La memoria corta della politica e l’idea che ogni progetto dell’amministrazione non abbia mai alternative migliori: lo scontro Frisoni-Petrucci racconta tutto questo alla perfezione

La memoria corta della politica e l’idea che ogni progetto dell’amministrazione non abbia mai alternative migliori: lo scontro Frisoni-Petrucci racconta tutto questo alla perfezione

Fu in quel periodo che avvenne lo scempio della rovina delle mura settecentesche dell’intorno del Ponte di Augusto e Tiberio, con la banale passerella appesa, con quella galleggiante, e della cementificazione della Piazza Malatesta che cancellò la sottostante millenaria storia di Rimini

È di recente andato in scena uno scambio di opinioni tra due politici locali, protagonisti Davide Frisoni e Matteo Petrucci, su tema della “riqualificazione” – sic – (chiamiamola così con molta fantasia) di Piazza Malatesta. Non è nostra intenzione entrare in quella situazione e neppure in polemica, ma solo ricordare i meri fatti che portarono a quella discutibile stagione politica che tanti danni apportò al nostro patrimonio culturale locale. Per buona memoria ed in modo asettico, dato che ormai la tendenza a dimenticare il passato è divenuto un esercizio cittadino corrente e molto facile.
Tutto iniziò nel 2016 quando grazie anche al Patto Civico Andrea Gnassi fu rieletto Sindaco di Rimini. Costoro pensavano di avere meritato una certa considerazione per il servigio reso, ma invece così non fu; in buona sostanza si trattò di un soggetto politico “usa e getta” (qui). Tuttavia fu in quel periodo che avvenne lo scempio della rovina delle mura settecentesche dell’intorno del Ponte di Augusto e Tiberio, con la banale passerella appesa, con quella galleggiante, e della cementificazione della Piazza Malatesta che cancellò la sottostante millenaria storia di Rimini. Il tutto avvenne nell’assoluto silenzio e approvazione dei sodali di quella compagine amministrativa, nessuno escluso, in spregio delle molte autorevoli voci che ne chiedevano altre fattibili soluzioni. Questo è il fatto. Terminata quella legislatura il Patto Civico scomparve – forse – a causa di una non proprio coerenza comportamentale, che penalizzò i suoi componenti alle elezioni successive.
Oggi Davide Frisoni, allora componente di quel soggetto politico, sulle pagine dei quotidiani riminesi torna sull’argomento di Piazza Malatesta con un giudizio critico su ciò che è stato fatto, dimentico, forse, di avere comunque anch’egli fatto parte in qualche modo di quella realizzazione. A ricordarglielo è però Matteo Petrucci, con il solito ossessivo “mantra” inventato da coloro che hanno ideato e realizzato il progetto tanto per giustificarlo. È il tipico modo di chi governa in modo assolutistico e ostile a qualsivoglia dialogo.
Il teorema e semplice, banale direi; fin da subito chi non approvava quanto si stava eseguendo, era tacciato di avere preferito la situazione preesistente della piazza. E ancora oggi nella replica di Petrucci si legge di un “oggetto dadaista ben incastrato tra teatro e rocca, un parcheggio abbastanza degradato tra gas di scarico, lamiere, ogni tanto qualche incidente, parcheggiatori abusivi, a volte un orinatoio o peggio. Di alberi c’era poca traccia …”. Quindi tra il precedente e l’attualità fatta dallo scempio di un banale allestimento costituito da panchettine di marmino rosa, un’ampia pozzanghera, un inquietante giardinetto con dei simil vasi sanitari e tanto – tanto – cemento, non vi erano altre soluzioni. Quanto poi all’assunto “Di alberi c’era poca traccia”, non è proprio così; c’erano, furono eliminati nonostante le tante proteste e inoltre mai più incentivati numericamente nel nuovo progetto (qui).
Si sarebbe potuto realizzare tanto in quel sito; come la riscoperta del fossato del Castello (peraltro nel programma elettorale di quei tempi), la creazione di una sorta di parco archeologico in cui mostrare le diverse stratificazioni storiche e urbanistiche della città, fino alla piantumazione di nuovi alberi e siepi per rendere il luogo fruibile, attrattivo e vivibile. Oggi invece quella piazza è una landa anonima e deserta, assolata e triste di giorno, priva di un’anima o “genius loci” che sia, oltretutto buia e inquietante la notte (qui), con la sola differenza che non ci parcheggiano più le automobili; ma questo non è sicuramente un elemento bastevole per cui vantarsi.
La politica cittadina ha la memoria corta, agisce a seconda della circostanza piuttosto che dalla logica. L’esempio più eclatante, tra i molti, è il mancato tunnel adiacente il Ponte di Augusto e Tiberio dopo la sua – giusta – chiusura al traffico. Il progetto promosso e tanto enfatizzato durante la Giunta Ravaioli, non fu poi più attuato; e la caotica pericolosissima commistione fatta di intrecci di auto, pedoni e cicli che oggi quotidianamente va in scena nel suo intorno, non sembra sortire sdegno in chi occupa, come allora, ruoli istituzionali all’interno della Giunta. Ma l’apice di questa assurda incomprensibile situazione, risiede nella beffa riservata ai residenti di Via Ducale e del circostante rione divenuto di fatto una circonvallazione posticcia, idea che non verrebbe neppure ad uno studente di prima superiore che frequenta una scuola ad indirizzo tecnico.
In sintesi anche la politica a Rimini ha la memoria corta, sia per i protagonisti usciti di scena che per coloro che hanno continuato ad esercitarla. Sarebbe però quanto mai opportuno, che questi episodi fossero risparmiati ai cittadini, specie a coloro che dissentirono da quegli eventi narrati.
Salvatore de Vita

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