Immuni

Immuni

Ci stanno prendendo in giro...

Mi sono rotto anch’io nel mare del conformismo dilagante, nel vociare costante di un silenzio che poco ha a della innocenza perduta.
Adesso tutti hanno letto Sepúlveda, in un Paese dove la media è di un libro all’anno. Lo confondono con Márquez e non sanno se è cileno, portoghese o spagnolo. A me basta la Commedia nel racconto di Sermonti.
Nell’estate del 1940, un ragazzo di 11 anni ascoltò il Padre che leggeva e spiegava ai fratelli più grandi l’Inferno. “Le cicale concertavano nel fico, il fumo della Macedonia di mio padre sbandava rampicando per l’aria, le nostre motosiluranti solcavano invitte il golfo della Sirte, e io, praticamente, non capivo nulla.”
Mi ritorna Don Michele che nello studio fumava le Giubek e mi spiegava avvolto nel tabacco la bellezza del latino. Se non hai avuto un prete nella tua vita, rimani solo un povero sfigato.
Poi Panatta, il mio idolo di un tennis che noi a Coriano non potevamo giocare perché non c’era il campo, e andai con gli Arangio brothers a Riccione dal Maestro Serafini. Anche sulla terra rossa, se non hai il Maestro che ti imposta, rimani solo un palettaro con il braccino corto. Cosa c’entra Panatta lo sanno in pochi, ma sono quelli buoni che mi interessano, e non il consenso generale. Quello lo ha avuto anche Stalin, Hitler e Mussolini a dimostrazione che il popolo bue non può migliorare. Così dice Guccini, ed io ci credo da sempre anche quando, in illo tempore, i miei amici fighetti mi prendevano per i fondelli.
Ci stanno prendendo in giro, non ci capiscono una mazza, fanno i froci con il culo degli altri, mandando allo sbaraglio i soldati migliori, ci metteranno un’app che si chiamerà: Immuni.
Immuni ed imperterriti sono loro, i coglioni, purtroppo siamo noi.
Rurali sempre.