto sopra i nani. Negli effetti speciali sono il Silvan dell’Anci. Ti pedonalizzo il ponte di Tiberio per due settimane nel periodo più “ingolfato” dell’anno e passo per uno che ha fatto una cosa seria e sensata. Faccio piste ciclabili segando alberi e cancellando stalli e passo per visionario. Annuncio il parco del mare e vi rifilo l’arredo urbano col lungomare pedonalizzato e senza parcheggi, e mi scambiano per l’urbanista del secolo. Se fosse un film di Fellini sarebbe Il bidone.
Ma sono nato fortunato. Se avessi fatto tutto questo ai tempi del Resto del Carlino di Cardellini e Basagni avrei avuto una civetta di traverso al giorno. Invece la stampa mi adora e mi va tutto liscio, anche col “faccendiere” introdotto in Comune dalla porta del gabinetto. Il “faccendiere” che viene da Modena, però, è la colonizzazione perfetta. Se fosse un film di Fellini sarebbe Tre passi nel delirio.

Vi ho riaperto il Galli, ho riconciliato Rimini con Fellini, ho costruito nuove scuole, ho tolto i mercanti da piazza Malatesta, ho aperto una piazza sull’acqua che a seconda delle stagioni diventa anche sott’acqua. Se fosse un film di Fellini sarebbe E la nave va? Non lo so. A volte mi assale lo sconforto. Siamo forti come meta desiderata e cliccata ma le presenze viaggiano col freno tirato, la disoccupazione giovanile è alta, la sicurezza non migliora, il commercio al dettaglio si impoverisce sempre di più e il centro storico somiglia ad una bomboniera inarrivabile. Continuiamo a permettere che un asilo privato occupi un’area archeologica, sulle colonie regna il solito buio, non siamo ancora riusciti a muovere le leve giuste per riqualificare la città turistica (e chissà se ci riusciremo visto il braccino corto di certe categorie), la nuova questura resta meta da Gabibbo.
Non è facile governare un grande e complicato comune qual è Rimini, ma nel 2020 mi impegno a sanare almeno qualcuna di queste piaghe.

Grazie e buone feste.

Il vero saluto di fine anno del sindaco Gnassi.