La responsabilità delle banche nella crisi dell’economia riminese

La responsabilità delle banche nella crisi dell’economia riminese

Disoccupazione e povertà crescenti, calo di presenze turistiche che confermano un declino in atto da oltre un decennio. Ma i depositi nelle banche riminesi sono aumentati anche nell’ultimo anno, mentre i prestiti erogati sono più bassi rispetto alle banche ravennati e della provincia di Forlì-Cesena, che pure beneficiano di una raccolta inferiore. La filosofia bancaria introdotta dai commissari, secondo la quale per ridurre i rischi occorre razionare il credito alle aziende turistiche, è un veleno per le aziende bancarie riminesi. E la nuova presidenza della Fondazione Carim farà bene ad affrontare le prossime decisioni in modo trasparente. La parola al prof. Attilio Gardini.

L’economia riminese è complessa e peculiare: il 72% della forza lavora è occupata nel settore turistico, la disoccupazione è molto elevata (16%) e penalizza giovani, donne e personale qualificato: la domanda di laureati nell’area riminese è appena il 4% contro l’11% nel resto della Regione. La ripresa turistica, che nel 2015 ha consentito a molte destinazioni di aumentare significativamente le presenze, non è stata colta dalla Riviera e soprattutto dalla sua capitale: il Comune di Rimini, ha registrato nel 2015 un ulteriore calo delle presenze (-1,6%) confermando il declino in atto da oltre un decennio. La domanda turistica è cresciuta soprattutto nella componente estera, favorita dalla crisi terroristica, ma anche nella componente nazionale sospinta dall’aumento dell’occupazione, ma le imprese riminesi non hanno potuto valorizzarla poiché il mancato rinnovamento alberghiero ha ridotto la competitività, compresso margini, fatturato e livello di attività.
La campagna elettorale ha messo in evidenza un ampio consenso sull’azione del Sindaco di Rimini proprio in campo turistico che è verosimilmente fondata. Quindi ci si chiede: perché la competitività dell’offerta turistica non migliora? La risposta è probabilmente nella mancanza di coordinamento fra investimenti pubblici e privati. I segnali dell’ultimo anno sono infatti contraddittori: la manifattura riminese ha dato segnali di ripresa ed ha aumentato l’occupazione (+9%), mentre il turismo ha perso ancora posti di lavoro (-5,5%) e la povertà ha registrato nuovi picchi.
Per comprendere alcune contraddizioni della società riminese è utile notare che i dati negativi riguardanti il calo di presenze e di fatturato, la disoccupazione e la povertà crescente (dati di flusso) contrastano con il dato riguardante lo stock di ricchezza accumulata che rimane molto elevato sia nella componente immobiliare sia in quella finanziaria: i depositi nelle banche riminesi sono aumentati anche nell’ultimo anno e a marzo 2016 ammontano a circa 8 miliardi. A fronte di tale raccolta, lo stock di prestiti erogati dalle banche riminesi è pari a 10,8 miliardi, un rapporto impieghi-depositi anomalo che traduce carenze manageriali e che si ripercuote sulla redditività bancaria (impieghi = ricavi bancari). Le banche della provincia di Ravenna a fronte di una raccolta inferiore (7,8 miliardi) hanno erogato 13,7 miliardi di finanziamenti (2,9 miliardi in più) e rapporti analoghi caratterizzano le banche di Forlì-Cesena. Inoltre, negli ultimi 12 mesi i finanziamenti alle imprese erogati dalle banche riminesi sono diminuiti (-3,3%), mentre nel resto d’Italia e nelle altre province romagnole sono aumentati.
La filosofia bancaria introdotta dai commissari, secondo la quale per ridurre i rischi occorre razionare il credito alle aziende turistiche, è un veleno per le aziende bancarie riminesi; tale asserzione, oltre ad essere errata sul piano teorico (perché fondata su un’errata applicazione del teorema sulla diversificazione di Markovitz) è risultata a posteriori chiaramente infondata: le restrizioni creditizie alle aziende turistiche hanno generato crisi e fallimenti che hanno alimentato le sofferenze bancarie, falcidiato i valori immobiliari e causato perdite alle banche e alle altre aziende, poiché ostacolando il rinnovamento alberghiero hanno pregiudicato la possibilità di valorizzare l’aumento della domanda turistica che nell’ultimo anno è cresciuta sia nella componente estera, favorita dalla crisi terroristica, sia nella componente nazionale sospinta dall’aumento dell’occupazione, ma ha lasciato a bocca asciutta le aziende alberghiere riminesi.
Come interrompere il declino? Per invertire il processo involutivo occorre eliminare le penalizzazioni incrociate fra economia reale e finanziaria in atto nella società riminese; l’obiettivo richiede nuove strategie sia dal lato della proprietà, sia dal lato del management. Nel sistema bancario, la proprietà non ha saputo delineare indirizzi strategici e il management è rimasto prigioniero delle sofferenze.
La Fondazione Carim, per citare l’azienda leader nel sistema bancario locale, ha investito tutto nella ricapitalizzazione della Banca, acquisendo azioni Carim anche a leva, ma in tal modo ha peggiorato la composizione del proprio portafoglio proprio mentre l’attività bancaria incontrava crescenti difficoltà e i bilanci registravano crescenti perdite che si ripercuotevano sull’operatività sociale della Fondazione. Esistevano alternative? Certo e non poche. Una diversa strategia, ad esempio, poteva essere attuata investendo la liquidità della Fondazione nell’acquisizione dei crediti deteriorati e dei relativi immobili dati in garanzia, con due effetti significativi: diversificazione del patrimonio della Fondazione e rilancio dell’attività bancaria. Tale intervento avrebbe infatti temperato la spirale della svalutazione immobiliare generata dalle vendite giudiziarie e consentito alla banca di generare utili attraverso la propria gestione caratteristica, cioè erogando credito, favorendo la ripresa economica e riducendo i rischi di controparte.
Nella fase attuale esiste ancora un’analoga interdipendenza fra le decisioni della proprietà e del management; se la nuova presidenza della Fondazione affronterà le prossime decisioni in modo trasparente, anche in accordo esplicito con le istituzioni politiche, potrà evitare il perdurare del circuito perverso e interrompere il declino.

Attilio Gardini

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